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Crisanti su riaperture: "Mancano i numeri, dobbiamo evitare lo scenario del Cile"

© AP Photo / Matthias SchraderЛюди идут мимо закрытого ресторана во время локдауна в Мюнхене
Люди идут мимо закрытого ресторана во время локдауна в Мюнхене - Sputnik Italia, 1920, 20.04.2021
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Nuovo intervento del virologo a “L’aria che tira” di La7 per commentare ulteriormente il possibile piano d'azione del governo sulle riaperture delle attività italiane del 26 aprile.
Il virologo Andrea Crisanti è intervenuto su La7 per parlare del prossimo piano di riapertura delle attività quali ristoranti, bar e attività commerciali previsto per il 26 aprile.
Già in precedenza, Crisanti aveva fermamente sostenuto che una riapertura a suo avviso 'anticipata' avrebbe portato a un innalzamento della curva dei contagi, al momento abbastanza stabile anche se i casi di infezioni giornaliere sono comunque alti.
Il virologo ha criticato la decisione di Draghi dicendo che "non ci sono i numeri per riaprire in sicurezza senza che riparta la catena di trasmissione. In Italia stiamo per riaprire col 12% della protezione media della popolazione".
"Dobbiamo assolutamente evitare lo scenario del Cile, dove il 70% della popolazione è stato vaccinato con il Sinovak, che ha un'efficacia di appena il 60%. Con una protezione media della popolazione pari a circa il 40%, dopo che hanno riaperto, nel giro di 2 mesi si sono ritrovati devastati da un'ondata piena anche di varianti resistenti ai vaccini", ha spiegato Crisanti.
Per analogia, il virologo ha fatto anche un confronto con la situazione del Regno Unito, dove dal 12 aprile è partita la seconda fase di uscita dal lockdown con la graduale riapertura di palestre, piscine, pub, bar e altre attività finora rimaste chiuse. La differenza con gli inglesi, ha spiegato Crisanti, sta nei numeri: infatti nel Regno Unito il 70% della popolazione è stato vaccinato con successo, e si contano soltanto 30 decessi al giorno e circa 2000 casi, rendendo di fatto la campagna di ripresa più fattibile.
"Perché i ristoratori e i gestori dei pub inglesi non si lamentano? Perché hanno ricevuto soldi e ristori", ha sostenuto il virologo. "È giusto che il titolare di un’attività, di fronte a una catastrofe naturale, sia protetto e tutelato. Questa è una catastrofe che colpisce tutta la società, quindi è giusto che i contribuenti dimostrino solidarietà per le persone svantaggiate". 
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