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Vertenza Bluetec, presidio a Termini Imerese per evitare 1000 licenziamenti a giugno

© Foto fornita da Roberto Mastrosimone1 maggio protesta lavoratori Blutec di Termini Imerese
1 maggio protesta lavoratori Blutec di Termini Imerese - Sputnik Italia, 1920, 01.05.2021
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Preoccupazione per i quasi mille lavoratori di Blutec a rischio licenziamento collettivo dal 30 giugno, alla scadenza dell'amministrazione straordinaria. Nessuna soluzione per una vertenza che dura da 10 anni e rischia di desertificare un territorio industriale.
Primo maggio di lotta per i lavoratori dell'ex stabilimento Fiat che questa mattina si sono dati appuntamento per un presidio ai cancelli dell'impianto di Termini Imerese. Una vertenza lunga dieci anni che rischia di arrivare al capolinea il 30 giugno con la fine dell'amministrazione straordinaria e il licenziamento per gli oltre 630 dipendenti Blutec. Incluso l'indotto sono a in gioco circa 1000 posti di lavoro in un'area industriale a rischio desertificazione. 
"Ci sono mille lavoratori da ricollocare e per noi è indispensabile continuare la produzione nel settore industriale e manifatturiero che è l'unico a dare posti di lavoro", ha detto a Sputnik Italia il segretario della Fiom siciliana, Roberto Mastrosimone. 
Non si intravede neppure l'ombra di una soluzione concreta per il rilancio dello stabilimento di Termini Imerese, abbandonato dalla Fiat nel 2011. Da allora le linee produttive non sono mai più ripartite.

Nessuna soluzione

"Da dieci anni attendiamo una soluzione industriale e siamo sopravvissuti grazie alla cassa integrazione ma oggi c'è il rischio che se non si trova dal punto di vista tecnico una soluzione concreta purtroppo c'è la possibilità che l'amministrazione finisca con la conseguenza del licenziamento di tutti i dipendenti", ci ha spiegato il segretario Fiom.
La politica locale e nazionale non riesce a trovare delle soluzioni concrete per evitare una catastrofe occupazionale e sociale in uno dei pochi distretti industriali dell'isola.
Dall'ultimo incontro al Mise avvenuto lo scorso lunedì 26 aprile con la viceministro Alessandra Todde, le organizzazione sindacale, i commissari e Invitalia non è emersa una situazione favorevole. 
"Entro il 16 maggio - prosegue Mastrosimone - dovrà essere approvato il piano presentato ai commissari. Ma poiché nel programma non c'è una soluzione concreta di reindustrializzazione, così com'è stato presentato il piano rischia di non essere approvato".
Se il piano non verrà approvato il 30 giugno termina l'amministrazione straordinaria con il conseguente licenziamento collettivo dei lavoratori Blutec. 
Le soluzioni proposte finora come l'ipotesi di un interesse di Amazon nei confronti del sito si sono rivelate "chiacchiere", dice Mastrosimone, mentre il Progetto Sud del consorzio Smart City Group, che prevede la riconversione dell'area in un polo tecnologico per l'economia circolare, è apparso all'ultima riunione con il ministero e i commissari "debole e vago. Pertanto ad oggi non abbiamo provvedimenti concreti che possano andare nella direzione della tutela e della reindustrializzazione", osserva il segretario Fiom.
© Foto fornite da Roberto Mastrosimone1 maggio, presidio operai Blutec di Termini Imerese
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© Foto fornita da Roberto Mastrosimone1 maggio presidio dei lavoratori Blutec a Termini Imerese
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Una soluzione concreta

Fiom chiede la proroga dell'amministrazione straordinaria per confermare la cassa integrazione, tenendo conto dell'emergenza Covid-19 che rende più complessa l'ipotesi di rilancio industriale dello stabilimento. 
"Abbiamo chiesto una proroga per l'emergenza Covid in attesa di vedere se in un momento meno complicato si possono cercare delle soluzioni. Immaginiamo che da qui al 16 maggio non si possa trovare un investitore quindi l'unica cosa che possa impedire la fine di un'amministrazione straordinaria è la proroga. La soluzione più a portata di mano anche perché ci sono le ragioni per poter prorogare", ha dichiarato Mastrosimone a Sputnik Italia.
Improbabile una riconversione nel settore turistico dei dipendenti dello stabilimento dei 300 lavoratori dell'indotto. 
"Non crediamo in una riconversione turistica che può creare poche decine di posti di lavoro. E poi non ci sono le condizioni per riconvertire. La Sicilia è una grande isola con 5 milioni di abitanti e deve avere un polo industriale", sottolinea. 

La protesta a Palermo

Martedì il presidio si sposterà a Palermo sotto il palazzo della presidenza della Regione. Il governatore Nello Musumeci non ha mai incontrato i lavoratori di Termini Imerese che solo una volta hanno avuto con confronto con l'assessore Turano. 
"Non abbiamo mai avuto l'opportunità di incontrare Musumeci. Vorremmo capire il presidente perché si tiene fuori da una vertenza così delicata che riguarda il territorio e più di mille lavoratori in un'area strategica dove tra qualche mese verrà conclusa un'infrastruttura strategica come quella del porto industriale", conclude Mastrosimone.
Al presidio del primo maggio, indetto dai sindacati Fiom, Fim e Uilm era presente anche il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando.
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