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Covid, è italiano il primo vaccino basato sul Dna: "Sarà disponibile dal 2022"

CC0 / Pixabay / DNA
DNA - Sputnik Italia, 1920, 21.04.2021
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Si chiama e-Vax il primo vaccino anti-Covid che utilizza un frammento di Dna del virus per produrre anticorpi. La sperimentazione clinica è partita all'inizio di marzo su 24 volontari. L'ad di Takis Luigi Aurisicchio a Sputnik Italia: "Pensiamo di ottenere l'approvazione nel primo trimestre del 2022".
È partita nel mese di marzo la sperimentazione del secondo vaccino italiano. Si chiama e-Vax ed è stato sviluppato dalla Takis Biotech, azienda romana nata quindici anni fa da un gruppo di scienziati di Merck Research Laboratories, in collaborazione con la lombarda Rottapharm.
Il nome della società è ispirato alla radice del termine greco takos, che significa “velocità”. Una caratteristica fondamentale per affrontare la pandemia e che contraddistingue anche il vaccino basato sul Dna ideato dalla Srl di Castel Romano. E-vax, infatti, produce una rapida attivazione del sistema immunitario attraverso l’immissione nel muscolo di un frammento di Dna del virus contenente una porzione della proteina Spike che dà il via alla produzione degli anticorpi.
La sua particolarità è quella di essere iniettato con un sistema di “elettroporazione”. Si tratta di una piccola scossa elettrica che provoca l’apertura dei pori attraverso uno strumento simile ad una “pistola”, e permette alla sequenza genetica di penetrare immediatamente all’interno delle cellule.
© CC BY-NC-SA 2.0Luigi Aurisicchio, amministratore delegato e direttore scientifico di Takis Biotech
Luigi Aurisicchio, amministratore delegato e direttore scientifico di Takis Biotech - Sputnik Italia, 1920, 18.05.2021
Luigi Aurisicchio, amministratore delegato e direttore scientifico di Takis Biotech
“È l'unico in sperimentazione clinica in Europa basato sul Dna, mentre quelli approvati al momento attuale sono basati su Rna messaggero o su vettori adenovirali”, spiega a Sputnik Italia Luigi Aurisicchio, amministratore delegato e direttore scientifico di Takis Biotech.
“Le caratteristiche principali – va avanti - sono la stabilità a temperatura ambiente e la flessibilità, ossia la possibilità di inserire mutazioni e adattare il vaccino alle varianti di coronavirus che stanno emergendo”.
— Come procede la sperimentazione?
— Lo studio clinico è iniziato il primo marzo, finora ha reclutato circa 24 degli 80 volontari previsti e sta procedendo molto bene. Non ci sono stati effetti collaterali particolari, se non qualche episodio di dolori muscolari e mal di testa, comuni ad altri vaccini. Al momento non è stata ancora misurata la risposta immunitaria, i cui primi dati sono previsti per fine maggio.
— Basterà una sola dose per produrre gli anticorpi o servirà anche il richiamo?
— Nello studio clinico stiamo valutando la singola e la doppia dose. Vedremo sulla base dei dati quale sarà la modalità migliore.
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— Potrà essere adattato a tutte le varianti del virus?
—  Questa è proprio una delle caratteristiche principali del nostro prodotto. In laboratorio abbiamo già realizzato e testato le varianti inglese, sudafricana e brasiliana. 
—  Quando pensa che sarete in grado di avviare una produzione su larga scala?
—  Pensiamo e speriamo di ottenere l'approvazione nel primo trimestre del 2022, con una produzione iniziale di almeno 80 milioni di dosi all'anno.
— Quanto è importante per il nostro Paese poter contare su un vaccino prodotto da un'azienda italiana?
—  È importante che in Italia ci siano ben 2 vaccini basati su tecnologie diverse ed innovative. Pensiamo che lo Stato debba aiutare le aziende con investimenti importanti e lungimiranti, non solo per il Covid-19 ma anche per un nuovo piano pandemico efficace.
—  Pensa che i vaccini basteranno a sconfiggere il Covid o servirà investire anche sulle cure?
—  L'investimento va fatto su entrambe le tipologie di trattamento. I vaccini senz'altro vanno considerati come prioritari perché possono bloccare trasmissione del virus.
—  Crede che nel nostro Paese si debba investire di più nella ricerca?
—  Assolutamente si. Se questo fosse stato fatto in passato, avremmo potuto trovarci in una situazione come quella di Moderna, negli Stati Uniti, che ha iniziato la sperimentazione clinica dopo soli 42 giorni dalla pubblicazione del primo lavoro scientifico sulle sequenze del SarsCoV2.
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