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Lockdown penalizza le donne: perché con la pandemia il gender gap è aumentato?

© Fotolia / Ihar UlashchykLavoro
Lavoro - Sputnik Italia, 1920, 05.04.2021
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Molti indicatori mostrano che una delle categorie più penalizzate dalla pandemia sono le donne.
Le donne, che già lavorano in settori più colpiti e guadagnano molto meno degli uomini, sono state più colpite dal Covid-19 e dalla crisi economica che ne è seguita. Secondo gli ultimi dati dell'Istat, rispetto all'anno scorso sono stati bruciati circa 274 mila posti di lavoro occupati da donne. Per gli uomini invece questo calcolo si ferma a -151mila. 
Dall'altra parte – le donne hanno dovuto incrementare il tempo dedicato alla cura della famiglia. In particolare, si sono spesso fatte carico di compiti aggiuntivi durante il lockdown e la chiusura delle scuole – sostituendosi in tanti casi agli insegnanti, o facendosi carico di parenti bisognosi di cura.
© Foto : Differenza Donna OngElisa Ercoli, Presidente Differenza Donna Ong
Elisa Ercoli, Presidente Differenza Donna Ong - Sputnik Italia, 1920, 18.05.2021
Elisa Ercoli, Presidente Differenza Donna Ong
Quali sono effetti collaterali del distanziamento sociale per le donne? L’era post-Covid può essere il punto di svolta per le questioni di genere? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Elisa Ercoli, Presidente Differenza Donna Ong.
— Dott.ssa Ercoli, che impatto ha avuto il Covid sulle donne a livello psicologico? Come si sentono in questo tempo sospeso che stiamo vivendo? E quali sono stati le emozioni prevalenti durante l'isolamento?
— L'impatto più che psicologico è stato reale. Le donne che stavano vivendo un maltrattamento in famiglia hanno avuto nel lockdown una situazione di ancora più controllo e limitazione della propria libertà. Rimanendo tutti a casa sono scomparsi quei tempi di vita che lasciavano tempo non controllato dal maltrattante, almeno nel tragitto per accompagnare a scuola i figli, oppure per fare la spesa, oppure in casa ma senza il maltrattante che andava a lavorare. Quindi le donne stanno vivendo maggiore controllo, meno libertà ed anche maggiore dipendenza economica, infatti la crisi pandemica ha comportato una crisi economica che è stata massimamente pagata dalle donne perchè più precarie. 
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In questa situazione generale il sentimento diffuso tra le donne maltrattate è di ancora più difficoltà ad uscire dalla violenza, ancora più difficoltà ad essere nelle condizioni di poter scegliere liberamente di lasciare il partner violento.
— Secondo alcuni studi, lockdown e smart working sembrano aver amplificato il gap di genere esistente e ha incrementato, talvolta, il carico di lavoro per le donne dentro le mura domestiche. Lei è d’accordo con questa valutazione?
— Non posso che essere d'accordo, non è un'opinione è una evidenza scientifica di dati che leggono una realtà. A dicembre 2020 l'Italia ha avuto 101.000 nuovi disoccupati di cui 99.000 sono state donne ed inoltre lo smart working per le donne ha significato lavoro, cura della casa, cura dei familiari, supporto per la DAD richiedendo un carico di lavoro e lavori di casa ancora maggiore rispetto al periodo precedente, periodo in cui i lavori di cura in Italia sono comunque sproporzionatamente svolti dalle donne in una percentuale pari all’80%.
— Il 55,9% dei posti di lavoro persi per gli effetti della crisi sanitaria in corso è al femminile. Come dobbiamo leggere queste cifre, visto che le donne di solito sono considerate come risorsa per l’intera tenuta del Paese che sta “su tutti i fronti” a proposito del Covid?
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— Se noi donne fossimo davvero considerate risorsa per l’intera tenuta del Paese non staremo in questa condizione. Diciamo che noi donne siamo risorsa per tutto il Paese ma le discriminazioni di genere e l'organizzazione sociale del nostro.
— L’emergenza generata dall’epidemia di coronavirus ha accresciuto il rischio di violenza sulle donne, poiché molto spesso la violenza avviene dentro la famiglia. Gli uomini violenti con cui queste donne vivono, spesso fanno leva sulle minacce. Su frasi come “Non troverai mai un lavoro“, “Non riuscirai a trovare una casa per i tuoi figli”, ecc. Quindi anche questo problema è diventato l’altra faccia della stessa medaglia che conferma ancora una volta che il Coronavirus ha colpito le fasce più deboli del mercato del lavoro?
— La pandemia ha svelato le discriminazioni già attive da millenni. La violenza maschile è possibile in maniera così diffusa e senza controllo sociale proprio perché strutturale, collegata a tutte le altre forme di discriminazioni contro le donne: ghettizzazione nei lavori precari, Gender pay gap, tetto di cristallo, responsabilità sproporzionata nei lavori di cura secondo i ruoli tradizionali di genere. 
All'interno di queste discriminazioni contro le donne così diffuse in ogni ambito pubblico è unito queste alla organizzazione sociale ideata sui ruoli tradizionali, le donne hanno ostacoli continui alla affermazione della loro autonomia e sono spinte a continuare ad essere dipendenti dagli uomini anche economicamente. 
Oggi abbiamo la grande occasione del NGEU che può darci l'opportunità di rivedere la nostra organizzazione sociale e le nostre infrastrutture perché le donne non siano più la cura non pagata, la sostituzione non pagata del welfare.
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Abbiamo bisogno di asili nido, oggi abbiamo una copertura nazionale del 12% e dobbiamo arrivare al 60%. Solo questa misura libererebbe forza lavoro delle donne e otterremo una crescita di Pil automatica. In più poiché molta occupazione sarà su digital e new green, settori tradizionalmente maschili, dobbiamo avviare una forte assunzione delle donne nel sociale che ci permetta di ribilanciare la sproporzione che provocherebbe non attuare misure di correzione. Insomma la valutazione dell’impatto di genere per ogni decisione e politica deve diventare una regola altrimenti non ne usciamo e ci riproveremo tutte e tutti oltre al fatto che le donne pretendono una piena cittadinanza che tarda a realizzarsi.
— Secondo il presidente dell'Istituto di statistica, Gian Carlo Blangiardo, la crisi sanitaria ed economica potrebbe influire negativamente, oltre che sul numero di decessi, anche sulla natalità. Cosa si può fare per contrastare questo pericoloso fenomeno e incoraggiare le donne?
​— La denatalità è un problema che l’Italia ha molto prima della pandemia e dipende dalla non occupazione delle donne. Più le donne avranno lavoro e diritti più potranno liberamente scegliere anche rispetto alla maternità.
— A Suo avviso, quali politiche bisogna adottare per valorizzare il ruolo della donna in Italia e per ridurre gli effetti delle restrizioni sulle fasce più vulnerabili?
— Il termine vulnerabile non ci piace. È più corretto usarlo per chi ha delle vulnerabilità, ma le donne non sono vulnerabili in quanto Donne ma sono il più grande gruppo discriminato al mondo. Una vera democrazia si occupa di non lasciare indietro nessuno, tantomeno chi ha vulnerabilità.
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