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Esercito, giacimenti e ricostruzione: così Erdogan si prende la Libia (a spese dell'Italia)

© AP Photo / Turkish PresidencyTurkey's President Recep Tayyip Erdogan addresses his party members, in Ankara, Turkey, Thursday, Aug. 13, 2020
Turkey's President Recep Tayyip Erdogan addresses his party members, in Ankara, Turkey, Thursday, Aug. 13, 2020 - Sputnik Italia, 1920, 13.04.2021
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Il governo libico si trasferisce ad Ankara per discutere una serie di accordi di cooperazione con la Turchia. Erdogan annuncia: "Continueremo a supportare la Libia nella sfera della difesa”. Ma la mossa turca preoccupa i leader europei.
La Turchia non ha alcuna intenzione di ritirarsi militarmente dalla Libia. Lo ha lasciato intendere ieri il presidente Recep Tyyip Erdogan a margine del faccia a faccia con il nuovo premier libico Abdul Hamid Dbeibah.
Nei giorni scorsi ad Ankara si è trasferito l’intero governo di Unità Nazionale, con ben 14 ministri, tutti i vicepremier e il capo di Stato maggiore. Obiettivo: discutere una serie di intese bilaterali e riaffermare la cooperazione in aree chiave.
“Continueremo a supportare la Libia nella sfera della difesa”, ci ha tenuto innanzitutto a sottolineare in conferenza stampa il presidente turco. “Il nostro obiettivo – ha precisato - è quello di mantenere la stabilità nel Paese e la sua integrità territoriale”.

La mossa che gela l'Italia

Parole che sono riecheggiate anche a Bruxelles, impensierendo i leader europei, in una fase in cui le relazioni diplomatiche con Ankara sono caratterizzate da alti e bassi, come testimonia il recente scontro tra Italia e Turchia per le parole del premier, Mario Draghi, che dopo il "Sofagate" aveva definito Erdogan un “dittatore”.
© AFP 2021 / Alberto PizzoliMario Draghi
Mario Draghi - Sputnik Italia, 1920, 18.05.2021
Mario Draghi
Tanto che qualcuno, come si legge su Repubblica, ipotizza che il tempismo del vertice non sia casuale e che, anzi, sia mirato, tra le altre cose, a limitare l’influenza italiana nel Paese.

Il memorandum sui confini marittimi

Non solo. Ieri Erdogan e Dbeibah hanno confermato il memorandum d’intesa del 2019 sui confini marittimi che consente ad Ankara di mettere le mani sulle risorse energetiche contese del Mediterraneo. Si tratta dello stesso accordo che aveva fatto infuriare Grecia e Cipro.
E poi, cinque nuovi accordi di cooperazione economica. I due Paesi hanno espresso la volontà di incrementare la cooperazione in ambito energetico e sanitario. Secondo quanto si legge sull’Associated Press, inoltre, è stato discusso anche il ritorno in Libia delle aziende turche per completare progetti energetici rimasti in sospeso.

Il nodo della ricostruzione

Nel frattempo il governo libico cerca di accontentare anche i partner europei. Dbeibah ha detto di voler stabilire un comitato congiunto con Atene per discutere i confini della zona economica esclusiva. Prima di partire per Ankara il premier ha incontrato il ministro degli Esteri greco, Nikos Dendias, discutendo, tra le altre cose, anche i termini per la riapertura dell’ambasciata a Tripoli e del consolato a Bengasi.
I legami con la Turchia, però, sono sempre più stretti. Durante il vertice è stato deciso che i militari sosterranno la formazione dell’esercito libico. In più ci sarebbero una serie di accordi per la ricostruzione di molte delle aree bombardate e rase al suolo dal conflitto, compreso l’aeroporto di Tripoli.
Molti degli appalti, stando a quanto è emerso dalla due giorni, verranno affidati proprio ad aziende turche.
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