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Bonomi, nel Recovery le riforme valgono più dei fondi

Carlo Bonomi - Sputnik Italia, 1920, 27.04.2021
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Serve maggiore collaborazione tra pubblico e privato per realizzare il Recovery plan italiano e servono le riforme o resterà un bel piano sulla carta, senza creare lavoro e ammodernamento dell'Italia.
Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi ha letto la bozza del Recovery plan italiano (Pnrr) e ne trae una visione che va oltre i 200 miliardi di euro e passa messi a disposizione.
“In Italia siamo tutti molto presi a valutare le singole misure: quanti miliardi qui, quanti lì. Invece quel che mi aspetto io dal Recovery è che diventi uno strumento di riforma trasformativa del Paese. Dell’economia e dello Stato. Pochi lo guardano in questa ottica, ma nell’introduzione al documento del presidente del Consiglio una visione c’è”, dice Bonomi intervistato dal Corriere della Sera.
Per il numero uno di viale dell’Astronomia, quindi, le riforme contano più dei soldi che arriveranno in Italia. Questo perché, ricorda Bonomi, noi italiani possiamo mettere su un’opera pubblica tutti i milioni e i miliardi che vogliamo, ma se poi ci mettiamo "15,7 anni" per realizzarli.
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Infatti si domanda: “Cosa ci fa pensare che entro il 2026 realizziamo, paghiamo e rendicontiamo opere per 200 miliardi?”
Serve quindi partire dalle riforme. Bisogna partire dalla semplificazione, dalla grande riforma della Pubblica amministrazione ben delineata nel Pnrr dalle varie missioni, a partire dalla missione 1 sulla digitalizzazione della PA e dell’intero Paese.

Manca la collaborazione pubblico-privato nel Recovery

Bonomi fa poi notare che nel Recovery plan italiano, a suo giudizio, manca la collaborazione pubblico-privato.
“Credo sia nell’interesse del presidente Draghi aprire su questo un’interlocuzione con il settore privato: lo svincola da chi vuole solo lo status quo”, afferma il presidente di Confindustria.
Il privato va coinvolto, spiega Bonomi, perché la realizzazione del cloud per la Pubblica amministrazione passerà per le competenze delle società private. Lo stesso dicasi della transizione energetica, saranno le imprese private a “scaricare a terra” il Recovery plan italiano.
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“Il punto del piano è mettere risorse pubbliche, perché facciano da leva a investimenti privati. Dunque dobbiamo capire come il governo intende eseguire le riforme. Perché se poi le imprese non capiscono e non condividono, gli investimenti privati non arrivano. L’Italia non diventa attrattiva. Il Pil cresce meno, meno occupati e quindi il debito è meno sostenibile”, aggiunge nell’intervista il presidente di Confindustria.
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