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60 anni fa primo uomo nello spazio, ricordando Gagarin con l’astronauta Guidoni

© SputnikYuri Gagarin
Yuri Gagarin - Sputnik Italia, 1920, 12.04.2021
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Esattamente 60 anni fa ci fu il primo volo umano nello spazio, Yuri Gagarin il 12 aprile 1961 cambiò il corso della storia e aprì la strada dello spazio a tutta l’umanità. Tutti gli uomini attraverso gli occhi di Gagarin hanno sognato di vedere il bellissimo pianeta Terra dal cosmo. “Andiamo!”
Ha ispirato tantissimi giovani, ha fatto sognare il mondo intero diventando un eroe e un’icona internazionale. Fra mille incognite sessant’anni fa il cosmonauta russo Yuri Gagarin con la sua famosa frase “Andiamo!” fu il primo uomo nella storia a volare nello spazio. Il volo di Gagarin durò meno di due ore, ma furono i 108 minuti che cambiarono per sempre la storia.
A sessant’anni dall’impresa stellare di Gagarin oggi quali sono le sfide nello spazio di fronte agli astronauti? Qual è il ruolo dell’Italia nelle missioni spaziali? Il turismo spaziale è una realtà vicina? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in esclusiva Umberto Guidoni, astronauta, astrofisico e scrittore italiano. Ha partecipato a due missioni NASA a bordo dello Space Shuttle. Nel 2001 è stato il primo astronauta europeo a entrare nella Stazione spaziale Internazionale.
Umberto Guidoni - Sputnik Italia, 1920, 18.05.2021
Umberto Guidoni
— Umberto Guidoni, che cosa ha significato per l’umanità il volo di Gagarin?
— Sicuramente è stata una pietra miliare, ha aperto la strada dello spazio a tutta l’umanità. Fino a quel momento c’erano tantissime incognite rispetto al volo umano. Il fatto che ci sia arrivato e che abbia fatto anche solo un’orbita tornando sano e salvo era la prova che lo spazio era adatto per gli esseri umani. Da lì è cominciata l’avventura spaziale di tutto il mondo.
— Si ricorda quel 12 aprile o era troppo piccolo?
— Avevo 7 anni, me lo ricordo vagamente. Ovviamente mi ricordo che c’era grande eccitazione, ma non ho un ricordo vivissimo. L’ho conosciuto molto meglio più avanti quando sono cresciuto, dopo le missioni lunari, era una generazione che sognava lo spazio e quindi Gagarin era uno degli eroi di questa avventura.
© Foto : Umberto GuidoniUmberto Guidoni
Umberto Guidoni - Sputnik Italia, 1920, 18.05.2021
Umberto Guidoni
— Quando ha deciso di diventare un astronauta?
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— Da adolescente leggevo molta fantascienza e fumetti. Sognavo, come un’intera generazione di quegli anni ’60, di volare nello spazio. Quando c’è stato lo sbarco sulla luna ho capito che quello non era solo un argomento di fantasie da fumetto, ma la realtà di uomini in carne e ossa che affrontavano le insidie dello spazio. Ho pensato che anche io da grande avrei voluto volare nello spazio. Alla fine degli anni ’60 dopo lo sbarco sulla luna pensavo che quando sarei diventato grande saremmo arrivati su Marte, poi sappiamo che non è andata così…
— Che cosa si prova ad andare nello spazio e vedere da lassù la Terra?
— Saranno 600 le persone che sono andate nello spazio in 60 anni dal volo di Gagarin, siamo effettivamente in pochi. È una grande emozione vedere la Terra dallo spazio, come diceva Gagarin, è soprattutto azzurra, perché domina il colore degli oceani e devo dire vedendo quella macchia di colore su uno sfondo di nero impenetrabile e profondo mi è venuta voglia di abbracciarla. Mi è sembrato di avere di fronte a me un’isola bellissima, colorata, ma anche molto fragile.
— Dopo questi 60 anni quali sono oggi le sfide maggiori legate allo spazio?
— Dopo 60 anni siamo usciti dalla fase iniziale pionieristica in cui erano delle persone eroiche che affrontavano l’ignoto senza sapere se si poteva addirittura vivere e mangiare nello spazio. Dopo questi decenni abbiamo imparato a vivere e a lavorare nello spazio, ma siamo rimasti confinati all’orbita di Gagarin. Credo che la grande sfida che ci aspetta nei prossimi 50 anni sia varcare questo limite, lasciare l’orbita terrestre, ritornare sulla luna nei prossimi 4-5 anni, infine la vera grande sfida è andare su Marte. Questo ci riporterà alle sfide degli anni ’60, perché è una strada tutta da aprire, nessun umano si è mai allontanato così tanto dal suo pianeta.
— Lei ha lavorato con dei cosmonauti russi?
— A proposito dell’eredità di Gagarin, nel mio equipaggio c’era il cosmonauta Yuri Lonchakov, sulla stazione spaziale c’era un altro cosmonauta russo, si chiamava anche lui Yuri . I due cosmonauti russi che ho conosciuto meglio sono entrambi di nome Yuri! Sulla stazione spaziale nel modulo russo Zvezda c’era una foto di Gagarin e di Konstantin Ciolkovskij.
© Sputnik . RIA Novosti / Vai alla galleria fotograficaJurij Gagarin (in primo piano) e il cosmonauta di riserva German Titov in viaggio verso il Centro spaziale di Baikonur.
Jurij Gagarin (in primo piano) e il cosmonauta di riserva German Titov in viaggio verso il Centro spaziale di Baikonur. - Sputnik Italia
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Jurij Gagarin (in primo piano) e il cosmonauta di riserva German Titov in viaggio verso il Centro spaziale di Baikonur.
© Sputnik . Alexander Mokletsov / Vai alla galleria fotograficaJurij Gagarin (a sinistra) e Alexei Leonov (a destra) sul campo d'aviazione dopo una sessione di allenamento.
Jurij Gagarin (a sinistra) e Alexei Leonov (a destra) sul campo d'aviazione dopo una sessione di allenamento. - Sputnik Italia
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Jurij Gagarin (a sinistra) e Alexei Leonov (a destra) sul campo d'aviazione dopo una sessione di allenamento.
© Sputnik . Alexander Mokletsov / Vai alla galleria fotograficaCosmonauti Yuri Gagarin e Valery Bykovsky alla palestra
Cosmonauti Yuri Gagarin e Valery Bykovsky alla palestra - Sputnik Italia
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Cosmonauti Yuri Gagarin e Valery Bykovsky alla palestra
© AP Photo / Bob DearYuri Gagarin insignito della medaglia d'oro della British Interplanetary Society
Yuri Gagarin insignito della medaglia d'oro della British Interplanetary Society - Sputnik Italia
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Yuri Gagarin insignito della medaglia d'oro della British Interplanetary Society
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Jurij Gagarin (in primo piano) e il cosmonauta di riserva German Titov in viaggio verso il Centro spaziale di Baikonur.
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Jurij Gagarin (a sinistra) e Alexei Leonov (a destra) sul campo d'aviazione dopo una sessione di allenamento.
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Cosmonauti Yuri Gagarin e Valery Bykovsky alla palestra
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Yuri Gagarin insignito della medaglia d'oro della British Interplanetary Society
— Com’è stato lavorare con i russi?
Rendering della navicella Orel - Sputnik Italia, 1920, 12.02.2021
Scelto il luogo per l'atterraggio dei primi cosmonauti russi che sbarcheranno sulla Luna
— I cosmonauti russi sono sicuramente più vicini allo spirito europeo e italiano. Una cosa mi ha incuriosito molto. Quando ero in addestramento alla NASA c’era un corso di cultura russa condotto da un astronauta americano che aveva vissuto a Mosca e che raccontava com’era diversa la cultura russa. Ci dicevano per esempio di non aspettarci che i russi sarebbero stati puntuali. Io negli Stati Uniti ho visto che se alle 8.00 si comincia a lavorare, alle 8.01 si parte. Ci parlavano dei ritardi dei russi, ma è quello che succede esattamente in Italia!
Quando venivo invitato a cena dagli americani nell’invito veniva scritto anche l’orario in cui bisognava andare via. Ci spiegarono che se noi avremmo fatto così con i russi loro si sarebbero offesi. Anche in Italia non esiste che uno debba lasciare la cena ad un’ora prestabilita. Ci sono differenze culturali fra americani e russi, ma paradossalmente ho vissuto la cultura russa molto più vicina allo standard italiano piuttosto che a quello americano.
— Quanto è importante la cooperazione internazionale nello spazio?
Stazione Spaziale Internazionale: pubblicato un video della passeggiata spaziale dei cosmonauti russi - Sputnik Italia, 1920, 17.12.2020
Stazione Spaziale Internazionale: pubblicato video della passeggiata spaziale dei cosmonauti russi
— Il progetto della stazione spaziale internazionale era nato come risposta americana al programma russo della Mir. Per fortuna nel corso degli anni è cambiato questo atteggiamento, tant’è che la prima stazione spaziale avrebbe dovuto chiamarsi “Freedom”. In seguito le cose sono cambiate, la storia ha preso un’altra piega e i russi sono stati coinvolti, credo che sia stata la decisione più saggia presa in quegli anni.
Il progetto della stazione spaziale è potuto funzionare e funziona ancora grazie al fatto che sono stati coinvolti i russi. Basti pensare che lo Shuttle è andato in pensione, per molti anni gli astronauti sono riusciti ad andare sulla stazione solo con la Sojuz russa. La stazione ci ha permesso di fare esperimenti molto complessi, ci ha insegnato a vivere a lungo nello spazio, forse il risultato più grande però è quello di aver messo insieme Paesi che spesso si sono visti come nemici.
Lavorando insieme, culture diverse e tecnologie diverse, si ottengono i migliori risultati. Nello spazio questo è fondamentale. Anche se sulla Terra ci sono momenti di tensione per fortuna lo spazio è tenuto fuori, spero sia così anche in futuro. Ci sono delle avvisaglie di militarizzazione dello spazio, spero questo non avvenga, perché lo spazio è così complesso che solo mettendo insieme le migliori risorse dell’umanità è possibile avere successo.
— Il turismo spaziale è una realtà concreta? Secondo lei è un fenomeno positivo oppure no per lo spazio?
— Credo sia un fatto positivo, avverrà nei prossimi anni. I privati oggi hanno le tecnologie per poter viaggiare nello spazio. Questo apre il campo anche al turismo. È ovvio però perché questa cosa funzioni servono regole stringenti: il rischio è che mentre le agenzie spaziali danno la priorità alla sicurezza, i privati per ragioni di pura convenienza economica potrebbero decidere di ridurre le sicurezze e così si rischierebbero degli incidenti. È un po’come con gli aerei: ci dovrebbero essere delle agenzie internazionali che garantiscano standard di sicurezza uguali per tutti, privati e non.
Nel giro di 60 anni le persone andate nello spazio sono state poco più di 600, nei prossimi 60 anni probabilmente saranno milioni. Si apriranno le porte a chi nello spazio ci va a lavorare, non solo agli astronauti. Anche i turisti andranno nello spazio, solo chi se lo potrà permettere, magari per passare un fine settimana in un hotel spaziale non a 5 stelle, un hotel a milioni di stelle!
— Qual è il ruolo dell’Italia nelle missioni internazionali?
Riccardo Fraccaro - Sputnik Italia, 1920, 25.09.2020
Spazio, l'Italia andrà sulla Luna: Fraccaro firma dichiarazione congiunta con la NASA
— L’Italia è fra i primi Paesi che hanno iniziato a lavorare sulle tecnologie spaziali. Come spesso succede al nostro Paese ci sono stati alti e bassi, per un certo periodo l’Italia non ha avuto un grande ruolo, alla fine degli anni ’80 c’è stata una nuova ondata. L’Italia è entrata a far parte dei Paesi che partecipano alla stazione spaziale internazionale. In questo momento l’Italia in Europa è fra i primi Paesi insieme a Germania e Francia nel settore spaziale, ha buoni rapporti sia con i russi sia con gli americani. L’Italia sta tentando di avere dei rapporti anche con i cinesi, che sono la terza forza con la tecnologia in grado di portare astronauti nello spazio.
L’Europa nonostante sia avanzata dal punto di vista dei razzi non ha ancora un veicolo per trasportare gli astronauti, che sono ospiti o dei russi o degli americani, e forse un giorno dei cinesi. Devo dire che i russi e gli americani hanno in comune l’atteggiamento di guardare al futuro, gli europei sono un po’ più chiusi sul presente. Questo mostra quanto un Paese sia proiettato verso la tecnologia e lo spazio.
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