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La rete di 78 diocesi per salvare la Terra. Parte da Acerra la lotta a tutte le Terre dei fuochi

© Foto : Vincenzo TostiLa cosiddetta Terra dei fuochi, nelle province di Napoli e Caserta
La cosiddetta Terra dei fuochi, nelle province di Napoli e Caserta - Sputnik Italia, 1920, 18.04.2021
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Partendo dal Laudato sì di Papa Francesco e da Acerra per un’azione sistematica per la difesa dell’ambiente nei territori di interesse nazionale per l’inquinamento ambientale.
Parte da Acerra la strategia della Chiesa italiana per la difesa dell’ambiente. Settantotto diocesi nei cui territori insistono i 42 Siti di interesse nazionale per inquinamento ambientale censiti dal ministero della Transizione ecologica e distribuiti in modo uniforme nel Paese, si sono messe in rete per contrastare il dramma ambientale e trasformare la lotta alla “Terra dei fuochi” in quella per la tutela di tutte le “Terre”.
La decisione è stata presa in un congresso che ha riunito da Nord a Sud le diocesi italiane con in mente ben chiaro il messaggio del Laudato sì di Papa Francesco.
“Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale”, si legge nel comunicato finale del convegno promosso dalla Commissione Episcopale per il servizio della carità e la salute, dalla Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, dai Vescovi della Conferenza Episcopale campana, dagli Uffici Nazionali per la pastorale della salute e per i problemi sociali e il lavoro, e dalla Caritas italiana.
“Le nostre terre, da Nord a Sud, risultano contaminate da diversi fattori, con ampie conseguenze sulla salute, in particolare dei giovani e dei più poveri”, da qui l’auspicio dei partecipanti affinché “ognuno prenda a cuore la questione ambientale e che essa sia inserita ai vertici delle priorità delle istituzioni, ad ogni livello (nazionale, regionale e comunale)” per sviluppare sempre di più una cultura della cura.

Il vescovo di Acerra

Per il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, il convegno nazionale è un punto di arrivo ma anche di “partenza”, perché l’educazione alla salvaguardia del creato deve avere “continuità”.
“Vogliamo avviare un coordinamento tra le 78 diocesi più colpite dagli inquinamenti, che raccolga le buone pratiche esistenti verso una proposta pastorale più organica. Non basta più la denuncia che fa la Chiesa nella latitanza delle istituzioni. Non bastano eventi che nascono e muoiono, appuntamenti una tantum. Ora va realizzato un cammino sistematico”, ha detto parlando ad Avvenire.
Una conferenza che è stata fatta “ad Acerra come luogo simbolo di tutte le ‘terre dei fuochi’ in Italia. Finalmente c’è la percezione che si deve passare da ‘terra’ a ‘terre’, al plurale”.

Il presidente della Cei: custodiamo tutte le terre

Per il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana “è riduttivo, quando non addirittura discriminante, parlare di ‘terra’ e di ‘terre dei fuochi’: perché dobbiamo piuttosto affermare con forza che siamo responsabili della ‘custodia di tutte le terre’”.
Secondo Bassetti, si legge su Avvenire, “la custodia, o la mancata custodia, della casa comune – in quanto siamo tutti parte dell'umanità – incide direttamente sulla nostra salute. Gli effetti ambientali prodotti dalle nostre scelte hanno una incidenza diretta sulla salute fisica, psichica e sociale di tutti, e di ciò l'umanità è responsabile, prima che vittima”.
Per questo la Chiesa “ritiene suo dovere farsi carico del tema della salute di tutti e di ciascuno, in forza del comandamento dell'amore che anima la propria azione e dell'esplicito mandato evangelico di evangelizzare e guarire”.