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IoApro. Il grido disperato dei cittadini verrà ascoltato dal governo?

© REUTERS / Guglielmo MangiapaneIoApro, la manifestazione non autorizzata a Roma
IoApro, la manifestazione non autorizzata a Roma - Sputnik Italia, 1920, 13.04.2021
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IoApro, i ristoratori e le partite Iva hanno gridato la propria disperazione in piazza a Roma alla manifestazione non autorizzata dalla Questura. La pazienza è finita, i cittadini costretti a chiudere le proprie attività e a non lavorare vogliono essere ascoltati dal governo. Questo è solo l’inizio.
Bollati dai media come degli estremisti di destra e dei terroristi i cittadini che scendono nelle piazze italiane contro il governo sono delle persone disperate senza la possibilità di lavorare e portare il pane a casa. Come quasi in ogni manifestazione gli infiltrati che provocano scontri con la polizia sono inevitabili, ma ciò non è un motivo per sottovalutare il movimento spontaneo di un popolo stremato di imprenditori.
Ristoratori, commercianti, titolari di palestre, teatri, centri di bellezza: i cittadini chiedono semplicemente di poter aprire le proprie attività. Il loro grido verrà ascoltato dal governo? Qual è il rischio nel caso i politici continuassero per la loro strada senza considerare le proteste di piazza? Sputnik Italia ne ha parlato con Marco Gervasoni, docente di storia contemporanea all’Università del Molise.
— Nonostante la manifestazione non fosse stata autorizzata i commercianti sono scesi in piazza a Roma per protestare. C’è stato qualche scontro con la Polizia. Professore Gervasoni, che cosa ci dicono queste proteste? È solo l’inizio?
— Queste manifestazioni sono qualcosa di totalmente nuovo nella storia italiana, perché non sono le solite proteste che facevano i sindacati e gli operai, non sono nemmeno le classiche manifestazioni politiche. Si tratta di manifestazioni di imprenditori che il governo ha obbligato a chiudere, non era mai successo prima. Chi apre nonostante i divieti rischia di chiudere per sempre e di perdere la licenza. Il governo impedisce all’imprenditore di lavorare, cosa che va contro i dettami della libera impresa.
Abbiamo delle persone messe sul lastrico, perché i famosi ristori servono a pagare solo un mese di affitto di questi locali. Questi cittadini manifestano non solo perché sono in miseria, ma anche perché viene privato loro l’essere sociale. La rabbia che abbiamo visto è stata provocata dallo sbaglio della Procura nel vietare di andare a Montecitorio utilizzando una scusa risibile, dicendo cioè che la piazza era già stata prenotata da una sigla sconosciuta. Questo però era un vecchio metodo usato già negli anni ’70 per impedire alle manifestazioni di andare in determinati posti dal ministro dell’Interno: all’ultimo momento si faceva uscire una misteriosa sigla che prenotava la piazza.
Abbiamo un problema sociale molto grave e un governo incapace di gestire la situazione, perché il ministro dell’Interno è un tecnico, senza una visione politica e senza un partito alle spalle. Il governo si trova in una situazione molto particolare.
— Cioè?
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— Sul piano parlamentare sembra che abbia una grandissima legittimazione, tutte le forze politiche tranne Fratelli d’Italia lo appoggiano; nel Paese però il governo ha una legittimazione molto debole, Draghi non è mai stato eletto, inoltre vediamo un’alleanza fra partiti che si sono combattuti per decenni. Abbiamo un Pd, che ha sempre chiamato Salvini un fascista, che oggi governa con lo stesso Salvini. La situazione è preoccupante, perché il governo Draghi è molto forte e allo stesso tempo molto debole. Il consenso di Draghi è crollato nel giro di poco tempo.
— I cittadini che scendono in piazza sono stati bollati da molti media come degli estremisti di destra violenti. In realtà si tratta di lavoratori disperati. Possiamo dire che in questo modo si sottovaluta il problema senza affrontarlo?
— Essendo uno storico so che questa era la tecnica utilizzata dai giornali dei media comunisti quando c’erano delle manifestazioni. Quelli di Solidarnosc erano definiti fascisti dalla stampa polacca comunista. Oggi il fantasma dell’estrema destra e del fascismo è tipico di una certa ideologia, stiamo parlando di media prevalentemente orientati a sinistra, anche quando sarebbero in teoria indipendenti.
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I media che sostengono il governo non possono ammettere che queste persone scendono in piazza perché vorrebbe dire ammettere il fallimento del governo. Si parla di Casapound, ma non è certo Casapound che organizza tutto questo, sennò significherebbe che Casapound è l’organizzazione più potente d’Italia. Neanche la Lega né Fratelli d’Italia volendo riuscirebbero a portare tutte queste persone oggi in piazza.
Inoltre è importante sottolineare l’ostilità della sinistra e dei media di sinistra nei confronti dei piccoli e medi imprenditori. È un’ostilità che ha portato a tassare sotto i governi di sinistra pesantemente queste attività. Estremizzando un po’ vediamo una sorta di sterminio lento nei confronti di una categoria. Gente vicina a Draghi, ad esempio i circoli della Bocconi, organizzano convegni dove si dice che in Italia ci sono troppe piccole e medie imprese e che queste devono essere “disboscate”. Questa è una grande occasione, mandandole in miseria.
— Quale rischio si corre se non verranno ascoltate queste persone?
— Il rischio è molto serio, perché ci troviamo di fronte a movimenti spontanei che non hanno struttura, né servizi d’ordine. Sono quindi delle situazioni dove può emergere la violenza da un momento all’altro, possono emergere scontri con dei morti. Queste manifestazioni possono far nascere dei leader della protesta che superano le posizioni dell’opposizione. Oggi infatti Fratelli d’Italia ha una posizione di sostegno di queste categorie, ma senza esacerbar i toni, perché il partito un giorno vuole arrivare al governo del Paese.
© AFP 2021 / Alberto PizzoliIoApro, la manifestazione non autorizzata a Roma
IoApro, la manifestazione non autorizzata a Roma - Sputnik Italia, 1920, 18.05.2021
IoApro, la manifestazione non autorizzata a Roma
Nella situazione attuale nelle piazze possono nascere dei leader estremisti che hanno tutto l’interesse ad accendere i fuochi, così come potrebbe esserci da parte del governo l’interesse di creare una sorta di strategia della tensione. Potrebbero far degenerare la situazione in modo da delegittimare totalmente questi movimenti identificandoli come terroristi. Oggi c’erano degli esponenti politici che già parlavano di terroristi. Magari sono gli stessi politici che quando i black block devastavano le città italiane dicevano che bisognava avere delle parole di comprensione perché loro lottavano contro la globalizzazione…
— Nella storia le pandemie che cos’hanno provocato a livello sociale e in termini di proteste? Potremmo fare un parallelo con la situazione di oggi?
— Certo. Sono stati fatti negli ultimi tempi diversi studi storici che hanno mostrato come dopo l’esplosione della Spagnola, fra il 1918 e il 1923, ci furono dei conflitti sociali, quasi delle guerre civili. Pensiamo ai conflitti in Italia che portarono al fascismo oppure alla Germania che nei primi anni ’20 era continuamente colpita da tentativi di colpi di stato nazionalisti da un lato e comunisti dall’altro. Tutta l’Europa uscita dalla guerra e dalla Spagnola vide dal 1919 al 1922 dei conflitti sociali durissimi.
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Quanti americani sono morti durante la pandemia e nei conflitti armati?
Ovviamente il contesto è tutto diverso, all’epoca si usciva da una guerra mondiale, i movimenti erano anche finanziati dal bolscevismo. All’epoca non ci fu il lockdown ovviamente con la febbre spagnola, ma ci fu un processo di individualizzazione delle persone che potevano incontrarsi meno di prima. Questa forma di anomia come viene chiamata dai sociologi poi porta le persone a commettere atti di violenza che non farebbero in contesti normali. Secondo me il parallelo si può fare da questo punto di vista. Fra pandemia e disordini sociali c’è un nesso.
Oggi le manifestazioni hanno bisogno di un ascolto da parte del governo, ma temo che questo ascolto non ci sarà quando vedo le dichiarazioni degli esponenti del Pd. Il ministro dell’Interno non mi sembra culturalmente adeguato per affrontare questa situazione. Al ministero più politico di tutti hanno messo un tecnico. È una limitazione molto seria.
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