Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

Libia, la sfida di Draghi

© Filippo AttiliL'accoglienza a Mario Draghi in Libia
L'accoglienza a Mario Draghi in Libia - Sputnik Italia, 1920, 07.04.2021
Seguici su
Il disegno dell’amministrazione Biden  punta ad isolare Turchia e Russia, ma il nostro paese difficilmente potrà garantire solo gli interessi nazionali o atlantici. Anche per la complessità di un paese che sul terreno resta profondamente diviso. 
Quando tutto ormai sembrava perduto siamo tornati in Libia.
Ma l’arrivo a Tripoli di Mario Draghi,  primo capo di un esecutivo  straniero ad incontrare il premier del nuovo governo di unità nazionale Abdulhamid Dabaiba non è un caso. E non è stato deciso né a Roma, né nella capitale libica. Per comprendere la resurrezione di un’Italia che da due anni almeno aveva abdicato al ruolo di potenza di riferimento per l’ ex colonia bisogna guardare a Washington.
L’Amministrazione Biden, impegnata  in una politica di contrapposizione frontale con Mosca è decisa a ribaltare le politiche di Donald Trump accusato d’aver ignorato il quadrante del Mediterraneo permettendo al nemico russo e all’infedele alleato turco di allargare la  propria influenza dalla Siria alla Libia.
Proprio per questo all’Italia di Mario Draghi è stato richiesto di riprendere il suo tradizionale ruolo in una ex-colonia di cui gli  americani faticano da sempre a comprendere dinamiche e complessità.
© Filippo AttiliDraghi in visita in Libia Tripoli, 06/04/2021 - Il Presidente del Consiglio Mario Draghi in visita in Libia.
Draghi in visita in Libia Tripoli, 06/04/2021 - Il Presidente del Consiglio Mario Draghi in visita in Libia. - Sputnik Italia, 1920, 18.05.2021
Draghi in visita in Libia Tripoli, 06/04/2021 - Il Presidente del Consiglio Mario Draghi in visita in Libia.

Non mancano le incognite

La grande incognita è se  l’Italia saprà o riuscirà a riprendere le fila di una situazione radicalmente mutata. E se per farlo sarà sufficiente rispolverare le vecchie intese di Silvio Berlusconi e del Colonnello Gheddafi. Le inizative coincordate da Draghi e da Dabeiba nell’incontro del 6 aprile ricalcano infatti molti punti di quel Trattato di Amicizia siglato nell’ormai lontanissimo 2008.
L’asse principale resta la costruzione dell’autostrada litoranea da 1800 chilometri destinata a collegare il confine tunisino con quello egiziano. Tutt’attorno si estende un corollario di opere altrettanto ambiziose che spazia dalla ristrutturazione della rete elettrica affidata all’Enel allo sfruttamento dell’energia solare grazie agli impianti a pannelli affidati all’Eni fino alla ricostruzione degli aeroporti,  alla ripresa dei voli aerei e alla chiusura di quelle frontiere meridionali su cui dopo il disastroso intervento Nato del 2011 transitano senza controllo migranti, contrabbandieri trafficanti e terroristi.
Opere affiancate dalle iniziative di altri paesi europei destinate a dar vita ad un piano complessivo di ricostruzione dell’entita di qualche miliardo di euro affidato all’Ue e guidato sul terreno da Italia e Eni.
Un progetto che nelle intenzioni della presidenza Biden dovrebbe contenere l’influenza di Turchia e Russia, ma che dovrà inevitabilmente fare i conti con la complessa  situazione del paese. Il nuovo governo di unità nazionale libico, per quanto votato e riconosciuto dal Parlamento, continua a fronteggiare una situazione di sostanziale divisione. Una divisione ben più profonda di quella sfociata nello scontro tra Tripoli e le forze del generale  Khalifa Haftar.
© Filippo Attili Incontro tra il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, e il Primo Ministro Abdelhamid Dabaiba.
 Incontro tra il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, e il Primo Ministro Abdelhamid Dabaiba. - Sputnik Italia, 1920, 18.05.2021
Incontro tra il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, e il Primo Ministro Abdelhamid Dabaiba.

La Libia resta un puzzle difficile da ricomporre

La Tripolitania nonostante l’unità dimostrata nel contrapporsi ad Haftar resta un’instabile e irrequieto mosaico dove decine di milizie  armate si contendono il potere territoriale.
E sopra di loro persiste comunque l’influenza di una Turchia scesa in ampo con droni e milizie jihadiste per difendere Tripoli e bloccare l’avanzata del generale Khalifa Haftar.
Per non parlare della penetrazione di una Fratellanza Musulmana che grazie al sostegno offertole dalla Turchia di Erdogan ha guadagnato alla propria causa vasti settori produttivi e molti settori della politica. 
 Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, a colloquio con il Primo Ministro Abdelhamid Dabaiba - Sputnik Italia, 1920, 07.04.2021
Draghi in Libia per riaffermare il ruolo storico dell’Italia
Tra cui lo stesso premier Dabeiba considerato un seguace della Fratellanza oltrechè dell’alleanza con Erdogan. Appena oltre Sirte restano invece  le barricate difese dagli uomini di  Haftar.
Il generale, seppur uscito sconfitto e politicamente delegittimato dal tentativo di conquistare Tripoli, continua a contare sulla formazione armata più consistente e meglio armata del paese. Una forza affiancata, secondo fonti occidentali, da circa 2mila contractors russi dispiegati da Sirte dino alla base di Jufra. 
“Vi sono numerosi rapporti - spiegava a metà marzo l’ inviato Onu per la Libia  Jan Kubis -  riguardo la costruzione di fortificazioni e di posizioni difensive lungo l’asse centrale della libia che che va da Sirte a Jufra”
Quelle e altre “insidie”  possono, secondo Kubis, ostacolare o ritardare  il voto che a dicembre dovrebbe garantire la  nascita del primo parlamento e del primo governo democraticamemte eletti dopo sette anni di guerra civile.
In questa situazione il risiko di Mario Draghi, scelto dagli Usa come uomo di riferimento non solo per l’Italia, ma per tutto il piano di ricostruzione europeo  non sarà facile. E dovrà inevitabilmente  tener conto delle  ambizioni di due convitati di pietra come  Turchia e Russia. In questo scenario  le ambizioni più pericolose sono senza dubbio quelle di Erdogan.

Attenti alla Turchia

La Turchia oltre ad operare, come l’Italia, dalla piattaforma strategica della Cirenaica è mossa  da un’inesorabile fame energetica. Una fame che la spinge a cercare gas e petrolio  mettendo inevitabilmente a rischio gli interessi dell’Eni.
Lo scorso giugno Fatih Dönmez, ministro dell’energia di Ankara, ha annunciato di voler dare il via, a breve, alle prospezioni per la ricerca di nuovi pozzi nel sottosuolo libico “Nell’ambito delle intese con la Libia abbiano già indicato - ha detto il ministro - sette aree di ricerca”.
Quelle aree potrebbero facilmente sovrapporsi a quelle dell’Eni, soprattutto nel settore delle piattaforme offshore, ma  alla fine sarà assai difficile negare ad Ankara le concessione per le nuove prospezioni.
Senza dimenticare che la Turchia, assai presente nel settore costruzioni già prima dell’intervento Nato, pretenderà ruoli di rilievo per le proprie compagnie  anche nella costruzione  dei lotti dell’autostrada paralleli alla coste della Tripolitania.
Ma lo stesso vale per la Russia decisa  a vedersi garantiti i contratti  firmati a suo tempo da Putin e Gheddafi. A partire da quelli di prospezione petrolifera del bacino della Sirte. 
E senza dimenticare il progetto da oltre due miliardi di euro per la costruzione di una rete ferroviaria parallela all’autostrada litoranea affidato a suo tempo alla compagnia russa RZhD. 
Ma quel  progetto contiene un appendice assai indigesta per Washington che di certo farà di tutto per impedire il ritorno di in Libia di  quella China  Railway Construction Corporation (Crcc) a cui Gheddafi aveva assegnato la costruzione della tratta da Sirte al confine tunisino.
Insomma il ritorno dell’Italia in Libia si delinea come una sfida estremamente complessa. Un sfida nel corso della quale Draghi, l’Italia e l’Eni non potranno  limitarsi a perseguire gli interessi nazionali, o quelli dell’asse atlantico, ma dovranno inevitabilmente dimostrare di saper dialogare con tutti i protagonisti del complesso mosaico libico.
Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала