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Variante inglese, Galli: "Scuola serbatoio di contagi, occorrono programmi per lo screening"

© AP Photo / Alessandra TarantinoLezione in una delle scuole a Roma dopo la riapertura, Italia
Lezione in una delle scuole a Roma dopo la riapertura, Italia - Sputnik Italia, 1920, 01.04.2021
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La mutazione del Covid-19 si trasmette facilmente tra i ragazzi, rendendo le scuole dei potenziali focolai. Per l'infettivologo si tratta di "falle aperte" che ritardano il "processo di limitazione delle infezioni".
In un momento di grande diffusione della variante inglese tenere le scuole aperte equivale ad abbassare la guardia. Lo ha detto Massimo Galli, direttore della clinica di Malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, ospite di 'Agorà' su Rai3. 
Il ceppo mutato "si trasmette con grande efficienza tra bambini e adolescenti e questo vuole dire che la scuola rimane un serbatoio importante. Abbiamo una guardia abbassata in questo momento", ha avvertito.
Mantenendo le lezioni in presenza, come prevede il nuovo provvedimento in vigore ad aprile, "si tengono aperte delle falle e ritardiamo il processo di limitazione dell'infezione", ha osservato Galli che ritiene necessario avviare degli screening a tappeto in tutti i luoghi a rischio contagio, incluse le scuole, "ad esempio provare a vedere se funzionano i test salivari".

Aprile mese cruciale

"Al di là dell'ottimismo espresso da qualche collega anche autorevole, bisogna vedere che cosa succede dopo Pasqua e che impatto avranno questi giorni", ha aggiunto.
Le variabili che potrebbero fare la differenza non sono solo gli spostamenti e il rispetto delle misure anti-contagio, ma anche l'efficienza della macchina vaccinale
"Non vorrei ci fosse un momento di rilassamento, mi auguro francamente di no. Il mese d'aprile credo sia cruciale, potrebbe farci vedere quello che abbiamo più volte prospettato: la luce in fondo al tunnel", ha affermato.
"Credo sia ineluttabile procedere in questo modo, bisogna mettere d'accordo componenti politiche e tendenze diverse, soprattutto coloro che tirano la coperta a favore delle riaperture. L'indicazione premiale relativa ai vaccini può essere un incentivo, ma se non ci sono i vaccini... Senza farina, non si fa il pane...", ha aggiunto.

La vaccinazione in Italia

In Italia sono state consegnate 11.247.180 dosi di vaccino contro il Covid-19 e ne sono state somministrate 10.199.283, pari al 90,7%, secondo i dati contenuti nel report di Aifa. Le persone che sono state immunizzate, ovvero hanno completato il ciclo con la seconda dose, sono in tutto 3.192.623.
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