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5 anni fa, accordo UE-Turchia sui migranti: la Turchia sarà ancora una “sala d’aspetto”?

© AP Photo / Emrah GurelMigranti radunati al fiume Maritsa, Edirne, Turchia, Marzo 2020
Migranti radunati al fiume Maritsa, Edirne, Turchia, Marzo 2020 - Sputnik Italia, 1920, 26.03.2021
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Il 18 marzo è decorso un quinquennio dalla sottoscrizione degli accordi di prevenzione della migrazione clandestina tra Turchia e UE. In questo lasso di tempo si è verificato un calo significativo del numero di migranti che hanno raggiunto le nazioni europee.

Ma la Turchia sostiene che l’UE non ha adempiuto alle obbligazioni in suo capo ai sensi degli accordi e chiede che gli stessi vengano rivisti e aggiornati.

Nell’ambito degli accordi l’UE doveva fornire supporto finanziario alla Turchia per 6 miliardi di euro a condizione che quest’ultima trattenesse nel proprio territorio i migranti irregolari che avessero l’intenzione di arrivare in Europa passando per la Grecia. Tra le promesse dell’UE figurava anche l’accelerazione del processo di adesione della Turchia all’UE, il rinnovo dell’Unione doganale e l’introduzione di un regime che preveda l’esenzione dei visti.

La Turchia sostiene di aver ricevuto dall’Europa soltanto 3,6 miliardi di euro per il soddisfacimento delle esigenze di quei profughi siriani che la Turchia ha ospitato nel proprio territoriali. Ma al contempo, stando ai dati della Commissione europea, l’UE ha fornito direttamente alla Turchia 4,1 miliardi di euro e i restanti 2 miliardi sono stati stanziati nell’ambito di vari progetti.

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Secondo i dati dell’ONU, nel 2015 l’afflusso di migranti in Europa ha raggiunto i suoi massimi livelli (tramite le isole nell’Egeo hanno attraversato la frontiera 856.723 soggetti), mentre nel 2020 soltanto 9.714. Al 24 febbraio 2021 il numero complessivo di siriani registrati e fermi temporaneamente in Turchia è pari a 3.656.525. Circa la metà di loro hanno meno di 18 anni.

Tuttavia, oltre ai cittadini siriani in Turchia vive un numero significativo di migranti che provengono anche da altri Paesi quali l’Iraq, l’Afghanistan e alcune nazioni africane. Stando alle informazioni divulgate da Gökçe Ok, vicedirettore della Direzione turca per la Migrazione, nel Paese si trovano circa 5,5 milioni di soggetti provenienti da 196 Paesi.

Al momento la Turchia chiede la revisione delle condizioni dell’accordo del 18 marzo alla luce dei cambiamenti occorsi negli ultimi 5 anni, dal momento della sottoscrizione dell’accordo stesso. Il presidente turco Erdogan in un suo intervento nel mese di gennaio ha dichiarato che Ankara sta tentando di collocare le relazioni con l’UE su “nuovi binari” e che “la chiave per il miglioramento è la revisione degli accordi del 18 marzo che hanno compiuto 5 anni”.

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D’altro canto, il capo della diplomazia europea Josep Borrell ha sottolineato la necessità di continuare ad osservare l’accordo concluso tra UE e Turchia in materia di migranti e ha sottolinea che la creazione di un quadro comune entro il quale cooperare sulle questioni relative ai migranti e alla Turchia sarà discusso in occasione del vertice tra i leader europei che si terrà il 25 e 26 marzo a Bruxelles. Secondo Borrell, per il vertice è prevista la discussione con la parte turca della questione del “rinnovo degli accordi”.

Can Ünver, presidente del Comitato delle Nazioni Unite per le questioni relative ai migranti lavoratori, ha rilasciato un’intervista a Sputnik in cui ha commentato l’impatto che gli accordi hanno esercitato sulla questione migratoria negli ultimi 5 anni, da quando è stato sottoscritto, e le future prospettive di questo accordo sulle relazioni turco-europee.

“La questione relativa alla conclusione di quest’accordo è stata sollevata dopo che nel 2015 si è prodotto un afflusso significativo di migranti in Europa. Tuttavia, quest’accordo ha degli aspetti da considerare. Il documento tratta alcune questioni che in sostanza non hanno nulla a che vedere con il fenomeno migratorio: ad esempio, la liberalizzazione del sistema dei visti. Se consideriamo quest’accordo dal punto di vista dei Paesi europei, il messaggio principale è tentare ad ogni costo di imporre ad Ankara di trattenere i migranti sul proprio territorio impedendo il loro trasferimento in Europa. Di fatto l’Occidente ha considerato la Turchia come una sorta di “sala d’attesa” per i migranti. Chiaramente è un approccio inaccettabile. Invece di agire di concerto per risolvere i problemi, l’Occidente ha scelto di vincolare la Turchia alle proprie condizioni”, sostiene Ünver.

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Secondo Ünver, anche le modalità con cui l’UE ha stanziato gli aiuti finanziari promessi sono inaccettabili: “L’UE ha sottoscritto questo accordo promettendo di allocare le risorse finanziarie necessarie. Si trattava dello stanziamento di una prima tranche di 3 miliardi di euro e di una seconda di altrettanti miliardi. Se anche un decimo del totale dei migranti che si trovano in Turchia fosse arrivato in Europa, gli europei avrebbe dovuto spendere almeno 40-50 miliardi di euro. Chiaramente l’UE non è intenzionata a stanziare una simile somma alla Turchia. Inoltre, anche le modalità di stanziamento degli aiuti sono discutibili. L’UE insiste sulla trasmissione delle risorse per il tramite di organizzazioni non governative e generalmente si tratta di istituzioni europee. In sostanza è come spostare denaro da una tasca a un’altra”.

Secondo l’esperto, “la sfiducia reciproca tra Turchia e UE è un fenomeno generato dall’incredibile rivalità che l’Europa sta dimostrando nei confronti del presidente Erdogan. Nell’ultimo periodo, comunque, si registra una certa tendenza a un alleggerimento di questa retorica. In occasione del prossimo vertice si capirà a cosa porterà questo progetto. Evidente è che non si riuscirà ad obbligare la Turchia a scendere a compromessi per il tramite delle sanzioni. Da questo punto di vista le sanzioni sono un metodo altamente inefficace”.

In conclusione, Ünver ha affrontato il tema delle relazioni che la guardia costiera greca e l’agenzia europea per la sicurezza frontaliera Frontex intrattengono nei confronti dei migranti che tentano di attraversare le frontiere terrestri e marittime: “Dopo la sottoscrizione degli accordi i tentativi di attraversamento illecito delle frontiere ad opera dei migranti hanno registrato un considerevole calo. Tuttavia, di recente abbiamo nuovamente registrato casi di terribili reazioni della guardia costiera greca ed europea nei confronti dei migranti nell’Egeo. Sette persone sono state gettate in mare aperto con le mani legate, dunque di fatto destinate a morte certa. La comunità internazionale non può non prestare attenzione a simili eventi. La stampa occidentale non ha dedicato a questi fatti nemmeno una parola. È evidente che non possiamo aspettarci nulla di buono se l’altra parte chiude gli occhi di fronte a simili violazioni dei diritti umani. Sarebbe meglio che cominciassero a rispettare loro stessi i diritti invece che insegnare a tutti gli altri come rispettare i diritti e le libertà dell’uomo.

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