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Al-Hadami: impossibili le elezioni palestinesi senza Gerusalemme

© AFP 2021 / Thomas CoexLa barriera tra Palestina a Gerusalemme
La barriera tra Palestina a Gerusalemme - Sputnik Italia, 1920, 19.04.2021
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Fadi al-Hadami, ministro palestinese per gli Affari di Gerusalemme, ha rilasciato un’intervista esclusiva a Sputnik in cui ha spiegato in che modo il governo palestinese si sta preparando per lo svolgimento delle elezioni parlamentari prima e presidenziali poi a Gerusalemme, quali attività diplomatiche sono già state poste in essere in merito.
Infine, al-Hadami si è espresso in merito all’aumento degli insediamenti ebraici a Gerusalemme Est.
— Quali sono, a Suo avviso, le possibilità di risoluzione del conflitto con Israele per il diritto di svolgere elezioni a Gerusalemme?
— Il governo palestinese, come Lei ben sa, ha assunto una posizione ferma. Questo a riprova della nostra convinzione nel fatto che Gerusalemme è la capitale della Palestina, ne è il suo cuore pulsante. E in questo caso si tratta piuttosto di rispettare i diritti dei palestinesi che dovrebbero essere garantiti nel rispetto del diritto internazionale. Israele dovrà rispettarli anche, se necessario, con l’esercizio di pressioni a livello internazionale.
Chiaramente gli israeliani tenteranno di imporre le loro volontà e la loro visione in merito alla città di Gerusalemme. In particolare, le questioni più rilevanti riguardano le visite da parte dei palestinesi della moschea al-Aqsa e la partecipazione a elezioni di propria indizione. Ma la Palestina non cederà così facilmente alle pressioni né intende farlo. Israele dovrà fare un passo indietro e rispettare le norme internazionali.
— Perché gli israeliani insistono perché non si tengano proprio queste elezioni a Gerusalemme? Prima non era mai capitato, no?
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— La gran parte dell’élite politica israeliana è rappresentata da sionisti di estrema destra e con loro è molto difficile trovare un punto di incontro. Tanto più che dopo la generosa concessione elargita a Israele dall’ex presidente statunitense Donald Trump nel riconoscere Gerusalemme la capitale di Israele. Ora gli israeliani pensano di avere tutto il diritto di non discutere con noi le sorti dei palestinesi che risiedono nella città estendendo di fatto la loro sovranità su tutta la città. Ma a tal proposito vorrei nuovamente ricordare agli israeliani che esistono degli accordi risalenti al 1967 che disciplinano proprio la creazione e i confini delle due nazioni. L’ONU, poi, continua a riconoscere Gerusalemme Est come territorio palestinese.
— Una serie di nazioni ha già esortato Israele a non ostacolare lo svolgimento delle elezioni. Quanto possono rivelarsi efficaci le pressioni internazionali in questo contesto?
— In questi tempi difficili è assolutamente importante che la comunità internazionale faccia sentire la sua voce in questo conflitto. Abbiamo chiesto aiuto anche ai Paesi vicini e ai principali player a livello regionale. Chiaramente un aiuto fondamentale sarebbe quello fornito da nazioni quali la Russia, gli USA, la Cina e la Gran Bretagna: le parole dei diplomatici di questi Paesi sono tenute in considerazione da Israele e così aumenterebbero le possibilità di risolvere questa criticità e di condurre le elezioni.
— Come si aspetta che reagirebbe la parte israeliana a simili pressioni?
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— La comunità internazionale ha sempre sostenuto e richiesto che in varie regioni del mondo si conservasse un regime democratico. E Gerusalemme in tal senso non fa eccezione. La politica di occupazione della città di Gerusalemme deve essere ostacolata in ogni modo. La polizia israeliana ha persino impedito ai candidati palestinesi di manifestare: non è forse discriminazione questa?
In questo caso la parte israeliana dovrebbe perlomeno interrompere queste attività e dare ai palestinesi la possibilità di esercitare il loro sacrosanto diritto di partecipare al processo elettorale.
— E se le autorità israeliane si dimostrassero comunque inflessibili, sarebbe possibile svolgere le elezioni senza la partecipazione di Gerusalemme?
— Lo ribadisco: Gerusalemme è il cuore pulsante della terra palestinese e del popolo palestinese. Pertanto, non contempliamo nemmeno la possibilità di lasciare Gerusalemme senza elezioni. In quel caso si tratterebbe di elezioni senza alcun valore.
— Quali restrizioni sta adottando Israele per impedire ai palestinesi residenti a Gerusalemme di partecipare alle elezioni?
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— Israele sta conducendo una politica repressiva rispetto a qualunque modalità di espressione della sovranità palestinese a Gerusalemme. Proprio per questo qualunque palestinese che tenti di partecipare alle elezioni, organizzare una riunione di partito o di seggio, rischia di essere arrestato. Come ministro sono stato arrestato 4 volte solo nell’ultimo anno. La scorsa settimana hanno arrestato 4 candidati nel parlamento palestinese di Gerusalemme.
— Il governo americano ha annunciato il ripristino dei finanziamenti e del supporto all’UNRWA. Qual è la posizione della Palestina in merito?
— Chiaramente si tratta di segnali positivi. Noi, palestinesi di Gerusalemme, vi guardiamo con grande speranza: vi sarà un deciso cambio di rotta negli USA relativamente alla Palestina. Non vogliamo perdere la speranza circa l’apertura di un consolato americano a Gerusalemme Est e di una rappresentanza dell’OLP negli USA. Questi passi consentirebbero di porre le basi per un dialogo proficuo.
— Sono ancora stati fatti tentativi di porre in essere le disposizioni del cosiddetto “accordo del secolo” a Gerusalemme?
Punti chiave dell'Accordo del secolo - Sputnik Italia, 1920, 30.01.2020
Punti chiave dell'Accordo del secolo
— Per farla breve l’“accordo del secolo” è morto. Era sì un accordo del secolo all’inizio, ma non ci si doveva imbarcare in simili progetti senza nemmeno chiedere l’opinione della parte palestinese. Israele, comunque, sta tentando di porre in essere alcune delle disposizioni dell’accordo anche oggi, ma in maniera molto cauta.
La politica di occupazione e isolamento che le autorità israeliane stanno conducendo a Gerusalemme, non è legittima per nessuno. Continuiamo a insistere sulle nostre posizioni e sul rispetto delle norme sancite dalle Convenzioni ONU.
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