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Anche le vongole hanno il coronavirus? La scoperta dei ricercatori galiziani

CC0 / Pixabay.com / Vongole di Natale
Vongole di Natale - Sputnik Italia, 1920, 20.04.2021
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Gli scienziati dell'Università di Compostela hanno rilevato prove della presenza di materiale genetico del coronavirus nelle vongole, tuttavia escludono un rischio di contagio dal consumo.
Sebbene sia la prima volta che vengono rilevate tracce di coronavirus nei molluschi, come evidenziato nei risultati della ricerca, il rischio di diffusione attraverso il consumo è "praticamente zero", in quanto si verifica in "uno stato non infettivo del virus" dato "l'alto livello di degradazione del suo acido nucleico".
Gli scienziati hanno sottolineato che, avendo un acido nucleico deteriorato, che è ciò che dà capacità infettiva, "non c'è pericolo di trasmissione" perché sarebbe come incontrare un carrarmato senza motore per muoversi o munizioni per sparare.
È anche stato sottolineato che il mollusco commercializzato per l'uomo passa attraverso controlli e impianti di depurazione molto rigorosi che eliminano i virus che raggiungono le acque fecali, che è il modo in cui il coronavirus finisce in mare.
Uno degli obiettivi dello studio, oltre a escludere il rischio di infezione, era scoprire se ci sono segnali ambientali che fungono da sentinelle nel caso di scarichi incontrollati o guasti negli impianti di trattamento delle acque reflue. In questo modo, lo studio ha dimostrato che di fatto tali guasti esistono, perché altrimenti il coronavirus non sarebbe stato trovato nelle vongole e nel loro ambiente.
Le conclusioni di questa ricerca sono state presentate al secondo Congresso COVID-19 promosso da 80 società scientifiche in Spagna.
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