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Norvegia: troppi toponimi con nomi maschili, il comune di Bergen vuole più ‘eguaglianza di genere’

Bergen, Norvegia - Sputnik Italia, 1920, 22.04.2021
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Il consiglio comunale di Bergen mira ad approvare una decisione secondo la quale nessuna nuova strada, piazza o struttura municipale sarà intitolata a uomini finché l'equilibrio di genere non sarà cambiato in modo significativo nella toponomastica cittadina. Progetto che sta attirando parecchie perplessità.
Al fine di bilanciare la ‘disparità di genere’ nei nomi delle vie, piazze e strutture pubbliche, il consiglio comunale della seconda città più grande della Norvegia, intende prendere una delibera secondo la quale d’ora in poi tutti i nuovi toponimi dovranno essere assegnati al genere femminile.
Siccome si stima che il 90 percento delle strade di Bergen prenda il nome da uomini, e solo il 10 percento da donne, è facile prevedere che per raggiungere la ‘parità di genere toponomastico’ semplicemente non nominando più nulla di nuovo con nomi maschili, potrebbero servire secoli.
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Questo uno dei motivi per cui il progetto non è particolarmente piaciuto a molti oppositori, non solo in consiglio comunale.
Secondo l'assessore comunale per la cultura, la diversità e l'uguaglianza di genere, Katrine Nødtvedt dei Verdi, la questione è invece seria e va affrontata con una nuova politica, che il consiglio comunale ha chiamato “Progetto nome femminile".
Poiché ogni anno vengono nominate solo poche nuove strade, il consiglio comunale propone che il progetto venga applicato in generale a tutte le nuove strutture pubbliche – dalle case di cura, alle scuole asili, parchi giochi, giardini e impianti sportivi.
"Affinché ragazze e ragazzi possano avere gli stessi sogni e sentire di poter ottenere gli stessi risultati, tutto ciò è molto importante", ha detto la Nødtvedt al quotidiano Bergens Tidende.
Secondo l’assessore, ci sono molte ragazze a Bergen oggi che non sentono di poter ottenere gli stessi risultati a causa dei minori riconoscimenti della società a parità di impegno.
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“Rappresentazione significa qualcosa. I nostri figli cammineranno per le strade di Bergen e vedranno solo strade che prendono il nome da ministri, consoli e professori maschi. Anche le donne hanno svolto ruoli importanti nella storia, ma i loro risultati sono evidenziati in misura molto minore”, ha detto Nødtvedt.

Critiche ufficiali

Le critiche politiche non si sono fatte attendere. Il deputato conservatore e residente a Bergen, Peter Frølich, ha definito la nuova politica come semplicemente "stupida", aggiungendo che rientra nel nuovo movimento della politica dell'identità, in cui diversi gruppi di popolazione si contrappongono.
“Dai il nome alle strade e alle piazze a coloro che sono modelli di comportamento. Indipendentemente dal colore della pelle o dal sesso. Questa eterna ricerca di etichettare le persone in base ai loro indicatori di identità politica non ha senso", ha detto Frølich al quotidiano Nettavisen aggiungendo che secondo lui il problema è “artificioso”.
“Nessun a Bergen va in giro e sente questo come un problema nella vita di tutti i giorni. Tuttavia, alcune persone devono costruire contraddizioni e problemi per creare un'immagine di misoginia nella città. Le persone sono stufe di questo tipo di dibattito politico, credo”, ha detto.
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Frølich ha suggerito che molti preferirebbero vedere magari una strada intitolata al defunto Frank Aarebrot (Bergen, 1947–2017) politologo, commentatore politico e professore di politica comparata, molto noto in patria per le sue ‘maratone accademiche’ televisive.
“Tuttavia, il consiglio comunale riesce a trasformare questo in una controversa lotta di genere. La gente non sopporta queste sciocchezze", ha concluso Frølich.

Critiche social

Pur alcuni abbiano salutato l’iniziativa in modo molto positivo, tra i commenti sono prevalsi malumori e sarcasmo.
​I più hanno voluto sottolineare che nessun cittadino di Bergen in realtà si preoccupa di cose del genere, altri che si rischia il solito circo mediatico per niente, altri ancora hanno voluto far notare che anche in Norvegia ci sarebbero problemi più gravi di cui occuparsi.
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