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Recovery Fund, Valpiana: “Neanche una minima parte dei fondi all’industria bellica”

© SputnikSoldati italiani impegnati in una missione di pace
Soldati italiani impegnati in una missione di pace - Sputnik Italia, 1920, 22.04.2021
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I movimenti per la pace si oppongono al finanziamento del comparto bellico con i soldi europei e hanno pronto un pacchetto con 12 proposte per “disarmare” il Recovery Plan. Chiedono di essere ricevuti da Draghi: “in audizione ascoltate solo le industrie belliche, noi non convocati”.
Soldi europei non alle fabbriche di armi ma a scuole e sanità, settori più in sofferenza per la pandemia di Covid-19. Lo chiedono le associazioni per la pace che si oppongono a qualsiasi finanziamento delle industrie di armi e della Difesa con i soldi europei destinati all’Italia dal Next generation Eu.
A lanciare l’allarme era stata agli inizi di aprile la Rete Italiana di Pace e Disarmo che chiede di essere convocata dal premier Draghi per presentare un pacchetto con 12 proposte per il Disarmo e per la Pace da inserire nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Sputnik Italia ha raggiunto telefonicamente Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento e membro della “cabina di regia” della Rete Italiana di Pace e Disarmo, per un approfondimento.
— Una parte delle risorse del Recovery Fund potrebbe finire alle società di armi. La Rete Pace e disarmo si è opposta e ha denunciato questa evenienza: cosa chiedete?
— Chiediamo in questo caso specifico che vengano rispettate le norme e le indicazioni date dalla commissione europea che esclude finanziamenti aggiuntivi per la difesa militare, che ha tutt’altre linee di finanziamento. I fondi del Recovery Plan devono servire ed essere utilizzati nella direzione contraria di quella militare, cioè per un futuro ecologico, sostenibile ed indirizzati a quei settori, soprattutto della sanità, educazione, scuola, che in questi mesi di pandemia hanno dimostrato di essere in sofferenza.
Utilizzare anche solo una minima parte dei fondi che l’Europa mette a disposizione per oliare e finanziare l’industria bellica italiana ulteriormente, come se non ne avesse già abbastanza, a noi sembra un vero scandalo. Stiamo monitorando in questi giorni che, nelle pieghe dei tanti progetti e di tutte le schede ci sono, non vengano nascosti dei fondi nel settore della ricerca o delle tecnologie satellitari o nella filiera industriale, che poi vadano all’industria bellica italiana.
Il Palazzo Chigi - Sputnik Italia, 1920, 22.04.2021
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— Se le indicazioni della commissione europea escludono i finanziamenti per la difesa, com’è stato possibile inserire queste voci all’interno della bozza?
— Ci sono molti trucchetti. Intanto si tratta di una richiesta della Federazione delle industria militari italiane che sono state ascoltate nelle commissioni bilancio e difesa di Camera e Senato. Anche noi avevamo chiesto di essere auditi come rete di movimenti culturali per la pace per presentare le nostre proposte.
Noi abbiamo preparato un pacchetto con 12 proposte precise e dettagliate per il PNRR, ma non siamo stati invitati, mentre le commissioni hanno trovato il tempo per recepire tutte le richieste della federazione italiana delle industrie belliche rappresentate dall’onorevole Crosetto.
Tutto questo noi lo abbiamo denunciato politicamente e con forza e abbiamo chiesto al presidente Draghi di essere ricevuti. Dice di essere tanto disponibile con la società civile ma noi siamo ancora qui ad attendere la convocazione per un’audizione.
— Avete ricevuto qualche segnale di apertura al confronto oppure tutto tace?
— Avevamo avuto un segnale di apertura nella fase consultiva della formazione del Governo, quando Draghi era presidente incaricato. Allora c’era stato un minimo segnale di apertura che però poi non si è concretizzato. In questa fase specifica del PNRR abbiamo coinvolto le commissioni, abbiamo fatto arrivare le nostre richieste ma a parte qualche pacca sulla spalla un invito per essere sentiti non c’è stato.
Noi registriamo molto negativamente questa difformità di considerazione. Non si capisce perché l’industria bellica debba essere sentita e i rappresentanti dei movimenti pacifisti no.
— Avete un piano con 12 proposte per PNRR da presentare al Governo per chiedere una nuova politica estera, di cosa si tratta?
F-35 - Sputnik Italia, 1920, 21.06.2020
Italia fra i Paesi più disponibili per missioni NATO all’estero. A che pro?
— I punti più importati delle proposte sono due. Uno è di strategia di visione: noi pensiamo che la politica estera italiana dovrebbe concentrare le sue attenzioni sull’area del Mediterraneo, da questa e dall’altra parte della sponda, dalla Libia, all’Egitto, alla Turchia.
Su questo bisognerebbe innescare una seria politica di cooperazione internazionale, che invece è sempre rimasta un fanalino di coda. Noi proponiamo maggiore sostegno e una diversa visione della cooperazione internazionale, che dovrebbe essere uno strumento principe della politica estera italiana. Invece accade esattamente il contrario di quello che noi auspichiamo. Molte Ong non hanno avuto il rifinanziamento dei progetti, che rimangono nei cassetti dei ministeri. Si è perso terreno rispetto a una decina di anni fa.
— Quindi una politica fondata sulla cooperazione e meno sulle spese militari. Però alcune spese per la Difesa sono imposte dalla Nato.
— Più che la Nato questa è una richiesta che viene dagli Stati Uniti. Si potrebbe discuterne all’interno della Nato, che non è solo formata dagli Stati Uniti d’America. Noi non ci poniamo obiettivi irrealizzabili nell’immediato, come l’uscita dell’Italia dalla Nato, ma chiediamo che all’interno di quei contesti si possa fare una politica diversa. Quindi che ci si possa opporre a questa richiesta di aumento della spesa militare proveniente dagli Stati Uniti e si possano presentare politiche di un altro segno.
© Foto : Rete Italiana Pace e DisarmoLa grafica di Rete Italiana Pace e Disarmo
La grafica di Rete Italiana Pace e Disarmo - Sputnik Italia, 1920, 18.05.2021
La grafica di Rete Italiana Pace e Disarmo
— Nei prossimi giorni ci saranno degli appuntamenti per le Giornate Globali di Azione sulla Spesa Militare (GDAMS). Qual è l’obiettivo di queste iniziative?
— E’ una campagna di sensibilizzazione che dura da tanti anni che ha l’obiettivo di sollecitare l’attenzione dell’opinione pubblica sui bilanci militari in continua crescita. Proprio in questi giorni usciranno i dati aggiornati del Sipri da cui si vedrà ancora una volta che le spese militari italiane sono in crescita.
Noi poniamo l’attenzione dicendo no alle spese militari, dobbiamo far crescere altri bilanci: quello della sanità, dell’educazione, della ricerca, della formazione.
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