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Covid, medici italiani: "non allentare le restrizioni troppo presto"

© REUTERS / Emilie Madi I medici lavorano in terapia intensiva
I medici lavorano in terapia intensiva - Sputnik Italia, 1920, 13.04.2021
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Curva dei contagi in calo, ma le terapie intensive restano piene. I medici chiedono di andare cauti con gli allentamenti e di con metterli di fronte a scelte eticamente strazianti.
La richiesta dei medici è di non allentare le misure troppo in fretta, perché le terapie intensive sono ancora piene.
I medici affermano che a fronte di un calo della crescita dei contagi da Sars-CoV-2, “le condizioni di sovraccarico di tutto il sistema ospedaliero” permane e con “indici di occupazione delle terapie intensive e delle aree mediche Covid ben oltre le soglie critiche individuate”, lo riporta l’Adnkronos.
Per questo motivo i “circa 530mila contagi attivi, e la persistente elevata mortalità, impongono molta cautela nell'allentare le misure restrittive della movimentazione sociale”, affermano.
I medici in prima linea fanno notare che da oltre un anno affrontano difficoltà di ogni tipo dovute appunto al sovraffollamento degli ospedali.
“Il personale sanitario, impegnato quotidianamente, 7 giorni su 7, di giorno e di notte, e da oltre un anno nella lotta contro la pandemia si trova ad affrontare ancora per tutto il 2021 criticità di ogni tipo dovute al sovraffollamento degli ospedali, che con la terza ondata interessa in successione tutta la nostra penisola, anche aree precedentemente risparmiate come dimostra il caso Sardegna”.

Scelte strazianti

Ma i medici dicono anche che se le terapie intensive restano piene, loro si ritroveranno davanti a scenari in cui dovranno fare scelte strazianti.
“Ogni prematuro allentamento delle restrizioni potrebbe mettere a rischio tanto la vita dei pazienti con Covid-19, costringendo per carenza di posti letto gli operatori a scelte strazianti sotto il profilo etico, come il triage inverso, quanto la salute dei pazienti con altre patologie, la cui prevenzione e cura rischia di essere ancora una volta sacrificata a causa della sottovalutazione del rischio di una persistente elevata circolazione del virus”.
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