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Orlando: “A Bruxelles pregiudizi sull’Italia, ma con la crisi abbiamo perso due mesi”

© AFP 2021 / John ThysAndrea Orlando, nuovo Ministro del Lavoro
Andrea Orlando, nuovo Ministro del Lavoro - Sputnik Italia, 1920, 26.04.2021
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Il ministro del Lavoro spiega il braccio di ferro con l’Ue sul Pnrr ma rassicura che se verranno rispettate le tappe i fondi del Recovery arriveranno a luglio.
Il duro faccia a faccia tra il governo Draghi e la Commissione europea, risolto dall’intervento diretto del premier con la presidente dell’esecutivo europeo Ursula von der Leyen, è frutto di un “mix” di “pregiudizi anti-italiani radicati negli anni e limiti strutturali del Paese”, ha detto al Corriere della Sera il ministro del Lavoro Andrea Orlando.
Ma sul perché si sia arrivati agli sgoccioli Orlando è chiaro: “Siamo l’unico Paese che ha dovuto affrontare un passaggio così delicato nel pieno di una crisi di governo” e “ abbiamo perso due mesi”.

Le garanzie richieste da Bruxelles

Secondo il ministro del Lavoro, l’Ue ha avuto ragione a chiedere garanzie all’Italia perché “l’Europa investe 200 miliardi di debito comune” e “non mi sembra strano che chieda garanzie sull’altissima evasione fiscale, la fortissima evasione contributiva, la piaga del lavoro nero”.
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Su questi fronti “la figura di Draghi ha aiutato a impersonificare” queste garanzie e nello stesso tempo sul lavoro nero da far emergere “abbiamo potenziato meccanismi e strutture di controllo”.

I primi fondi a luglio

Nonostante i ritardi Orlando è convinto che l’Italia possa farcela e ottenere la prima tranche di fondi del Recovery in estate.
“Se rispettiamo la tabella di marcia siamo nelle condizioni di cogliere l’obiettivo di luglio”, ha detto.

Il nodo Lega

Sul fronte della stabilità di governo, così importante per portare avanti le riforme chieste da Bruxelles, Orlando bacchetta l’atteggiamento del leader della Lega Matteo Salvini.
“L’astensione sul decreto riaperture è un campanello di allarme molto preoccupante”.
In particolare a pesare, oltre i battibecchi interni, la decisione di “raccogliere firme contro le decisioni del governo di cui fa parte” che per il ministro “è inaccettabile”.
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