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La ritorsione turca per le parole di Draghi: verso il boicottaggio delle aziende italiane?

© Sputnik . Mikhail KlimentievIl presidente turco Recep Tayyip Erdogan
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan - Sputnik Italia, 1920, 11.04.2021
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Dal premier Draghi non arrivano le scuse per aver definito Erdogan un dittatore. E Ankara lancia il boicottaggio contro le aziende italiane. A rischio la vendita da 70 milioni di euro degli elicotteri da addestramento di Leonardo. Avvertimenti anche ad altre società, compresa Ansaldo Energia.
Continua la crisi diplomatica tra Roma ed Ankara dopo le parole del premier italiano Mario Draghi, che martedì scorso, parlando del trattamento riservato dal governo turco alla presidente della Commissione Ue, Ursula Von Der Leyen, lasciata senza sedia durante un incontro ufficiale ad Ankara, aveva definito il presidente Recep Tayyip Erdogan un “dittatore”.
“Con questi, chiamiamoli con il proprio nome, dittatori, dobbiamo essere franchi nell’esprimere differenti punti di vista, opinioni, comportamenti, visioni della società, ma anche essere pronti a collaborare e cooperare”, aveva detto il premier in conferenza stampa.
Per tutta risposta Ankara ha richiamato il proprio ambasciatore e preteso le scuse ufficiali del governo italiano. Scuse che non sono ancora arrivate.
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Sofagate, Draghi: "Con dittatori come Erdogan serve approccio franco. Dispiaciuto per von der Leyen"
E così, secondo quanto si legge su Repubblica, è partito il boicottaggio turco verso le aziende italiane.
La prima vittima dello scontro diplomatico è il colosso tecnologico Leonardo. Il governo di Ankara avrebbe deciso di sospendere l’acquisizione di dieci elicotteri di addestramento AW169. Un affare da 70 milioni di euro, prima tranche di una fornitura del valore complessivo di 150 milioni, concordata a fine marzo.
Ora la trattativa, secondo lo stesso quotidiano, sarebbe congelata. Repubblica assicura che sarebbero a rischio anche gli affari con due società private e Ansaldo Energia.
Così da Ankara sono determinati a fare pressione sul piano economico per spingere il governo italiano a fare un passo indietro. L’interscambio fra Italia e Turchia, del resto, vale più di 10 miliardi di euro l’anno.
Fonti di Palazzo Chigi assicurano che la Farnesina è al lavoro per ricucire i rapporti. Ma da Ankara i toni sono ancora infuocati, con il ministro dell’Industria, Mustafa Varank, che ha detto di “non accettare lezioni di democrazia da chi ha inventato il fascismo”.
Nel pomeriggio, l'Agenzia Nova, che cita fonti istituzionali ed aziendali, ha fatto sapere come le "frizioni" seguite alle parole di Draghi, finora "non avrebbero causato alcuna ricaduta negativa sulle nostre aziende", smentendo la ricostruzione di Repubblica. 
Secondo gli analisti, però, come Fabio Grassi, docente di Storia dell’Europa Orientale all’Università La Sapienza di Roma e senior fellow del think tank Il Nodo di Gordio, intervistato da Sputnik Italia, l’Italia non può fare a meno della Turchia, a meno che non sia pronta a mettere in conto una serie di danni importanti sul piano economico.

Il ministro Orlando: "Recessione democratica in molti Paesi, la ragione economica non può farci chiudere gli occhi"

Sulla querelle con la Turchia per l'episodio del "sofagate" è intervenuto anche il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, intervistato dalla trasmissione Il caffé della domenica, su Radio 24. "Nel mondo c'è purtroppo, in questo momento, quella che gli esperti e studiosi di diritti umani definiscono recessione democratica. Purtroppo non c'è solo la Turchia", è stato il commento del ministro.
"In molti Paesi, anche all'interno dell'Unione europea, si stanno facendo passi indietro", ha ribadito Orlando. "Penso - ha sottolineato infine - sia giusto tenere sempre alta l'attenzione ed anche la ragione economica non può farci chiudere gli occhi di fronte a questi aspetti". 
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