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Draghi provoca una crisi inaspettata tra Italia e Turchia

© REUTERS / Kai Pfaffenbach Mario Draghi
Mario Draghi - Sputnik Italia, 1920, 12.04.2021
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L’incidente diplomatico verificatosi ad Ankara in occasione della visita fatta al presidente Erdogan dai vertici politici dell’Unione Europea ha avuto uno sviluppo imprevisto a Roma, in seguito ad un commento reso da Mario Draghi nel corso di una conferenza stampa.
Il Presidente del Consiglio italiano ha infatti definito “dittatore” Erdogan, pur sottolineando come con lui occorra comunque collaborare. Le conseguenze non si sono fatte attendere: la Turchia ha immediatamente protestato, convocando l’Ambasciatore d’Italia al Ministero degli Esteri per chiarimenti e chiedere una ritrattazione.
Nel frattempo, Draghi ha dovuto affrontare anche i rilievi interni di coloro che non comprendono quali ragioni impongano comunque all’Italia di intrattenere relazioni politiche, economiche e militari con l’attuale Turchia.
Alle note verbali hanno fatto seguito anche provvedimenti. Com’era già accaduto in passato – in particolare nel 1998, quando con Massimo D’Alema a Palazzo Chigi il Governo italiano aveva tentato di offrire l’asilo politico al leader del Pkk, Abdullah Ocalan – Ankara sembra intenzionata ad utilizzare contro Roma l’arma economica delle sanzioni.
Ventidue anni fa, venne minacciata la cancellazione di tutti i contratti sottoscritti dalle imprese italiane per esportare verso il mercato turco. Il 10 aprile 2021, invece, i turchi si sono limitati a lanciare un primo avvertimento, bloccando una fornitura di elicotteri diretti ad una scuola di volo delle loro Forze Armate: una commessa che era stata ottenuta da Leonardo Spa, importante società a capitale pubblico attiva nei comparti dell’aerospazio e delle produzioni per la difesa.
È stata altresì minacciata la sospensione di ulteriori accordi stretti con altre imprese italiane, fra le quali Ansaldo Energia.
La circostanza ha destato stupore e sensazione a Roma, dove risulta incomprensibile che uno Stato, per giunta ritenuto povero, possa decidere di sacrificare degli interessi economici ad obiettivi politici che appaiono legati esclusivamente al prestigio nazionale.
Erdogan all'assemblea ONU del 2019 - Sputnik Italia, 1920, 09.04.2021
Caso diplomatico Draghi-Erdogan, ma l’Italia può fare a meno della Turchia?
Ogni paese, naturalmente, possiede una cultura politico-strategica peculiare, che è il prodotto della sua storia, delle proprie esperienze e delle sue ambizioni collettive. Quelle dell’Italia e della Turchia sono costruite attorno a principi antitetici, che probabilmente riflettono anche livelli differenti di autonomia nazionale.
I turchi non subiscono un’occupazione straniera da poco meno di cento anni. Se ne liberarono da soli, sotto la guida dell’uomo che fondò il loro Stato moderno, Kemal Ataturk. L’Italia invece è stata sconfitta in tempi più recenti, al termine di un conflitto che ne comportò la trasformazione coatta in un paese pressoché impotente dal punto di vista politico-militare: una condizione cui Roma ha iniziato ad ovviare con molta fatica negli ultimi trent’anni.
Mentre gli italiani si convinsero che la ricerca della prosperità fosse l’unico interesse nazionale legittimamente perseguibile, la Turchia rimase sovrana. L’Italia divenne una grande potenza manifatturiera il cui benessere sarebbe permanentemente dipeso dall’apertura della propria economia e quindi dall’accesso ai mercati mondiali, che richiede a sua volta l’assenza di inimicizie.
Sotto il frequente controllo dei propri militari, invece, i turchi rimasero attenti alla geopolitica. Pur optando per l’Alleanza Atlantica in funzione antisovietica, ad esempio, non esitarono a ricorrere alla forza per tutelare gli interessi della comunità turco-cipriota rispetto al pericolo del loro assorbimento nello Stato greco, che pure dello stesso blocco occidentale faceva parte.
Nella crisi che si sta sviluppando si osserva quindi un’asimmetria. Mentre a Roma i rapporti internazionali di forza relativa si valutano in base al Pil, ad Ankara l’esposizione commerciale italiana verso la Turchia è considerata una vulnerabilità del Bel Paese su cui fare leva.
Leader del partito Fratelli d'Italia Giorgia Melonia Roma - Sputnik Italia, 1920, 09.04.2021
Sofagate, Meloni loda le dichiarazioni di Draghi su Erdogan: "Parole ferme e chiare"
Tale circostanza spiega le difficoltà in cui si trovano attualmente Palazzo Chigi e la Farnesina. Ritrattare una parola detta dal Presidente del Consiglio è difficile. Ma le imprese che sono danneggiate dalle ritorsioni turche potrebbero farsi valere. Anzi, è certo che lo faranno, avendo alle loro spalle un’opinione pubblica indisponibile a sacrificare fatturato e posti di lavoro per tenere il punto.
La posizione italiana è ulteriormente complicata dall’atteggiamento che sembrano avere assunto le autorità dell’Unione Europea e da alcuni vincoli che comporta per Roma l’appartenenza alla stessa Alleanza Atlantica di cui è Stato membro anche la Turchia.
Draghi ha certamente voluto esprimere in modo vistoso la propria solidarietà ad Ursula von der Layen. Ma dall’Unione Europea hanno tardato a giungere manifestazioni di sostegno nei confronti dell’Italia in questo specifico frangente. La Turchia, infatti, è temuta tanto in ragione delle dimensioni della sua diaspora presente in Europa quanto a causa dell’uso disinvolto della leva migratoria di cui si è già dimostrata capace in passato.
© Foto : Presidency of the Republic of Turkey L'incontro tra Recep Tayyip Erdogan, Charles Michel e Ursula Von der Leyen
L'incontro tra Recep Tayyip Erdogan, Charles Michel e Ursula Von der Leyen - Sputnik Italia, 1920, 18.05.2021
L'incontro tra Recep Tayyip Erdogan, Charles Michel e Ursula Von der Leyen
Quanto alla Nato, la situazione è non meno complessa. Quanto è avvenuto negli ultimi 15 anni e specialmente gli sviluppi del conflitto civile siriano hanno infatti permesso ad Erdogan di acquisire un’eccezionale rendita di posizione, di cui si sta valendo nei confronti di tutti i suoi maggiori interlocutori esteri.
Il segretario di Stato USA Antony Blinken - Sputnik Italia, 1920, 24.03.2021
S-400, Blinken esorta la Turchia ad abbandonare i sistemi di difesa aerea russi
Pur restando all’interno dell’Alleanza Atlantica, la Turchia ha fatto passi importanti nella distensione e nel dialogo con la Russia, fino al punto di spingersi a trattare l’acquisto del sistema missilistico di difesa antiaerea S-400.
In pratica, sotto Erdogan, Ankara ha assunto una posizione periferica nel sistema atlantico, accentuando la propria propensione ad ampliare il ventaglio delle opzioni a propria disposizione. Il risultato è che oggi la Turchia gode di uno straordinario peso negoziale.
In ambito atlantico, nessuno vuol far dei passi che possano incoraggiare Erdogan ad uscire dalla Nato. Dal canto loro, le potenze concorrenti che hanno conquistato influenza in Turchia tendono ad evitare qualsiasi mossa possa allontanare Ankara da loro per riavvicinarla agli Stati Uniti ed ai loro partner.
Può darsi – non è affatto certo infatti – che l’attuale amministrazione americana nutra qualche simpatia per gli ufficiali che di tanto in tanto criticano le politiche di Erdogan e magari auspichi anche un cambio ai vertici della Turchia.
Consegna degli S-400 russi in Turchia (foto d'archivio) - Sputnik Italia, 1920, 20.03.2021
Alla Turchia non serve chiedere il permesso degli Usa per usare lanciamissili russi S-400
Ma difficilmente assisteremo a prese di posizioni forti di Washington contro la Turchia in relazione alle recenti affermazioni di Draghi. E se segnali ci saranno, si vedranno in seguito, sotto altre forme: dall’andamento dei cambi alla crescita del dissenso anti-erdoganiano mediatizzato in Occidente. Ma nulla di decisivo nell’immediato.
Tutto quanto precede induce a ritenere che la crisi italo-turca verrà fatta rientrare con qualche opportuno gesto distensivo, che appagherà l’orgoglio turco senza turbare più di tanto l’Italia, che è un paese assai più attento alla tranquillità del business che non ad astratte concezioni del prestigio nazionale. Un modo per salvare le forme si trova sempre: provvederanno i diplomatici a trovarlo, con la fantasia e la flessibilità di cui sono tradizionalmente capaci.
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