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Padre Zanotelli e politiche migratorie del ministro Lamorgese: sono micidiali

© Foto : Valdera SolidalePadre Alex Zanotelli
Padre Alex Zanotelli - Sputnik Italia, 1920, 05.04.2021
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Padre Alex Zanotelli avvia un nuovo digiuno a favore dei migranti a suo dire respinti dalla politica migratoria dell'Italia e dell'Europa, nel Mediterraneo come nei Balcani.
Il comboniano Padre Alex Zanotelli interviene sulla politica migratoria attuata dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, e ritiene che sia “sempre più pesante”.
“Draghi appoggia con fermezza l’agenzia europea Frontex che ha il compito di pattugliare i confini europei, ma non muove un dito per salvare vite umane nel Mediterraneo”, è il duro monito di padre Zanotelli affidato all’agenzia Adnkronos.
Padre Zanotelli ha anche annunciato il nuovo “digiuno di giustizia” che cade proprio nei giorni successivi alla Pasqua, per chiedere una politica migratoria più umana e accogliente.
Inoltre alle ore 15 di mercoledì 7 aprile sarà sotto Montecitorio per un sit in di protesta pacifica.
Secondo i dati riportati da padre Alex Zanotelli quest’anno nei primi tre mesi sono morte in mare già 640 persone, ma forse anche 1200 stando alle stime più nefaste.
“Invece è sempre più attiva la Guardia costiera libica (creata e finanziata dall’Italia) che, in questi primi tre mesi ha intercettato in mare (con l’aiuto dell’Italia), 5.400 rifugiati e li ha riportati nei lager libici”, afferma il religioso cattolico.
“In questa grave situazione diventa ancora più micidiale la politica della ministra degli Interni, Luciana Lamorgese, che trattiene nei porti italiani, per banalità burocratiche, le navi delle Ong”, afferma ancora il comboniano.

Davanti Montecitorio da 3 anni

Padre Zanotelli ricorda che da 3 anni, ogni primo mercoledì del mese alle ore 15, lui è in piazza Montecitorio, davanti al Parlamento italiano, per contestare le politiche migratorie applicate dall’Italia nel Mediterraneo.
Politiche migratorie dell’Italia e anche di Bruxelles, che padre Zanotelli considera “razziste e xenofobe”.
Una politica che però non si ferma al Mediterraneo, ma che prosegue anche lungo l'arco alpino e nei Balcani, aggiunge il comboniano.
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