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Ora Washington punta sull'Italia in Libia e in Europa

© AFP 2021 / Tiziana FabiLuigi Di Maio, Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale
Luigi Di Maio, Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale - Sputnik Italia, 1920, 11.04.2021
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Domani il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, incontrerà a Washington il segretario di Stato americano Anthony Blinken. Sarà il primo ministro degli Esteri ad essere ricevuto al dipartimento di Stato.
“Sono onorato di essere il primo ministro degli Esteri ricevuto ufficialmente dalla nuova amministrazione”. Con questo tweet il capo della Farnesina ha annunciato la sua visita di due giorni negli Stati Uniti.
Domani a Washington incontrerà il segretario di Stato, Anthony Blinken e la speaker della Camera dei rappresentanti, Nancy Pelosi. L’occasione è quella del 160esimo anniversario delle relazioni diplomatiche Italia-Usa.
Ma per gli esperti dietro la convocazione del ministro grillino al dipartimento di Stato, ci sarebbe la volontà della nuova amministrazione di puntare sull’alleato italiano.
La nomina di Mario Draghi avrebbe dato nuovo slancio alle relazioni tra Italia e Stati Uniti. Con il nuovo premier, scrive in un editoriale il direttore di Repubblica, Maurizio Molinari, ci sono “tante convergenze sui temi globali”.
Dalla “partnership per battere la pandemia, risollevare la crescita, affrontare le crisi globali e respingere la sfida delle autocrazie”.
“In questo periodo di sfide globali senza precedenti, dal Covid-19 ai cambiamenti climatici, dall’autoritarismo agli sconvolgimenti economici e tecnologici, il rafforzamento della partnership tra Italia e Stati Uniti non è mai stata così importante”, avevano sottolineato in un editoriale pubblicato a quattro mani proprio su Repubblica, la scorsa settimana, gli stessi Blinken e Di Maio.
I capi della diplomazia italiana e statunitense avevano riaffermato “il comune impegno all’interno della Nato” e “l’obiettivo primario nella stabilizzazione del bacino del Mediterraneo, dall’Afghanistan al Sahel”.
Compresa la Libia. Secondo un’analisi di Gian Micalessin, pubblicata sul Giornale, infatti, l’affondo di Draghi nei confronti di Erdogan non sarebbe una semplice gaffe, ma rientrerebbe nel quadro di una strategia di “ridimensionamento” degli interessi turchi a Tripoli.
Di Libia Blinken e Di Maio hanno parlato anche lo scorso marzo in un faccia a faccia a margine della riunione ministeriale della Nato a Bruxelles.
Insomma, a Washington punterebbero sul nuovo governo italiano come alfiere degli interessi americani non solo nel Nord Africa e nel Sahel, ma anche all’interno della stessa Unione Europea.  
Del resto, come nota ancora Micalessin, l’austerity tedesca era invisa anche dall’amministrazione Obama, di cui il neo presidente Usa faceva parte.
Non a caso l’uscita del premier italiano, che durante una conferenza stampa non ha esitato a definire Erdogan un “dittatore”, sembra non essere stata condivisa  dai vertici europei.
E neppure da Parigi e Berlino, con Angela Merkel ed Emmanuel Macron che hanno preferito non esprimersi sulla vicenda.
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