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Antitrust multa Aspi per 5 milioni di euro: non ha adeguato né ridotto il pedaggio

© Sputnik . Natalia Seliverstova / Vai alla galleria fotograficaUn'autostrada in Italia
Un'autostrada in Italia - Sputnik Italia, 1920, 26.03.2021
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Multa milionaria per Aspi che su alcune tratte autostradali non ha ridotto il costo dei pedaggi, a fronte di un evidente disagio per i viaggiatori a causa dei lavori in corso.

Secondo l’AGCM, l’Autorità garante per il commercio e il mercato, la società Autostrade per l’Italia (Aspi) “non ha adeguato né ridotto il pedaggio nei tratti in cui si registrano critiche e persistenti condizioni di fruibilità del servizio autostradale con lunghe code e tempi di percorrenza elevati, causati dalle gravi carenze da parte della società nella gestione e nella manutenzione delle infrastrutture che hanno richiesto interventi straordinari per la messa in sicurezza”, si legge nel comunicato.

L’Antitrust italiano ha così portato a termine l’istruttoria avviata il 10 giugno 2020 e sanzionato Aspi con una multa da 5 milioni di euro a norma degli articoli 20, 22, 24 e 25 del Codice del Consumo.

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In particolare “l’Antitrust ha accertato una pratica commerciale scorretta in relazione ad alcune condotte attuate sulle autostrade A/16 Napoli-Canosa, A/14 Bologna-Taranto, A/26 Genova Voltri-Gravellona Toce e, per le parti di sua competenza, A/7 Milano-Serravalle-Genova, A/10 Genova-Savona-Ventimiglia e A/12 Genova-Rosignano”, si legge ancora nel documento.

In queste autostrade è stata appurata una consistente riduzione delle corsie di marcia e limitazioni per tratti molto lunghi, comportando “un notevole disservizio e un forte disagio ai consumatori in termini di code, di rallentamenti e quindi di tempi di percorrenza molto più elevati, senza prevedere un adeguamento o una riduzione dell’importo richiesto a titolo di pedaggio ai consumatori. L’AGCM ha poi rilevato che sono risultate inadeguate le modalità informative sulle eventuali procedure di rimborso, come emerso in relazione all’Autostrada A/14 Bologna-Taranto, allorché le informazioni fornite sono rivelate omissive, inadeguate, intempestive, insufficienti quanto al modo di diffusione e non idonee a compensare i disagi arrecati agli utenti”.

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