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Estrema destra tedesca (Afd) blocca Recovery fund. In Europa alleati della Lega

© AFP 2021 / Thomas KienzleStemma della Corte Costituzionale tedesca
Stemma della Corte Costituzionale tedesca - Sputnik Italia, 1920, 27.03.2021
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La strada del Next Generation EU è in salita. Dopo la Polonia e la lentezza nella ratifica di alcuni Stati, ora anche un partito di estrema destra tedesco mette il bastone fra le ruote del carrozzone UE.

Non solo in Polonia, ma anche in Germania ci sono partiti che non desiderano il piano Next Generation EU (aka Recovery Fund) e sono pronti ad utilizzare tutti gli strumenti democratici in loro possesso per ostacolare l’entrata in funzione dei suoi meccanismi.

In Germania, Bernd Lucke, l’ex capo del partito di estrema destra dell’Afd, ha presentato un ricorso alla Corte Costituzionale tedesca per bloccare l’approvazione del Piano da parte del Parlamento.

Come noto affinché il nuovo Bilancio europeo, a cui è legato il Next Generation EU e i 750 miliardi di dote, possa essere approvato è necessario che il Parlamento o il Governo di ciascuno dei 27 Stati membri dell’Unione Europea lo ratifichino.

La mancata ratifica anche solo di uno degli Stati membri porrebbe il veto impedendone l’attuazione.

L’Afd, che al Parlamento europeo è un alleato della Lega, non vuole condividere il debito con altri Paesi europei.

Al partito di estrema destra tedesco non aggrada il meccanismo degli eurobond, da qui il ricorso che ha portato la Corte costituzionale tedesca a prendere del tempo per esprimersi sull’argomento.

Non è noto quanto tempo ci vorrà, ma i giudici costituzionalisti potrebbero far slittare i tempi del voto sul Piano Next Generation EU al Bundestag.

Solo 16 su 27 hanno già ratificato

Al momento solo 16 Stati su 27 hanno ratificato il Bilancio europeo 2021 – 2027 con annesso Piano di Rilancio e Resilienza dell’Unione Europea.

A prendersela comoda sono i cosiddetti ‘frugali’, i quali già durante le trattative di luglio 2020 avevano opposto strenua resistenza: Austria, Finlandia, Paesi Bassi.

Ma anche l’Ungheria di Orban e la Polonia non hanno ancora ratificato per via delle polemiche sullo Stato di diritto. Ovvero l’indipendenza della magistratura e l’indipendenza delle autorità di controllo per verificare che i fondi europei siano utilizzati a beneficio dei cittadini e che non finiscano nelle tasche di mafie e gruppi malavitosi.

Avrà l’Europa un Piano comune di ripresa? oppure ogni Stato dovrà fare per sé come accaduto durante la crisi finanziaria (2008) e del debito sovrano (2011)?

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