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Perché cattolici e ortodossi non hanno una data comune per la Pasqua?

© Foto : PixabayDipinto di Ivan N.Kramskoij “La Tentazione Di Gesù Cristo Nel Deserto” 1872-74 ca - Mosca, Galleria Tretjakov
Dipinto di Ivan N.Kramskoij “La Tentazione Di Gesù Cristo Nel Deserto” 1872-74 ca - Mosca, Galleria Tretjakov - Sputnik Italia, 1920, 31.03.2021
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Nel 2017 cattolici e ortodossi hanno festeggiato la Pasqua entrambi il 16 aprile mentre quest’anno gli uni festeggiano il 4 aprile mentre gli altri il 2 maggio, quasi un mese dopo. Alti esponenti delle due confessioni, e lo stesso Papa Francesco, hanno espresso parere favorevole a una data comune, ma non è così semplice. Vediamo perché.

In realtà è dai tempi del Concilio Vaticano II, inaugurato da Papa Giovanni XXIII nel 1959 e concluso dal suo successore Papa Paolo VI nel 1965, che si parla di trovare un accordo per una data comune per la Pasqua. Uno dei temi principali di quel concilio fu proprio l’unità di tutti i cristiani. La prima Pasqua dopo quel grande incontro ecumenico, da alcuni paragonato per importanza al Concilio di Trento (convocato del XVI secolo per reagire alla riforma protestante), Papa Paolo VI disse testualmente:

“La celebrazione del Concilio Ecumenico, ora concluso, (…) ha avuto come uno dei suoi scopi principali il ristabilimento dell’unità da promuoversi fra tutti i Cristiani. È ovvio che questo intento sia ritornato con urgenza al Nostro spirito nella celebrazione della festa pasquale”.

Nel 2015 Papa Francesco era tornato sull’argomento manifestato la sua disponibilità a trovare una data unica per cattolici e ortodossi. Ma anche da parte degli ortodossi è stata dimostrata diponibilità e apertura.

Bisogna innanzi tutto ricordare lo storico evento avvenuto a L’Avana il 12 febbraio del 2016, quando Papa Francesco e il Patriarca Kirill di Mosca, capo della Chiesa ortodossa russa, si incontrarono e sottoscrissero una dichiarazione comune. Quella fu la prima volta in cui i capi delle due chiese si sono incontrati nel quasi millennio trascorso dopo lo scisma del 1054.

In quell’occasione, uno dei punti di convergenza fu proprio la necessità di fare degli sforzi per ristabilire l’unità tra le due Chiese.

L’idea lanciata dall’arcivescovo ortodosso

Notizia recente, è l’idea lanciata dall’arcivescovo ortodosso Igor Getcha di Telmessos, sfruttando l’occasione dell’approssimazione delle festività pasquali e di una coincidenza numerica che non potrebbe essere che di buon auspicio. L’arcivescovo è anche rappresentante permanente del Patriarcato presso il consiglio ecumenico delle chiese e decano dell’Istituto per gli studi superiori di teologia ortodossa.

Questi ha osservato che la prossima occasione in cui la Pasqua cattolica coinciderà con la Pasqua ortodossa sarà nel 2025 (20 aprile), ma il 2025 è anche il 1.700 anniversario esatto dalla conclusione del Concilio di Nicea, il primo concilio ecumenico cristiano, quello voluto dall’Imperatore Costantino nel tentativo di ristabilire l’unità religiosa minata dalle varie correnti dogmatiche. Quale migliore occasione per stabilire una data comune e definitiva per celebrare la Pasqua?

Ma non è così semplice

Non è semplice innanzi tutto perché modificare le regole per determinare quando debba cadere il giorno di Pasqua significa anche modificare il Mercoledì delle Ceneri (46 giorni prima della Pasqua), la prima domenica di Quaresima, l’Ascensione (39.mo giorno dopo Pasqua), Pentecoste (49.mo giorno), Santissima Trinità (56.mo), Corpus Domini (60.mo), e Sacro Cuore (68.mo giorno dopo Pasqua).

Ancora più complicato è il fatto che, per definizione, la Pasqua è una festa mobile, determinata dal calendario lunare e non quello solare. Le sacre scritture non identificano i giorni esatti della Passione di Cristo ma indicano solo che quando ci fu l’Ultima Cena si festeggiava la Pesach, la Pasqua ebraica, cioè la festa primaverile che ricorda la liberazione del popolo ebraico dall'Egitto e il suo esodo verso la Terra Promessa.

La Pesach, secondo il calendario lunisolare ebraico, si celebra durante il primo plenilunio di primavera. Secondo la tradizione Gesù risorse la domenica successiva, ecco allora come calcolano la Pasqua tutti i cristiani – bisogna aspettare:

  1. L’equinozio di primavera (20 marzo)
  2. Il primo plenilunio di primavera (quindi un plenilunio dal 21 in poi)
  3. La prima domenica dopo il primo plenilunio

Per i cattolici il calcolo è quindi presto fatto – se proprio il 21 marzo è luna piena, ed è anche sabato, allora la domenica giusta, Pasqua, sarà già il 22 marzo. Se invece il plenilunio sarà il 20 marzo, giorno stesso dell’equinozio, bisognerà aspettare la luna piena successiva che, dato i cicli lunari essere di 19 giorni e mezzo, si verificherà il 18 aprile.

Ora, se il 18 aprile dovesse essere proprio una domenica, allora bisognerà attendere la domenica successiva e aggiungere altri 7 giorni. Per questi motivi, la Pasqua cattolica può cadere in un qualsiasi giorno tra il 22 marzo e il 25 aprile ma mai prima, mai dopo.

Quest’anno il primo plenilunio dopo il 21 marzo si è avuto il 28 marzo che era domenica, ecco quindi che festeggiamo la domenica successiva, il 4 aprile.

Pasqua ortodossa e le differenze tra calendario giuliano e calendario gregoriano

La Pasqua ortodossa è un po’ più complicata perché la liturgia segue l’antico calendario giuliano pur restando in uso il calendario gregoriano per tutti gli scopi civili. E qui facciamo un altro passo indietro.

Sappiamo che la differenza fondamentale tra i due calendari è che il calendario giuliano, più antico, è spostato indietro di 13 giorni rispetto al gregoriano. Vediamo perché.

Giulio Cesare nel 46 a.C. si rese conto che il calendario di Numa Pompilio proprio non funzionava – era composto da soli 355 giorni e ogni due anni si era costretti ad aggiungere un tredicesimo mese della durata alternata di 22 o 23 giorni, creando enorme confusione nella popolazione.

Su consiglio dello scienziato e astronomo Sosigene, introdusse quindi il calendario che da lui prese il nome. 12 mesi e 365 giorni, più un giorno extra ogni 4 anni (bisestile) portando la media dei giorni per anno a 365 e 6 ore. Geniale, perfetto. Apparentemente.

Nel senso che in realtà la Terra impiega 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi per fare un giro intorno al Sole e una media di 356 giorni e 6 ore significa un’approssimazione per eccesso di 11 minuti e 14 secondi. Bazzecole si direbbe, sì, solo che 16 secoli dopo avevano fatto accumulare già 10 giorni abbondanti di differenza tra anno civile e solare, sballando completamente tutto il ciclo delle stagioni.

E fu proprio per individuare il corretto giorno di Pasqua, e di tutta la liturgia collegata, che Papa Gregorio nel 1582 decise di rimettere ordine con un nuovo calendario.

Le caratteristiche del calendario gregoriano sono lo spostamento delle date – il giorno successivo a giovedì 4 ottobre 1582 fu venerdì 15 ottobre 1582, e l’introduzione di una piccola regoletta aggiuntiva alla formula del bisestile: ogni 4 anni c’è un bisestile, cioè un anno con il 29 febbraio e quindi un giorno in più, ma non in quegli anni divisibili per cento, a meno che non siano divisibili anche per quattrocento.

Quindi il 2000 è stato bisestile, ma il 2100 non lo sarà. In questo modo, ogni 400 anni si hanno 97 anni bisestili invece di 100. Infatti gli anni di scarto tra il vecchio giuliano, cui la tradizione ortodossa è ancora legata, e il nuovo gregoriano, oggi sono arrivati a 13 (10 erano alla riforma, poi si sono aggiunti i bisestili del 1700, 1800, 1900 che sono divisibili per 100 ma non anche per 400) e nel 2100 saliranno a 14.

Al contempo, grazie alla migliore approssimazione (solo 26 secondi di differenza all’anno), il calendario gregoriano genera un giorno di sfasamento solo una volta ogni 3 mila anni.

Quindi basta aggiungere due settimane per sapere quando sarà la Pasqua ortodossa?

NIENTE AFFATTO. I 13 giorni di differenza tra i due calendari fanno sballare tutti i computi dei cicli lunari. Esempio – quest’anno il primo plenilunio di primavera per noi è stato quello del 28 marzo, ma per gli ortodossi quello non andava bene per calcolare la Pasqua perché per loro risultava prima dell’equinozio per via dei 13 giorni di sfasamento.

Quindi hanno dovuto prendere in considerazione il plenilunio successivo, quello del 27 aprile, che per altro è un martedì, e quindi dovranno aspettare fino alla domenica 2 maggio.

Nel 2017 invece il plenilunio dell’11 aprile per entrambi non cadeva di domenica né risultava prima dell’equinozio per cui la domenica successiva, il 16 aprile, fu Pasqua sia per cristiani che ortodossi.

E se non fosse più una festività mobile?

La prossima volta che le due pasque coincideranno sarà il 20 aprile 2025. Buona occasione per trovare un accordo, come suggerisce l’Arcivescovo Igor Getcha, sì, ma che metodo usare? Il calendario gregoriano è certo più preciso, essendo nato proprio per essere più preciso, ma gli ortodossi sono molto legati alla loro antica tradizione, essendovi legati proprio perché antica, chi dovrebbe cedere?

Premesso che avere due volte Pasqua e due volte Natale non sia poi così male per le famiglie miste, proviamo a suggerire una soluzione di compromesso ma anche argomentata. Senza pretese e consapevoli del mare di approssimazioni e obiezioni, osserviamo tuttavia che secondo i modelli matematici la prima luna piena della primavera del 33 d.C. si ebbe quello che oggi sui calendari civili di tutto il mondo verrebbe riconosciuto con un ‘venerdì 3 aprile’. Quindi forse il 5 aprile…

Foto di copertina: Dipinto di Ivan N.Kramskoij “La Tentazione Di Gesù Cristo Nel Deserto” 1872-74 ca - Mosca, Galleria Tretjakov. Nel novembre del 2018, grazie anche agli accordi tra Papa Francesco e Patriarca Kirill atti ad incentivare gli scambi reciproci, l’opera venne esposta in Vaticano insieme ad altre 53 fra le più famose dell’arte russa in segno di amicizia e reciproca condivisione.

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