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Cgia: "Erogato poco meno del 50% degli aiuti anticovid, accelerare sui tempi"

© Sputnik . Aleksey Suhorukov / Vai alla galleria fotograficaEuro
Euro - Sputnik Italia, 1920, 24.04.2021
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Dei 64,7 miliardi di euro di aiuti diretti messi a disposizione dai governi Conte e Draghi alle attività economiche per fronteggiare l’emergenza Covid, l’Ufficio studi della Cgia stima che poco meno del 50 per cento non sia ancora stato accreditato, perché sono risorse in gran parte previste con la legge di Bilancio 2021.
Anche per l’anno in corso, precisa la Cgia in una nota, in piccola parte gli aiuti sono arrivati e continueranno ad arrivare direttamente sul conto corrente delle imprese, mentre una parte consistente verrà stanziata nel momento in cui le aziende attiveranno alcune specifiche operazioni.
La Cgia ricorda inoltre che se anche “questi 64,7 miliardi di euro costituiscono un importo molto rilevante, solo 22,8 miliardi sono le risorse erogate a fondo perduto, pari al 35,2% del totale”. E “se rapportati ai circa 350 miliardi di euro di contrazione del fatturato registrata dalle aziende italiane nel 2020, ‘coprono’ solo il 18,5% dei mancati incassi totali".

"Prossimo decreto sostegni banco di prova importante"

Per la Cgia "è evidente che il governo Draghi deve accelerare non solo sul fronte della vaccinazioni, ma anche sulla velocità di erogazione delle misure a sostegno delle micro imprese e dei lavoratori autonomi".
"Il prossimo decreto sostegni, infatti, sarà un banco di prova importante. Non solo perché la dimensione economica dovrà essere decisamente più consistente delle misure approvate precedentemente, ma anche perché dovranno arrivare nel conto corrente degli imprenditori in tempi rapidissimi”.
Nella nota si sottolinea quindi che il "principale problema non sono le chiusure imposte per decreto dal governo, visto che attualmente in tutti gli altri principali paesi europei le misure di confinamento sono più stringenti delle nostre, ma gli aiuti economici, che da noi sono arrivati in misura insufficiente e con grave ritardo. Altrove, invece, sono stati erogati tempestivamente e con dimensioni molto importanti”.

Mettere in salvo le micro e piccole imprese italiane 

“Mettere in salvo le micro e piccole imprese italiane vuol dire salvaguardare una fetta importante dell’economia del nostro paese", ha aggiunto la Cgia, ricordando che "al netto dei dipendenti del pubblico impiego, le attività con meno di 20 addetti costituiscono il 98% delle imprese presenti nel Paese e danno lavoro alla maggioranza degli italiani, vale a dire al 54,6% degli occupati". Inoltre, ha rimarcato, "queste micro realtà producono il 37% del valore aggiunto nazionale annuo, score non riscontrabile in nessun altro grande Paese dell’Unione europea".  
"L’ufficio studi della Cgia chiede con forza che si torni a guardare con maggiore attenzione al mondo delle imprese, in particolar modo alle piccole e alle micro, visto che, ad esempio, gli effetti della pandemia si stanno abbattendo con violenza inaudita soprattutto su quelle del terziario e dei servizi che se non aiutate adeguatamente rischiano di chiudere definitivamente", conclude la nota.
 
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