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Polemica Conte-Giannini. Il direttore de La Stampa: “Ecco dove avete sbagliato in politica estera”

© Filippo AttiliGiuseppe Conte, sullo sfondo il portavoce Rocco Casalino
Giuseppe Conte, sullo sfondo il portavoce Rocco Casalino - Sputnik Italia, 1920, 07.04.2021
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Scontro sulle pagine del quotidiano per le missioni in Libia dei precedenti governi e del premier Draghi, tra errori e imbarazzi in politica estera.
Prosegue sulle pagine del quotidiano torinese La Stampa la polemica tra l’ex premier Giuseppe Conte e il direttore Massimo Giannini. Al centro del batti e ribatti sulle colonne del giornale la politica estera del governo Conte e Conte bis e in particolare la Libia.
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Il leader del M5S aveva anche difeso la foto con Haftar sottolineando che non fu una “photo-opportunity” e aveva aggiunto “lo rifarei”.
Adesso Giannini torna ad attaccare e parte proprio dalla foto:
“Comprendo il ‘movente – scrive il direttore - dopo aver respinto ‘altre richieste non accoglibili’ (sono parole Sue) quella foto era evidentemente l’unica che ritenne di accogliere per raggiungere il risultato, cioè il rilascio dei pescatori. Fu dunque un gesto di realpolitik”.

La risposta del direttore

Giannini enumera nel testo pubblicato oggi quelli che secondo lui sono stati gli errori dei due governi Conte in “tutta la politica estera”. La missione dell’allora vicepremier e ministro degli Interni Matteo Salvini al Cremlino con l’attacco a Francia e Germania.
© Foto : Marco Minna - © Agenzia NovaPresentata la tessera per il reddito di cittadinanza. Nella foto Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio e Luigi Di Maio, allora ministro del Lavoro, 4 Febbraio 2019
Presentata la tessera per il reddito di cittadinanza. Nella foto Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio e Luigi Di Maio, allora ministro del Lavoro, 4 Febbraio 2019 - Sputnik Italia, 1920, 18.05.2021
Presentata la tessera per il reddito di cittadinanza. Nella foto Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio e Luigi Di Maio, allora ministro del Lavoro, 4 Febbraio 2019
La missione del vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio a Parigi, “quando insieme all’allora suo scudiero Di Battista incontrò il leader dei gilet gialli Christophe Calencon e ne sostenne pubblicamente la battaglia”.
E poi “l’atteggiamento un po’ troppo appiattito su Trump, che del resto le valse un endorsement fondamentale per il Suo secondo governo”.
Giannini, però, da anche un merito a Conte: “Lei ha fatto quel che ha potuto. E di una cosa, decisiva per noi e per l’intero Occidente, Le do atto volentieri: ha tenuto la barra dritta sull’elezione di Ursula Von Der Leyen alla presidenza della Commissione Ue."

La lettera dura di Conte

“Non posso tacere”, aveva scritto il 5 aprile Conte sulle stesse pagine, difendendo anche la “filiera diplomatica e dell’intelligence” protagonisti degli errori di cui aveva parlato Giannini.
“Trovo palesemente fuorviante riassumere tutte le iniziative di politica estera poste in essere dai due governi da me presieduti con l’immagine di ‘un’Italietta che finalmente si risveglia dalla sbornia nichilista, sovranista e anti-occidentale di questi ultimi tre anni’”.
Conte poi aveva risposto alle “falsità”, la prima sugli incontri ad Abu Dhabi con Mohammed bin Zayed, e la seconda sul blitz a Bengasi. 
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Sulla foto con Haftar Conte ha replicato che “già all’epoca dei fatti chiarii che volai in Libia non per piacere, ma perché fu l’unica condizione per ottenere il rilascio dei diciotto pescatori. L’ho fatto. Lo rifarei”.

L’attacco di Giannini

L’editoriale dal titolo “Italia e Libia. Un atlante occidentale” è stato il testo che ha scatenato il vespaio.
In quelle colonne Giannini aveva parlato, oltre alla foto “imbarazzante” di Conte con Haftar, anche  di “ultime pezze a colori improvvisate da Giuseppe Conte nel Corno d’Africa e nella Penisola Arabica” che  “hanno portato più malefici che benefici”.
E poche righe dopo Giannini aveva attaccato i precedenti governi italiani che non hanno fatto “niente per supportare la fragilissima tregua libica e l’ancora più fragile governo provvisorio ma unitario di Dbeibah”.
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