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Confcommercio: il Covid ha bruciato un milione e mezzo di posti di lavoro

© Fotolia / RidoUn cameriere e una cliente
Un cameriere e una cliente - Sputnik Italia, 1920, 03.05.2021
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Per la prima volta in 25 anni a causa del Covid si è fermato il settore terziario, che ha visto ridursi la quota di valore aggiunto di quasi il 10% nel 2020.
Secondo il rapporto dell'Ufficio studi Confcommercio "La prima grande crisi del terziario di mercato", per la prima volta negli ultimi 25 anni il terziario di mercato ha smesso di spingere Pil e occupazione.
Il terziario ha ridotto la sua quota di valore aggiunto di quasi il 10% nel 2020 (-9,6% rispetto al 2019), ma nei settori del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti arrivano a perdere complessivamente il 13,2%.
"Per la prima volta nella storia economica del Paese il terziario di mercato subisce una flessione drammaticamente pesante. Occorre quindi che il Piano Nazionale di ripresa e resilienza dedichi maggiori attenzione e risorse al terziario perché senza queste imprese non c'è ricostruzione né rilancio" ha commentato il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli.
​Gli effetti della pandemia hanno infatti causato la perdita di quasi 1,5 milioni di posti di lavoro e quasi 130 miliardi di consumi persi. Di questi l’83%, pari a circa 107 miliardi di euro, in soli quattro macro-settori: abbigliamento e calzature, trasporti, ricreazione, spettacoli e cultura e alberghi e pubblici esercizi.

Necessario un sostegno alle imprese nell'attesa della ripresa

Sui dati emergenti dal rapporto si è espresso anche il direttore dell’Ufficio Studi, Mariano Bella, sottolineando la necessità per le imprese e per le attività di ricevere indennizzi e ristori adeguati per farsi trovare pronte nel momento in cui arriverà la tanto attesa ripartenza.
"Oggi il problema principale è mantenere vivo e vitale gran parte del tessuto produttivo dei servizi alle imprese e alle persone, in primis la convivialità e il turismo, e traghettarne le attività dalla pandemia alla ripresa. Quando i flussi turistici mondiali riprenderanno vigore, se l’offerta italiana non sarà pienamente in grado di soddisfarli, le perdite saranno permanenti" ha spiegato Bella.
Nei giorni scorsi si è espresso a favore della ristorazione e della ripresa del settore anche Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, il quale ha affermato la necessità di riaprire le attività per combattere il calo delle vendite alimentari e all'aumento della disuguaglianza fra famiglie italiane.
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