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È pericoloso smaltire l’acqua della centrale nucleare Fukushima-1?

© REUTERS / KYODOAn aerial view shows the storage tanks for treated water at the tsunami-crippled Fukushima Daiichi nuclear power plant in Okuma town, Fukushima prefecture, Japan February 13, 2021, in this photo taken by Kyodo.
An aerial view shows the storage tanks for treated water at the tsunami-crippled Fukushima Daiichi nuclear power plant in Okuma town, Fukushima prefecture, Japan February 13, 2021, in this photo taken by Kyodo. - Sputnik Italia, 1920, 15.04.2021
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Nonostante la controversa reazione del popolo, il governo giapponese ha deciso di smaltire l’acqua impiegata nella centrale nucleare Fukushima-1 contenente sostanze radioattive come il trizio.
Il professor Takeshi Hamada dell’Università Hokkai-Gakuen, membro del Consiglio regionale per la ripresa delle attività ittiche nella prefettura di Fukushima, ha condiviso con Sputnik la propria opinione circa l’eventuale pericolosità di queste acque e il motivo principale delle controversie sul tema.

È un problema di sicurezza o di comunicazione?

Il professor Takeshi Hamada, in qualità di membro del Consiglio regionale per la ripresa delle attività ittiche nella prefettura di Fukushima, segue sin dall’inizio l’operato della Società energetica di Tokio (TEPKO), del governo e delle organizzazioni di pescatori. Hamada ammette che il problema è piuttosto complesso. Da un lato, l’esperto ritiene che lo smaltimento di tali acque non costituisca effettivamente un rischio.
Hamada: Tutte le centrali nucleari in operatività producono acqua contenente trizio, opportunamente lavorata per raggiungere determinati parametri. L’esperienza insegna che questo approccio dev’essere del tutto sicuro, altrimenti sin dall’inizio il grande pubblico sarebbe venuto a conoscenza del problema. Questa volta però si tratta di acque estremamente contaminate. Dopo l’incidente resti del carburante radioattivo sono finiti nelle acque reflue che a loro volta si sono mischiate all’acqua dell’impianto di raffreddamento che contiene trizio. L’acqua frutto della miscela e contenente grandi quantità di contaminazione radioattiva è stata processata dalla società ALPS. Penso che durante la fase operativa l’acqua destinata allo smaltimento sia stata portata ai livelli di controllo corrispondenti agli standard di sicurezza. Pertanto, non dovrebbe sorgere alcun problema.
Dall’altro lato il professor Hamada osserva che i timori in merito allo smaltimento di tali acque sono sorti per via della insufficiente attività di sensibilizzazione che i decisori politici avrebbero dovuto porre in essere a beneficio della popolazione.
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Un trizio così carino
Hamada: Il grande pubblico è venuto a conoscenza per la prima volta dello smaltimento di acqua al trizio dai media che hanno riportato le opinioni di alcuni esperti i quali identificano nello smaltimento di tali acque una minaccia dal punto di vista ambientale. Questo ha indotto le persone a diffidare della sicurezza di tale processo. Una popolazione maldisposta sul tema non può portare a nulla di buono. In Giappone ci sono prodotti a volontà, i consumatori hanno una vasta gamma di prodotti alimentari. Quindi, non c’è alcun motivo di rischiare nel comprare un pesce che è stato allevato in queste acque per le quali esiste anche il seppur minimo dubbio.

È difficile contrastare le dicerie

Quindi il professor Hamada ritiene che il comportamento adottato dai decisori nell’affare Fukushima-1 abbia provocato la nascita di dicerie che non sarà facile smentire in breve tempo.
Hamada: In altre parole, se anche esistesse un minimo sospetto circa la pericolosità di questi prodotti, i consumatori non li comprerebbero. I distributori, convinti che i loro consumatori hanno questa opinione, continueranno ad astenersi dal comprare questo pesce potenzialmente contaminato preferendo invece del pesce pescato in aree sicure. Di conseguenza, le dicerie circa la pericolosità del pesce della zona si sono sempre più rafforzate e il commercio ittico a Fukushima ancora non si è ripreso. Sebbene le dicerie rimangano solo dicerie.
Secondo il professor Hamada dopo 10 anni il problema delle dicerie “si sta lentamente attenuando”. Tuttavia, la decisione adottata di recente dal governo in merito allo smaltimento di tali acque potrebbe nuovamente portare a una nuova ondata di dicerie sul tema.
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Hamada: È difficile prevedere quali voci potrebbero diffondersi oggi in merito alla questione, ma è altamente probabile che si ripeta uno scenario simile al precedente. Come misure per contrastare queste dicerie il governo dovrebbe ridurre l’ansia generalizzata che affligge la popolazione prima che si arrivi alla realizzazione dello smaltimento vero e proprio.

Il problema principale è l’assenza di vere spiegazioni

Pertanto il professor Hamada ritiene che “l’elemento più importante per la risoluzione del problema dello smaltimento dell’acqua al trizio sia spiegare alle persone che questo processo è assolutamente necessario per proseguire con le attività di smaltimento dei reattori danneggiati”.
Hamada: Dicono che presto non ci sarà più posto per stoccare l’acqua contaminata al trizio e che lo smaltimento di tale acqua avverrà nel pieno rispetto di tutte le norme. Ma mentre questo aspetto è comprensibile, continua a non essere chiaro chi è colpevole di aver generato tale problema. È forse TEPKO? Oppure è il governo che ha promosso lo sviluppo dell’energia nucleare, ma non è stato in grado di gestirla? Di chiunque sia la colpa, alla fine a rimetterci sono stati i pescatori.
Così si è venuto a creare un circolo vizioso dal quale sarà assai problematico trovare una via d’uscita.
Hamada: Più il governo si proclama vicino ai pescatori e parla di danno alla propria reputazione, più si consolida l’impressione che il governo stia accusando i consumatori di non comprare pesce. Ossia, il governo critica i comuni cittadini aumentando di fatto il divario tra i pescatori e il resto della popolazione. Ma i pescatori sono costretti a opporsi allo smaltimento delle acque contaminate perché altrimenti finirebbero per esserne danneggiati.
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