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Ministri australiani retrocessi dopo doppio scandalo di stupro

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Bandiera dell'Australia - Sputnik Italia, 1920, 29.03.2021
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Due ministri australiani sono stati retrocessi in seguito alle accuse di stupro e coinvolgimento, si attendono ulteriori indagini.

Due ministri australiani sono stati retrocessi lunedì in seguito alle doppie accuse di stupro che hanno sconvolto la politica del paese.

Linda Reynolds, Ministro della Difesa, e il procuratore generale Christian Porter sono stati costretti a retrocedere dalle proprie posizioni, dopo la dura battaglia del Primo Ministro Scott Morrison contro i media.

Porter è accusato di aver violentato nel 1988 a soli 16 anni una compagna di studi, accusa che ha negato.

Secondo quanto riferito dai media locali, la donna è morta lo scorso giugno per suicidio.

Reynolds è stata accusata di cattiva gestione di un'indagine sul presunto stupro di un giovane membro dello staff nel suo ufficio parlamentare, riferendosi alla donna come a una "vacca bugiarda".

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Entrambi i ministri sono in congedo da settimane, mentre il Ministro Morrison ha insistito sul loro ritorno alle rispettive cariche.

Per il momento, entrambi i ministri resteranno al governo, ma copriranno mansioni meno rilevanti.

Le accuse contro Porter e Reynolds hanno scatenato proteste in tutta l'Australia, con decine di migliaia di donne scese in piazza chiedendo l'uguaglianza di genere e la fine della violenza sessuale.

Nelle settimane immediatamente successive alle accuse di stupro, il governo del Ministro Morrison è stato bombardato da nuovi casi di abusi sessuali e denunce di molestie - da un membro dello staff fotografato a masturbarsi sulla scrivania di un deputato, a un deputato statale accusato di aver violentato una prostituta, a un altro deputato che si scusava per aver molestato le donne online.

Un blitz mediatico di Morrison, volto a mostrare la sua empatia con le donne, è solo servito a gettare benzina sul fuoco mostrando una  serie di errori e approcci sbagliati alla vicenda, e l'approvazione del Ministro ha subito un duro colpo, passando da un consenso del 62% ad appena il 55%, come riportato anche da The Conversation.

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