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Brescia, il sequestro di un imprenditore in Siria era una messa in scena: tre arresti per truffa

© AFP 2021 / SITE Intelligence GroupAlessandro Sandrini, rapito al confine tra Siria e Turchia nel 2016
Alessandro Sandrini, rapito al confine tra Siria e Turchia nel 2016 - Sputnik Italia, 1920, 30.03.2021
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Non vittima ma complice: Alessandro Sandrini era d'accordo con i suoi rapitori, ma giunto in Turchia venne "venduto ad un gruppo vicino ad Al Qaeda. L'imprenditore è stato liberato nel 2019 tramite un'azione diplomatica.

L'imprenditore bresciano Alessandro Sandrini nel 2016 si era recato in Turchia d'accordo con altre tre persone al fine di simulare il suo sequestro e ottenere il denaro del riscatto. Ma giunto a destinazione qualcosa andò storto e Sandrini venne "venduto" ad un gruppo vicino ad Al Qaeda e trasferito in Siria, dove rimase fino alla liberazione nel 2019.

Per i tre uomini della banda questa mattina sono scattate le manette con l'accusa di sequestro di persona per scopo di terrorismo, mentre a Sandrini è contestato truffa e simulazione di reato. 

Il blitz della polizia di Stato e dei Carabinieri è scattato all'alba in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal Gip di Roma su richiesta del gruppo Antiterrorismo della Procura capitolina in seguito agli accertamenti dei Ros e de Servizio Centrale Operativo. 

Gli arrestati sono due albanesi residenti nella provincia di Brescia, Frrokaj Fredi di 43 anni e il 41enne Mitraj Olsi, un cittadino italiano, Alberto Zanini, 54enne di Mazzano. Sono invece 10 le persone finora coinvolte nelle indagini. 

Il piano

Oltre a Sandrini ci sarebbero altri due italiani coinvolti nel finto sequestro: Sergio Zanotti e un altro imprenditore di Rezzano che rinunciò poco prima della partenza, facendo fallire i piani. Sandrini sarebbe stato un ripiego in sostituzione di quest'ultimo. Le indagini per individuare il rinunciatario sono tutt'ora in corso. 

La procura ha disposto perquisizioni nel bresciano e in Germania nell'ambito delle indagini. L'ipotesi è che il gruppo avrebbe attirato i due italiani in Turchia per creare il presupposto del sequestro.

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