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Terroristi italiani in Francia, i parenti delle vittime chiedono "non vendetta ma giustizia"

© AP Photo / CLI membri delle Brigate Rosse arrestati
I membri delle Brigate Rosse arrestati  - Sputnik Italia, 1920, 29.04.2021
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Sette membri delle Brigate Rosse sono stati arrestati in Francia su richiesta dell’Italia. Dei tre terroristi in fuga due si sono costituiti. Sono accusati di atti di terrorismo risalenti agli anni ’70- ’80. Dopo quaranta lunghi anni le famiglie delle vittime, ora più che mai, chiedono giustizia per l’uccisione dei propri cari.
È prevista per oggi la prima udienza per i terroristi rossi italiani fermati in Francia. Luigi Bergamin, uno dei tre terroristi in fuga si è presentato a palazzo di Giustizia di Parigi assieme al suo avvocato. Poche ore dopo si è consegnato anche un altro dei ricercati nell’operazione “Ombre rosse”, si tratta di Raffaele Ventura.
La ferita delle famiglie che hanno perso i propri cari per mano terroristi è una ferita aperta. Le notizie che arrivano dalla Francia sono solo il primo passo verso la chiusura di questo drammatico capitolo. Mentre c’è chi nel dibattito pubblico propone di voltare pagina e dimenticare tutto, i famigliari delle vittime chiedono giustizia e che i terroristi scontino la propria pena. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista i parenti dei cittadini italiani uccisi dai terroristi fermati in Francia: Adriano Sabbadin, il figlio del macellaio Lino Sabbadin, ucciso nel 1979 dai Pac e Maurizio Campagna, presidente dell’Associazione per le vittime del terrorismo, fratello di Andrea Campagna, agente ucciso nel ’79 da Cesare Battisti.
— Adriano Sabbadin, come commenterebbe l’arresto dei terroristi italiani in Francia?
— Ci è arrivata questa notizia a ciel sereno. Noi abbiamo accolto molto bene questa notizia, perché fra i terroristi c’è anche una persona che ha partecipato all’omicidio di mio padre. Può darsi che ci siano delle ideologie diverse, però queste persone hanno commesso un crimine. In tutti questi anni abbiamo sofferto moltissimo, ci è mancata la figura di nostro padre. Ho vissuto nel terrore per anni, non riesco a cancellare dalla mente il sangue di mio padre crivellato di colpi, peggio di una bestia.
Emmanuel Macron - Sputnik Italia, 1920, 29.04.2021
Macron e quei brigatisti a credito
— La ferita della sua famiglia è una ferita tuttora aperta?
— Se non c’è giustizia la ferita non si chiude.
— Che cosa vi aspettate ora?
— Non mi aspetto nulla di particolare, solo che questi terroristi, compresi quelli evasi, vengano consegnati alla giustizia e che scontino la loro pena. Io non li voglio chiamare “ex” terroristi, io li chiamo terroristi. Le nostre vittime non sono ex vittime.
La Francia è stata colpita da un forte terrorismo, mi sono sempre chiesto perché non capissero la mia storia, sebbene sia molto più piccola.
Credo che la Francia sia responsabile, perché dare rifugio a dei terroristi non si può, è come tenere un ladro in casa. Oggi è stata ridata dignità non solo a noi famigliari delle vittime, ma anche al nostro Paese e alla nostra democrazia. Ringrazio le forze dell’ordine e le autorità che hanno permesso questo blitz, altrimenti non ne saremmo mai venuti a capo.
— Maurizio Campagna, come ha reagito a questa notizia?
— La reazione è stata ottima. Dopo quarant’anni finalmente forse si riesce a chiudere un capitolo. Queste persone, che sono riuscite a scappare dalla giustizia italiana, hanno commesso omicidi. Secondo me l’omicidio non dovrebbe mai andare in prescrizione, in Italia la legge non prescrive questo tipo di crimine. All’estero magari si comportano in modo diverso. Parliamo di persone che hanno commesso crimini molto gravi.
Presidente della Lombardia Attilio Fontana - Sputnik Italia, 1920, 28.04.2021
Fontana ringrazia generale dei carabinieri Spina per arresto brigatisti
Come parente di una vittima del terrorismo, mio fratello è stato ucciso da Cesare Battisti, ritengo che queste persone debbano essere rimandate in Italia per scontare la loro pena. Noi come famigliari non vogliamo nessuna vendetta, noi cerchiamo la giustizia. Questi terroristi non hanno fatto un giorno di carcere per quello che hanno commesso.
— Oggi c’è quasi chi difende questi terroristi o comunque propone di voltare pagina. Lei che cosa si sente di rispondere a queste persone?
— Ho letto ieri il comunicato che ha fatto l’avvocato difensore di Cesare Battisti. Secondo la sua tesi dopo 40 anni bisogna voltare pagina o comunque metterci una pietra sopra. È facile parlare e dire queste cose quando una persona non ha dei parenti uccisi da questi terroristi. Loro non hanno ucciso mentre in Italia c’era una guerra, come dicono alcuni, questi soggetti hanno ucciso persone inermi. Mio fratello stava uscendo dalla casa della sua fidanzata, Cesare Battisti alle spalle gli ha scaricato 5 proiettili di una pistola magnum. Non stiamo parlando di azioni di guerra, sono attentati contro persone inermi, civili come il macellaio Sabbadin ucciso nel suo negozio.
Io ripeto che non vogliamo vendetta, però giustizia sì. Quarant’anni fa queste persone erano maggiorenni ed hanno commesso dei reati. Ora devono scontare la propria pena. È importante oggi ricordare le vittime, è importante per le giovani generazioni, i giovani devono sapere quello che è accaduto.
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