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Riusciranno Russia, Cina e Turchia a creare una nuova moneta alternativa al dollaro?

© AP Photo / Alexander ZemlianichenkoPutin, Xi Jinping, Erdogan
Putin, Xi Jinping, Erdogan - Sputnik Italia, 1920, 28.03.2021
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Sergey Lavrov, ministro russo degli Esteri, ha dichiarato che considera necessario abbandonare i sistemi di pagamento in dollari “controllati dall’Occidente”.

Nell’intervista rilasciata ai media cinesi prima della visita in Cina Lavrov ha dichiarato che Russia e Cina riusciranno così a ridurre i rischi legati all’imposizione delle sanzioni. Lavrov sottolinea altresì la necessità di “ridurre i rischi sanzionatori mediante il rafforzamento della propria autonomia tecnologia, la transizione a sistemi di pagamento nelle valute nazionali e in valute globali alternative al dollaro”.

© Sputnik . Press service of the Ministry of Foreign affairs of the Russian Federation / Vai alla galleria fotograficaSergey Lavrov
Riusciranno Russia, Cina e Turchia a creare una nuova moneta alternativa al dollaro? - Sputnik Italia, 1920, 28.03.2021
Sergey Lavrov

L’economista turco Bartu Soral, ex direttore del programma di sviluppo dell’ONU, in un’intervista rilasciata a Sputnik si è espresso in merito alla possibilità che i provvedimenti proposti dal ministro russo siano in grado di risolvere le problematiche economiche che ha dovuto affrontare la Turchia, quali la svalutazione della lira, l’aumento dell’inflazione e dei tassi di interesse, il deficit della bilancia commerciale esterna. Soral ha anche stimato quante probabilità ci sono per la creazione di una valuta globale alternativa al dollaro.

Soral, commentando l’attuale sistema valutario, si è così espresso: “Il sistema di Bretton-Woods, creato dopo la Seconda guerra mondiale, ha conferito al dollaro lo status di valuta di riserva internazionale. Questo ha consentito agli USA di esercitare pressioni per il tramite del dollaro e di gestire i flussi finanziari del mondo intero. Nel 2017 il volume complessivo del commercio globale si è attestato a 74.000 miliardi di dollari mentre il volume complessivo delle operazioni finanziarie a raggiunto 1,27 quadrilioni di dollari. Dunque, il volume delle operazioni finanziarie supera i valori del settore reale di ben 18 volte. Il 75% di queste operazioni è concluso in dollari, prevalentemente a Londra e New York. Questo è un sistema evulso dalla produzione e che non crea occupazione, nell’ambito del quale si arricchiscono soltanto poche persone in grado di controllare i principali flussi finanziari”.

Secondo Soral, la situazione attuale è caratterizzata da un indebolimento della globalizzazione, della monopolarità e del sistema neoliberale: “Oggi vediamo che Paesi come Cina, Russia, Turchia e Iran stanno diventando il bersaglio delle sanzioni americane ai sensi del CAATSA. Se analizziamo i dati del 2017, osserviamo che questi Paesi producono il 30% di tutte le merci mondiali e costituiscono il 35% dell’intera popolazione mondiale. Sono coinvolti nel 28% del volume complessivo di commercio estero. Mentre la quota totale degli USA nella produzione mondiale si attesta al 12% e quella del commercio estero a solo il 13%. I Paesi che ho menzionato hanno cominciato a modificare gradualmente il sistema finanziario grazie al quale gli USA hanno vincolato l’intero globo ai propri interessi. Ciò che stanno facendo questi Paesi è giusto, legittimo e necessario. Chiaramente, gli USA stanno tentando di punire a mezzo sanzioni la Cina, la Russia, l’Iran e la Turchia perché stanno provando ad opporsi al sistema”.

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In merito al modello commerciale che si vorrebbe creare per sostituire il sistema dollarocentrico, l’economista ha commentato come segue: “Se ciascun Paese contrapponesse al commercio regolato in dollari l’utilizzo della propria moneta nazionale, sorgerebbe il problema di determinare il valore di queste valute. Pertanto, per distruggere il sistema monopolista statunitense grazie al quale gli USA hanno portato caos, scontri e povertà nel mondo, sarà forse necessario creare una nuova unica valuta internazionale che questi Paesi possa utilizzare accanto alle proprie valute nazionali”.

“La Turchia dovrà necessariamente uscire dal sistema attuale. Finché vi rimarrà all’interno, non riuscirà ad incrementare il tasso di occupazione, i volumi di produzione e, conseguentemente, il benessere economico del Paese. La Turchia deve ristrutturare il proprio debito esterno, deve mettere in atto un piano di sviluppo e produzione. In parallelo, dovrà adottare misure in grado di far cessare l’attuale meccanismo finanziario globale. Soltanto così le politiche sopra descritte daranno i loro frutti”, chiosa Soral.
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