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Cartabia: “Sulla riforma della giustizia serve unità, rischiamo di perdere i fondi Ue”

Marta Cartabia - Sputnik Italia, 1920, 25.04.2021
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La Guardasigilli richiama lo spirito del 25 aprile e della Costituente per trovare la convergenza nel governo.
Per la ministra della Giustizia Marta Cartabia la giustizia che è stata per anni terreno di “scontro di idee e di sensibilità tra i vari soggetti istituzionali, politici e sociali” adesso “deve diventare il terreno dove cercare una convergenza” per il bene delle “future generazioni” e anche per non perdere i fondi europei.
In un’intervista a La Stampa la Guardasigilli sottolinea che “non è retorica, è realismo: abbiamo un compito storico, un’occasione irripetibile per l’Italia. È il Recovery Plan”.
Se fallisce la riforma della giustizia “molto semplicemente, noi non avremo i fondi europei. Non avremo le risorse necessarie a rimettere in piedi il Paese dopo la pandemia. Questa è la posta in gioco”.
Cartabia, quindi, fa appello “al senso di responsabilità delle forze politiche, perché rinuncino al conflitto permanente e ammainino le ‘bandierine identitarie’”.

Lo spirito Costituente

La ministra invita a superare le “polemiche di giornata non ci devono distogliere dall’obiettivo più alto”.
“Lo spirito costituente non può esser dato per scontato, va custodito e riconquistato ogni giorno”, aggiunge sottolineando che nel governo c’è “un senso di consapevolezza della nostra missione” per “il bene comune”.
Secondo Cartabia “oggi ci serve un grande patto, ed io da costituzionalista non posso non partire dal patto fondativo che fece nascere la nostra Repubblica”.
La Guardasigilli ricorda che anche dopo la Seconda Guerra Mondiale “c’erano tre forze politiche dominanti che andavano in direzioni diverse, le lotte interne imperversavano. Eppure la Costituzione si fece”.

La riforma della giustizia per Cartabia

Secondo la ministra in vista dell’attesa riforma si punta su “una giustizia rapida e di qualità”, che possa aiutare la crescita, la concorrenza e la competitività e attirare gli investimenti.
La riduzione della durata dei processi civili “del 50% può accrescere la dimensione media delle imprese italiane di circa il 10%. Una riduzione da 9 a 5 anni dei tempi di definizione delle procedure fallimentari può generare un incremento di produttività dell’economia dell’1,6%”, spiega la ministra dando degli esempi concreti.
Per realizzare questi obiettivi servirà la digitalizzazione, più personale, le ristrutturazioni edilizie e più magistrati. Infine “riformeremo il processo civile, penale e quello tributario”.
E “potenzieremo le forme di risoluzione alternativa delle dispute: l'arbitrato, la negoziazione assistita, la mediazione”.
 
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