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Epidemia di tumori: alcuni tipi di cancro diventano contagiosi

CC0 / Johannes Plenio / Grandi e vecchi alberi
Grandi e vecchi alberi - Sputnik Italia, 1920, 29.03.2021
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Ad oggi sono note tre tipologie di tumori contagiosi che si registrano soltanto negli animali: cani, bivalvi e diavoli della Tasmania. In caso di contatto gli animali infettano i loro simile con le cellule tumorali.

 Di conseguenza, in natura si diffondono vere e proprie epidemie oncologiche. Inoltre, le neoplasie che si trasmettono in questo modo si comportano come organismi vivi. Secondo i ricercatori, potrebbe avvenire la stessa cosa con alcuni parassiti.

C’è tumore e tumore

Fu nella seconda metà del XIX che si cominciò a parlare per la prima volta della possibile trasmissione di un tumore. Il medico russo Mstislav Novinsky descrisse per la prima volta la trasmissione di un sarcoma venereo tra cani e dimostrò sperimentalmente che tale tumore si trasmetteva per via sessuale.

Per lungo tempo si pensò che questa patologia fosse l’unico tumore di questo tipo, finché nel 1996 scienziati statunitensi e australiani non scoprirono una patologia analoga nei diavoli della Tasmania, mammiferi di grossa taglia che abitano soltanto in Tasmania appunto. Si tratta di un tumore che colpisce il volto dell’animale e che si trasmette di esemplare in esemplare tramite morso. Nell’arco di circa un anno e mezzo il tumore si estende a tal punto che l’animale non è più in grado di alimentarsi normalmente e muore.

Epidemia di tumori: alcuni tipi di cancro diventano contagiosi - Sputnik Italia, 1920, 29.03.2021
Diavolo di Tasmania

I diavoli della Tasmania sono molto aggressivi e spesso si attaccano a vicenda, pertanto la patologia si è diffusa a macchia d’olio in tutta l’isola. Secondo le stime degli zoologi la patologia ha decimato più dell’80% della popolazione. Se l’incidenza continuerà ad essere tale, tra il 2030 e il 2040 è altamente probabile che questa specie si estinguerà.

Parassiti pericolosi

Situazione analoga si registra in singole popolazioni di bivalvi per i quali è stato rilevato un tumore contagioso nel 2015. Le cozze affette da questa patologia muoiono poiché il funzionamento di tutti i loro tessuti e organi è ostacolato dalle cellule tumorali che circolano nell’emolinfa la quale nei molluschi svolge la funzione di sangue.

La “neoplasia disseminata” (questo la denominazione della patologia) è diffusa tra diverse tipologie di cozze sulla costiera pacifica dell’America settentrionale e meridionale, nonché dell’Europa. E, come hanno appurato di recente gli scienziati dell’Università statale di San Pietroburgo, anche nei mari settentrionali e orientali della Russia. Nello specifico, gli scienziati hanno rilevato le cellule tumorali nell’emolinfa di molluschi nella baia di Gaydamak nei pressi della cittadina di Nahodka.

Come spiegato da Maria Skazina, autrice dello studio e docente della Facoltà di Ecologia applicata presso l’Università statale di San Pietroburgo, gli scienziati propongono di considerare queste cellule alla stregua di parassiti che si trasmettono dagli esemplari malati a quelli sani. Tali cellule presentano anche un genotipo proprie che differisce da quello dei molluschi ospitanti.

Cancer cells - Sputnik Italia, 1920, 10.04.2018
Stabilite cause della diffusione del cancro infettivo tra gli animali

“L’anno scorso su Nature è uscito uno studio nel quale gli autori hanno descritto il presunto meccanismo di trasmissione delle cellule tumorali tra esemplari. È emerso che, quando la cozza percepisce dello stress, le cellule della sua emolinfa possono lasciare l’organismo, vivere per un certo lasso di tempo nell’ambiente circostante e penetrare all’interno di altre cozze. Questo processo è stato osservato in molluschi sani. Probabilmente, le cellule tumorali utilizzano proprio questo meccanismo per infettare animali sani. Tuttavia, si tratta soltanto di un’ipotesi. Per capire quanto sia fondata, sono necessari complessi studi sperimentali”, spiega.

La validità dell’ipotesi SCANDAL

Questo meccanismo di infezione tumorale si sposa bene con la teoria proposta dagli scienziati russi dell’Istituto della RAN che studia i problemi di trasmissione delle informazioni.

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Leggere la mano per identificare segnali della predisposizione al cancro

Secondo loro, alcune unità tassonomiche animali contemporanee sono retaggi di neoplasie tumorali infettive comparse negli esemplari preistorici. Dunque, il loro processo evolutivo risulta il seguente. Un ignoto parassita dell’antichità, finito nel corpo di un animale ospitante, induce lo sviluppo di una neoplasia maligna.

Come dimostra la storia di un quarantunenne colombiano, questo modello è possibile ancora oggi: l’uomo si è ammalato di un cancro portato da un verme piatto finito nel suo organismo insieme al cibo.

Poi nel genoma dell’antico parassita tramutatosi in tumore sono finiti geni legati all’apoptosi (la morte cellulare controllata) e al controllo del ciclo cellulare. Dunque, di fatto l’organismo è diventato immortale. Nella terza fase acquisisce la capacità di trasmettersi tramite diversi animali e impara a cambiare l’ospitante in fin di vita con uno simile, ma dotato di piene forze.

Più o meno allo stesso modo oggi agiscono le specie note di tumore infettivo: il sarcoma venereo nei cani, il tumore del viso nei diavoli della Tasmania e la neoplasia disseminata nelle cozze. Le prime due tipologie continuano ad evolversi, ma non come fanno i tumori nell’organismo umano. Talvolta le cellule di una neoplasia nell’organismo umano sono meno simili le une alle altre rispetto ai tumori di diavoli di due zone opposte della Tasmania o di cani provenienti da continenti diversi.

Ad esempio, negli ultimi 1000 anni il sarcoma del cane, il tumore considerato il più antico, ha imparato ad adattarsi alle condizioni esterne come anche la radiazione ultravioletta. Mentre di norma l’evoluzione del tumore umano è finalizzata a crescere a dismisura eludendo la difesa del sistema immunitario.

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Come osservano gli autori di SCANDAL (così è denominata la teoria dall’inglese Speciated by cancer development animals), il passo successivo all’acquisizione dell’infezione è trasformare il tumore il un organismo multicellulare a se stante.

Proprio in questo modo, secondo gli scienziati, potrebbero essere comparsi i Myxosporea, animali marini invertebrati che appartengono ai Cnidari. Si tratta di “parenti” di coralli e meduse, ma sono nella realtà veri e propri parassiti. Preferiscono insediarsi non tanto, come fanno gli altri, nei tessuti dell’ospitante (nel loro caso i pesci), ma nelle sue cellule.

“L’evoluzione dei Myxosporea è andata di pari passo con la perdita di numerosi geni coinvolti nell’apoptosi e nell’inibizione del ciclo cellulare. Si tratta di mutamenti genetici propri della progressione tumorale”, scrivono gli autori dello studio. Tuttavia, gli stessi sottolineano che soltanto ulteriori ricerche saranno in grado di confermare o confutare la loro ipotesi.

La comunità scientifica è scettica nei confronti di questa teoria. Ad esempio, il noto biologo Evgeny Kunin, attivo presso il Centro di Biotecnologie dei National Institutes of Health statunitense, ha definito SCANDAL una ipotesi fallace, seppur interessante. Kunin osserva che i geni dell’apoptosi possono essere attivati non soltanto da cellule di tumori maligni. Inoltre, si denota un’insufficienza di evidenze tali da sostenere che nel processo evolutivo un antico parassita abbia voluto sbarazzarsi proprio di questi geni.

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