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Terapie domiciliari, avv. Erich Grimaldi: “Chiediamo il diritto a essere curati”

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Infermieri ed operatori sanitari durante Covid - Sputnik Italia, 1920, 01.05.2021
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Il Comitato cure domiciliari manifesterà il prossimo 8 maggio a piazza del Popolo a Roma per chiedere il rafforzamento della medicina territoriale e nuove linee guida che tengano conto delle esperienze sui territori. Il presidente del comitato a Sputnik Italia: “La politica non deve fermare le cure”.
L'Italia questa settimana ha superato 120.000 morti di Covid-19 in poco più di un anno ed è fra i Paesi a maggior tasso di mortalità. La risposta dello Stato ha determinato una dura crisi economica dovuta ai lockdown, senza rafforzare la medicina territoriale e le cure a domicilio.
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Il fondatore del gruppo e presidente del comitato, l'avvocato Erich Grimaldi, dall’inizio dell’emergenza sanitaria si è mobilitato per creare una rete di medici e professionisti della salute che forniscono assistenza gratuita su tutto il territorio nazionale ai malati Covid, evitando ospedalizzazioni e morti. Hanno aderito un migliaio di medici e pediatri e circa 1.500 fra infermieri, biologi nutrizionisti e perfino psicologi, tutti volontari.
© Fornita da Erich GrimaldiErich Grimaldi
Erich Grimaldi - Sputnik Italia, 1920, 18.05.2021
Erich Grimaldi
Sputnik Italia ha contattato telefonicamente il dott. Grimaldi che, all'indomani dall'approvazione delle nuove linee guida Aifa, ha convocato una manifestazione a Roma per l'8 maggio a piazza del Popolo, chiedendo la presenza dei pazienti guariti e dei sostenitori del gruppo.
“Noi protestiamo perché siamo stati esclusi dalla revisione delle linee guida e la nostra iniziativa prenderà il nome di Conferenza Nazionale per le terapie domiciliari. Noi chiediamo il diritto di essere curati con cure domiciliari precoci, chiediamo che la politica non fermi le cure e chiederemo di essere coinvolti in nuove revisioni dei protocolli”, ha dichiarato a Sputnik Italia.

Cosa non va nelle linee guida

Le nuove linee guida Aifa includono le terapie con gli anticorpi monoclonali, ma sostanzialmente confermano i precedenti protocolli.
“Noi contestiamo che l’unica cura domiciliare prevista sia costituita da paracetamolo e vigilante attesa per 72 ore o eventuali FANS. Il nostro gruppo di Facebook conta oramai 400 mila iscritti e riceviamo ogni giorno centinaia di richieste di aiuto. Questo ci permette di venire a conoscenza delle indicazioni che arrivano dei territori. Molti dei nostri pazienti lasciati alla vigilante attesa e paracetamolo hanno rischiato l’ospedalizzazione”, spiega a Sputnik Italia.
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Pollice verso per nuovi protocolli che “non soddisfano le esigenze dei territori ma anzi, escludendo l’utilizzo domiciliare di farmaci che noi riteniamo chiave, tra cui antibiotico, cortisone ed eparina per i non allettati, hanno di fatto legato le mani ai 44 mila medici di medicina generale, già condizionati di solito dalla burocrazia”, prosegue.

Il ricorso al Tar

Il Comitato cure domiciliari aveva già impugnato le linee guida incassando il disco verde del Tar del Lazio che lo scorso marzo ha riconosciuto la fondatezza della richiesta dei medici “di far valere il proprio diritto/dovere, di prescrivere i farmaci che essi ritengono più opportuni secondo scienza e coscienza”.
Alla decisione del giudice amministrativo ha opposto ricorso il ministero della Salute ottenendo un’ordinanza di annullamento dal Consiglio di Stato il 23 aprile. Tre giorni dopo sono state approvate le nuove linee guida Aifa.
Il commento di Grimaldi: “Siamo stati esclusi”. 

L’esclusione del Comitato dalla revisione di Aifa

Grimaldi punta il dito contro il ministro Speranza che nella revisione delle linee guida non ha tenuto in considerazione le esperienze territoriali, come invece prevede un odg approvato l’8 aprile in Senato, che impegna il Governo ad aggiornare i protocolli e le linee guida tenendo conto “di tutte le esperienze dei professionisti impegnati sul campo” tramite un tavolo di monitoraggio con “tutte le professionalità coinvolte nei percorsi di assistenza territoriale”.
“Abbiamo dialogato per due mesi con il sottosegretario Sileri per essere coinvolti nella revisione delle linee guida Aifa. Il 23 aprile c'è stata una prima riunione dei vertici Agenas, il dott. Bassetti con la partecipazione del dott. Remuzzi, con il professor Cavanna e il dott. Mangiagalli del nostro comitato, proprio perché Sileri si era impegnato a farci partecipare come comitato, tenendo conto di quella che era stata la decisione del Senato”, spiega a Sputnik.
Invece viene licenziata una bozza di linee guida datata il 30 marzo 2021 che “Speranza senza comunicare nulla a Sileri, fa preparare da un gruppo di lavoro del dipartimento di prevenzione di cui lui ha la delega, alla quale hanno partecipato oltre a Rezza che è responsabile, anche Galli nonché Locatelli, Scotti e quindi noi siamo stati esclusi”, prosegue Grimaldi, mettendo in evidenza una “grave mancanza di dialogo fra ministro e sottosegratario”.
Il documento viene approvato il 26 aprile dopo la decisione del Consiglio di Stato “per far venir meno quell’indicazione del Tar che aveva di fatto bocciato i protocolli di paracetamolo e vigile attesa”.

Il diritto di essere curati

Grimaldi risponde senza esitare alla domanda su un bilancio dell’attività del Comitato:
“Noi abbiamo salvato migliaia di vite, abbiamo avuto qualche ospedalizzazione perché a volte, abbandonato alla vigilante attesa, il paziente arriva in condizioni critiche, con bassa saturazione. Tutti coloro che abbiamo intercettato ai primi sintomi e senza patologie pregresse le ospedalizzazioni sono state minime”.
La conferma a queste parole arriva dalle dimensioni del gruppo, che dallo scorso settembre ha raggiunto i 400 mila iscritti. Un successo che è la misura del fallimento della medicina territoriale.
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“Il gruppo cresce alla velocità di 30-40 mila membri al mese e questa – spiega - è una risposta alle carenze dei territori. Ci stiamo sostituendo alla medicina territoriale. È impensabile che durante l’emergenza sanitaria i cittadini si debbano rivolgere ai social per potersi curare. È impensabile che dopo tutti i soldi spesi non sia stata rinforzata la medicina territoriale”.
“Dopo questa manifestazione – annuncia Grimaldi - ci dovremo per forza strutturare per tutelare la salute degli italiani. Io chiedo un confronto con Speranza perché ci deve coinvolgere nella revisione delle linee guida per la nostra attività sui territori. Quando si tratta di cure non ci possono essere colori politici, non può esserci una mancanza di dialogo che può danneggiare i cittadini in un momento di emergenza sanitaria. Partecipiamo uniti per chiedere il diritto a essere curati.  Viceversa impugneremo al TAR anche le nuove linee guida e non daremo tregua al ministero”.
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