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Terroristi italiani verso l’estradizione. Che cosa c’è dietro la scelta della Francia?

© AP Photo / Antonio CalanniUn manifestino di uno delle Brigate Rosse
Un manifestino di uno delle Brigate Rosse - Sputnik Italia, 1920, 30.04.2021
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In Francia i nove terroristi italiani sono stati rilasciati in libertà vigilata in attesa di una decisione sulla richiesta di estradizione. Lo ha annunciato la procura generale di Parigi. Comincerà mercoledì il processo per l’estradizione dei terroristi rossi, ma cosa c’è dietro la scelta francese?
Dopo quarant’anni si sono riaccesi i riflettori sul caso dei terroristi italiani che hanno trovato rifugio in Francia negli anni ’70. Emmanuel Macron in persona ha deciso di permettere l’estradizione dei 9 terroristi italiani. Mercoledì prenderà il via il processo sull’estradizione dei terroristi rossi condannati in Italia per omicidi e fatti di sangue risalenti agli Anni di Piombo.
Quanto durerà il processo per l’estradizione dei terroristi? Questi soggetti sconteranno le loro pene in carcere? Che cosa c’è dietro la scelta francese? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Stefano Dambruoso, magistrato, esperto di terrorismo.
— Stefano Dambruoso, secondo lei che cosa c’è dietro la decisione della Francia di arrestare i terroristi italiani dopo tutti questi anni?
— Senz’altro si tratta di una decisione che ha il segno del cambiamento politico nei rapporti giudiziari fra Italia e Francia. Molto è stato influenzato da una certa italianità del ministro Dupond-Moretti, politico con radici italiane, che già nel suo background aveva in qualche modo toccato questo tema. Il ministro francese aveva da tempo condiviso la necessità che i rapporti di cooperazione fra due Paesi così tradizionalmente amici dovessero vedere una conferma nell’estradizione di terroristi che si trovavano da oltre trent’anni in Francia.
Emmanuel Macron - Sputnik Italia, 1920, 29.04.2021
Macron e quei brigatisti a credito
Vedo un segno di riconosciuta credibilità del governo italiano da un lato, dall’altro l’essere venuto meno di un teorema che vedeva la politicizzazione di quegli atti di violenza dei terroristi. Inoltre è un segnale di rinnovata energia del costituendo spirito europeo che finora si è radicato prevalentemente sulla libertà di movimento da un Paese all’altro. Questa realtà sta crescendo gradualmente in tutti i settori, la giustizia meritava di vedere un riscontro così evidente nel riconoscimento di questa estradizione.
— Secondo lei possiamo definirlo un evento di portata storica oppure ci sono stati dei casi internazionali simili?
— Per quanto riguarda il nostro Paese è un fatto storico perché interessa un gruppo numeroso di persone per cui hanno avviato la procedura di estradizione. Si tratta di una procedura abbastanza farraginosa che si concluderà non prima di un paio di anni. È senz’altro un fatto storico per l’Italia.
— Quindi per quanto riguarda la tempistica secondo lei i processi dureranno a lungo?
— È dovuto principalmente alla procedura di estradizione, tutta francese in questo caso, che prevede il riconoscimento definitivo dei titoli restrittivi, della custodia cautelare in carcere di queste persone. Questi soggetti avranno il diritto di difendersi. È un procedimento abbastanza lungo, il che non sminuisce l’importanza della scelta politica del ministero della giustizia francese.
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— Alla fin fine questi terroristi sconteranno la propria pena in carcere? Qual è il suo sentore?
— Oggi molti di loro hanno una certa età. Quelli che arriveranno in Italia secondo me un periodo in carcere lo passeranno. Visti i loro dati anagrafici ci sarà la possibilità di recupero di una libertà modulata con permessi sempre più lunghi. Il fatto di essere ultrasettantenni pone un limite per la nostra punitività e quindi per la completa espiazione delle pene a cui sono stati condannati.
— Vorrebbe aggiungere qualcosa in chiusura?
— La risposta francese è davvero molto costruttiva in chiave di crescita dello spirito europeo che non si materializza nel giro di un breve periodo. Italia e Francia sono fondamentali sia come Paesi fondatori sia come Paesi nevralgici per una serie di tematiche fra immigrazione e terrorismo. È un momento di grande crescita di quello spirito europeo che gradualmente sta arrivando a conclusione.
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