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Ohio: Professore vince in appello causa per rifiuto conformità ideologica e uso pronomi transgender

Tribunale - Sputnik Italia, 1920, 29.03.2021
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Un professore universitario dell’Ohio, che si era rifiutato di usare pronomi transgener e per questo era stato disciplinato dal suo ateneo, ha portato il caso di fronte alla Corte d’appello federale. In virtù del Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, il professore si è visto riconosciuta ragione.

Il professore di filosofia Nicholas Meriwether della Shawnee State University, Ohio, ha vinto un caso di Primo Emendamento, che riguarda la libertà di espressione, davanti a una corte d'appello federale, aprendogli la strada per citare in giudizio la sua Università per danni, dopo che questa lo aveva disciplinato nel 2016 per essersi rifiutato di usare pronomi trangender.

Uno studente transgender, di cui i media hanno preservato l’anonimato, aveva presentato denuncia ai funzionari dell'istituto per il ripetuto rifiuto del professor Meriwether di usare il pronome "Ms." invece di "Mr.".

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Già nel 2016, la Shawnee State University aveva emesso un avvertimento scritto a Meriwether, dopo che un altro studente, indicato come "Jane Doe" nelle sentenze del tribunale, si era lamentato con i funzionari della scuola che il rifiuto dell'insegnante di usare pronomi femminili violava la politica di non discriminazione dell'università e creava un "ambiente ostile".

I funzionari dell'università nell’avvertimento minacciavano il professore di poter essere sospeso senza paga o addirittura perdere il lavoro nel caso avesse scelto di continuare a contrastare le politiche scolastiche con la propria condotta.

Meriwether, ha al contrario perseverato sostenendo che un tale obbligo ad usare un pronome femminile nei casi in oggetto, non rifletteva la "realtà biologica" e contraddiceva le proprie convinzioni, anche religiose, secondo le quali il genere è la natura a determinarlo. Il sindacato della facoltà aveva sostenuto il professore contro il provvedimento disciplinare dell’amministrazione, ma senza successo.

A quel punto Meriwether ha intentato causa all'università per aver violato i suoi diritti sanciti dal Primo Emendamento e per “l'incapacità di affrontare liberamente una questione di alto profilo di interesse pubblico che ha significative implicazioni filosofiche", ha detto, tirando in ballo la materia di sua competenza, la filosofica, e la coerenza dovuta alla sua specializzazione.

Nel febbraio del 2020 le sue argomentazioni venivano tuttavia respinte dal giudice distrettuale degli Stati Uniti Susan J. Dlott.

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Meriwether ha tuttavia la sua battaglia e venerdì scorso la 6a Corte d'Appello degli Stati Uniti ha stabilito che è suo pieno diritto di parola, espressione e credo religioso, utilizzare il pronome più consono all’apparenza oggettiva e che è stata l’università ad essere in torto sanzionandolo.

Questo significa che ora il professore potrà citare in giudizio la sua università per danni dato che, a parte la questione di principio, egli sostiene che quella lettera di avvertimento, gli avrebbe precluso la possibilità di trovare ingaggi migliori in altre università.

Nella motivazione della sentenza si legge che di fatto Meriwether è stato "messo a tacere" per aver affrontato una questione "fortemente contestata".

L'avvocato del professore ha a sua volta commentato: "Nessuno dovrebbe essere costretto a contraddire le proprie convinzioni fondamentali solo per mantenere il proprio lavoro".

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