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Suez, ora quattro giorni per tornare alla normalità: ecco quali saranno gli effetti del blocco

© Sputnik . Ahmed Shaker / Vai alla galleria fotograficaБуксир возле контейнеровоза Ever Given, севшего на мель на 151-м километре Суэцкого канала
Буксир возле контейнеровоза Ever Given, севшего на мель на 151-м километре Суэцкого канала - Sputnik Italia, 1920, 29.03.2021
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Il blocco del Canale di Suez riapre il dibattito sul trasporto marittimo e sulle rotte alternative per le navi commerciali. Lo stop rischia di avere conseguenze anche per i riassicuratori globali.

La Ever Given, incagliata da martedì scorso nel Canale di Suez, è arrivata nel Grande Lago Amaro, dove è stata trainata dai rimorchiatori per essere sottoposta ad ispezioni tecniche per verificare i danni riportati.

Anche se il Canale è sicuro e non sono stati riportati danni, secondo il capo della Suez Canal Authority, Osama Rabie, citato dall’Adnkronos, il traffico potrebbe tornare alla normalità soltanto tra “tre giorni e mezzo”. Sono almeno 320, infatti, le navi in attesa alle due estremità del Canale, comprese 25 petroliere.

Per smaltire l’ingorgo, ribadisce una fonte dell’amministrazione del presidente Al-Sisi, sentita da Sputnik, ci vorrà almeno fino a venerdì. Alcuni analisti parlano di addirittura dieci giorni.

I danni per l’Egitto ammontano a circa 14 milioni di dollari di perdite giornaliere. Tanto che Il Cairo ha annunciato che chiederà un risarcimento alla Imabari Shipbuilding, colosso giapponese con sede a Panama, proprietaria della portacontainer.

Per il governo egiziano, infatti, è il capitano dell’imbarcazione l’unico responsabile per l’incidente che ha congelato il traffico marittimo mondiale per quasi una settimana.

Almeno 367 navi mercantili sono rimaste bloccate in attesa di attraversare il canale, e alcune di queste hanno deciso di raggiungere il Mediterraneo attraverso la circumnavigazione del Capo di Buona Speranza, con un dispendio sensibile di costi di carburante e altre spese. Secondo l’Associated Press le perdite per il commercio globale sono state di 9 miliardi al giorno.

La fragilità della rotta e del trasporto marittimo

La vicenda della Ever Given ha acceso un faro sulla fragilità di una rotta vitale dalla quale transita circa il 10 per cento dei beni scambiati a livello globale, compreso il 7 per cento del petrolio. Si tratta delle oltre 19mila navi commerciali che portano i prodotti Made in China o milioni di barili di petrolio e gas naturale liquefatto dall’Asia all’Europa e al Nord America.

Anche se secondo gli esperti, come Jeffrey Bergstrand, professore di finanza al Mendoza College of Business dell’Università di Notre Dame, in Indiana, citato dall’Associated Press, ci sarà soltanto un “effetto minimo e transitorio” sui costi delle importazioni per gli Usa, il blocco senza precedenti ha provocato in tutto il mondo timori per la carenza di beni e l’aumento dei costi per i consumatori, oltre a sollevare questioni sull’industria marittima.

“Il disastroso incidente sul Canale di Suez evidenzia i limiti del gigantismo navale. Sta creando più problemi che utilità. Bisogna ragionare su un limite al fenomeno che negli ultimi 15 anni ha portato a una crescita esponenziale della capacità e delle dimensioni delle navi portacontainer che frequentano i nostri scali marittimi”, nota Edoardo Rixi, deputato leghista, componente della commissione trasporti.

“Gli effetti di quanto sta accadendo a Suez ci portano verso una riflessione generale sul trasporto marittimo e sull’alto livello infrastrutturale richiesto”, ha aggiunto. Si tratta, per il deputato, di “un sistema fragile e vulnerabile messo a nudo dal blocco della mega porta container Ever Given”.

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Le rotte alternative

Ma c’è anche chi ora pensa a rotte alternative per le navi mercantili. “Il nuovo blocco del Canale di Suez prova la sua inaffidabilità”, scrive su Twitter il presidente del Partito Liberal-Democratico russo e deputato della Duma, Vladimir Zhirinovsky. “Per la Russia sarebbe meglio costruire assieme all’Iran un canale dal Golfo Persico al Mar Caspio. Le navi cargo – ipotizza – arriverebbero ad Astrakhan e le merci verrebbero trasportate in Europa su rotaia”.

Anche per l’ambasciatore iraniano in Russia, Kazem Jalali, "il corridoio Nord-Sud è un'ottima opzione per sostituire il Canale di Suez, con una riduzione dei tempi di viaggio a 20 giorni e un risparmio fino al 30 per cento".

La rotta, già parzialmente operativa, faciliterebbe il commercio tra India, Iran, Russia, Caucaso meridionale e Asia centrale, e potrebbe costituire un canale potenziale per il commercio tra l'India e l'Europa occidentale, proprio attraverso la creazione di un canale che colleghi il Mar Caspio all’Iran. Ma il costo dell’operazione è molto alto: 7 miliardi di dollari.

Poi c’è la rotta del Mare del Nord, che procede parallela alla costa artica della Russia e che secondo il ministero dell’Energia di Mosca potrebbe ridurre drasticamente i tempi di percorrenza per le merci provenienti dall'Asia e dirette in Europa. L’emergere di percorsi alternativi, insomma, sarebbe “solo una questione di tempo”.

Le perdite per il settore delle riassicurazioni

Infine, l’incidente potrebbe provocare perdite enormi per il settore riassicurativo, secondo Fitch Ratings, proprio per i danni provocati dal blocco del canale. “Questo evento ridurrà i guadagni dei riassicuratori globali, ma non dovrebbe influenzare materialmente i loro profili di credito, - prevede Fitch - mentre i prezzi della riassicurazione marittima aumenteranno ulteriormente come conseguenza dell'incaglio della nave container”.

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