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Covid, scudo penale per chi vaccina non esenta da procedimenti penali

© REUTERS / Yara NardiVaccinazione con il vaccino Pfizer-BioNTech a Roma, in Italia
Vaccinazione con il vaccino Pfizer-BioNTech a Roma, in Italia - Sputnik Italia, 1920, 14.04.2021
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Uno studio della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro dimostra che, nonostante il nuovo decreto preveda uno scudo penale per i somministratori del vaccino che dimostrino di aver compiuto il proprio dovere in modo professionale, ciò non li preserva dall'iscrizione nel registro degli indagati.
Il nuovo decreto del Ministero del Lavoro introduce uno scudo penale per i somministratori dei vaccini contro il Covid-19 ma "la causa di non punibilità stabilita dall'articolo 3 non appare sufficiente di per sé a proteggere dalla gogna del procedimento penale". Lo riporta Agi.
Gli operatori sanitari verranno quindi iscritti a titolo 'prudenziale', 'cautelativo' o 'di garanzia', nel registro degli indagati.
Questo perché l'autorità giudiziaria dovrà comunque accertare se la somministrazione del vaccino "è avvenuta nel pieno rispetto della normativa dettata in materia e se nella condotta di chi ha praticato l'intervento non vi siano altri aspetti di responsabilità colposa".
"Nel caso in cui a causa della somministrazione del vaccino si dovesse verificare un evento, astrattamente riconducibile alla fattispecie delle lesioni personali colpose ovvero a quella dell'omicidio colposo, gli esercenti le professioni sanitarie prima di essere dichiarati non punibili ai sensi dell'articolo 3, saranno ugualmente sottoposti a un procedimento penale, e magari vi potranno rimanere per qualche mese, se non per qualche anno", si legge nello studio.
Meno tutele per i lavoratori ma non per i datori di lavoro, tanto che per lo studio "non si comprende per quale ragione, nel caso in cui nell'ambiente di lavoro fossero accertati casi di infezione, non potrebbe estendersi tale causa di non punibilità anche all'imprenditore 'virtuoso', quello, cioè, che si è scrupolosamente attenuto alle norme impartite per evitare la diffusione del contagio".
I consulenti che hanno redatto lo studio propongono quindi di "prevedere per l'imprenditore una norma analoga a quella di cui all'articolo 3".
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