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Draghi in Libia per riaffermare il ruolo storico dell’Italia

© Foto : CC-BY-NC-SA 3.0 IT / Presidenza del Consiglio dei Ministri / Filippo Attili Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, a colloquio con il Primo Ministro Abdelhamid Dabaiba
 Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, a colloquio con il Primo Ministro Abdelhamid Dabaiba - Sputnik Italia, 1920, 07.04.2021
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“Soddisfacente, caloroso e ricco di contenuti”, così il premier Draghi ha descritto la sua prima visita ufficiale all’estero. La Libia sta vivendo un momento unico per ricostruire una vecchia amicizia con Roma che non si è mai interrotta. C’è desiderio di futuro, che passa attraverso una partnership speciale fra Italia e Libia.
Il viaggio di Mario Draghi a Tripoli, il primissimo da quando è diventato premier, ha un alto peso simbolico. La Libia ritorna in careggiata, anche se a fatica, in vista delle elezioni di dicembre. Il Paese ha un primo ministro riconosciuto in Tripolitania e Cirenaica e appoggiato dall’Unione Europea. Per l’Italia ora è un momento cruciale per ribadire il suo ruolo in Libia attraverso la diplomazia, aprendo il consolato a Bengasi e attraverso gli storici rapporti economici con i libici.
Fra i dossier più caldi affrontati da Draghi e dal primo ministro libico Abdulhamid Dabaiba quello migratorio ed energetico. Quali sono le sfide principali per il futuro dei rapporti italo-libici? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali (CeSI).
— È la prima visita di stato da Presidente del Consiglio. Andrea Margelletti, che peso ha il viaggio di Draghi in Libia?
Di Maio a Tripoli - Sputnik Italia, 1920, 26.03.2021
Libia, l’Italia guadagna “terreno” e riparte con una marcia in più
— È un viaggio di un’importanza estremamente rilevante per due ragioni. Innanzitutto il presidente Draghi ha un suo peso personale sullo scenario internazionale. In secondo luogo in maniera davvero saggia sceglie come primo viaggio non di andare a trovare amici consolidati, ma di affrontare una delle problematiche principali dell’agenda politica internazionale italiana.
— Negli ultimi anni l’influenza italiana in Libia si è un po’ affievolita. Crede che ora Roma riuscirà a recuperare terreno? Quali sono le sfide principali?
— Io non direi che l’atteggiamento italiano nei confronti della Libia sia stato negli ultimi anni più debole o di minore impatto. Il fatto è che l’Italia sceglie per tradizione un approccio meno muscolare rispetto ad altre nazioni. Per questo a volte si vede di meno, ma in realtà il peso specifico rimane estremamente rilevante. Non è un caso che noi siamo ascoltati molto attentamente da tutti i giocatori sul campo.
— Quali sono gli interessi in gioco in questa nuova era dei rapporti italo-libici?
— L’interesse principale dell’Italia in Libia sono i libici. Noi abbiamo l’interesse che quel Paese, per tradizione particolarmente vicino all’Italia, possa godere di un periodo di pace, serenità e prosperità. Attraverso questi elementi si potrà intraprendere continui e fruttuosi rapporti, non solo commerciali e politici, ma soprattutto quelli fra due nazioni che sono da sempre intrecciate.
— Comunque sia fra i dossier più caldi per l’Italia rispetto agli altri partner europei c’è senz’altro il problema dei migranti, non crede?
Migranti radunati al fiume Maritsa, Edirne, Turchia, Marzo 2020 - Sputnik Italia, 1920, 26.03.2021
5 anni fa, accordo UE-Turchia sui migranti: la Turchia sarà ancora una “sala d’aspetto”?
— Il problema migratorio è fondamentalmente europeo. Immaginare che i migranti arrivino sul nostro territorio e che quindi sia un problema soltanto italiano vuol dire o non capire o essere in mala fede. Per questo un’azione multilaterale è sempre più necessaria.
— Per rilanciare i rapporti con la Libia però è necessario il mantenimento del cessate il fuoco e il raggiungimento dell’unità nazionale. Lei è fiducioso in vista delle elezioni di dicembre?
— Io mi auguro che i soggetti internazionali, che in qualche maniera entrano nelle dinamiche interne libiche, comprendano sempre di più che per avere una Libia tranquilla non bisogna aumentare il numero dei cannoni, ma quello del consenso e del dialogo. Il problema della Libia potrà essere risolto soltanto quando tutte le nazioni europee, mediorientali e dell’est Europa coinvolte nell’ambito libico capiranno che questo Paese non può essere un campo di battaglia alternativo. I libici meritano di più.
— In questo contesto possiamo dire che c’è un rapporto speciale fra italiani e libici? L’Ambasciata italiana nel Paese non ha mai chiuso nemmeno durante il conflitto.
— L’Italia non chiude mai la porta in faccia a chi è in difficoltà. La diplomazia italiana, le forze armate italiane, il commercio italiano e l’intelligence italiana sono sempre a disposizione per cercare di dirimere i conflitti e non di trarne dei profitti.
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