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"I 9 paradossi del Farm to Fork". Gli allevatori: “L’Ue ci ascolti. Lavoriamo insieme”

© Foto : Carni sostenibiliI 9 paradossi del Farm to Fork
I 9 paradossi del Farm to Fork - Sputnik Italia, 1920, 25.03.2021
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L’appello di Carni sostenibili e European Livestock Voice per sfruttare a pieno le potenzialità della nuova strategia europea sull’agricoltura e l’allevamento, ma serve il dialogo.

Un video-appello. Un piccolo corto, in cui si spiegano i nove paradossi della strategia europea per le politiche agroalimentari la "Farm to Fork", lanciato oggi contemporaneamente in sette Paesi europei, Italia, Belgio, Germania, Francia, Spagna, Portogallo e Polonia.

Un messaggio diretto alle istituzioni europee che stanno discutendo in questi mesi il nuovo piano che guiderà il settore per i prossimi decenni. Secondo i player nella strategia ci sono tante buone intenzioni, ma anche moltissimi errori e “paradossi” appunto.

L’iniziativa è stata organizzata da Carni sostenibili e European Livestock Voice, due associazioni, la prima italiana che riunisce i produttori di carni e salumi e la seconda che raggruppa gli organismi europei della filiera zootecnica.  Le due organizzazioni hanno sottolineato che il "Farm to Fork" non considera la situazione attuale e le sfide del settore zootecnico, che punta a lavorare braccio a braccio e su basi scientifiche con la Commissione e il Parlamento europeo per migliorare la strategia e renderla “sostenibile, equa e che tuteli la salute”.

Per il professore Giuseppe Pulina, presidente di Carni Sostenibili la maggioranza della popolazione “ha una visione idilliaca dell’allevamento, una visione che non corrisponde alla realtà”.

“Oggi il 40% dell’intero comparto agroalimentare europeo è composto dal settore dell’allevamento che vale circa 170 miliardi di euro e impiega direttamente più di quattro milioni di persone”, ha spiegato.

Un settore che punta a valorizzare la sua esperienza grazie alla “ricerca, alla scienza, all’innovazione, alla tecnologia” con l’obiettivo di garantire che la catena alimentare “produca a sufficienza” anche in vista della crescita della popolazione mondiale.

Per Pulina “oggi chi lavora nella filiera della zootecnica ha il dovere di aiutare i decisori politici a non sprecare la grande occasione di orientare il sistema agroalimentare nei prossimi 10 anni” e quindi “faccio un appello, la Commissione ascolti la nostra voce”.

Carni sostenibili e European Livestock Voice condividono l’impostazione europea ma questa include dei paradossi che renderanno “difficile mantenere l’equilibrio tra sostenibilità ambientale e sicurezza alimentare”, ha detto il professore.

I 9 paradossi

I paradossi identificati riflettono i pregiudizi sul settore dell’allevamento in termini di impatto ambientale di salute e di economia. Ecco i nove paradossi:

  1. Il valore nutrizionale della carne: non bisogna demonizzare la carne, il consumo delle proteine animali “ha favorito lo sviluppo del cervello umano” nei secoli, inoltre gli animali consumano vegetali che non sarebbero digeribili per l’uomo e li trasformano in proteine.
  2. L’uso del suolo: è rimasto costante per le attività di allevamento negli ultimi 60 anni a fronte di un incremento della popolazione europea di 125 milioni di individui.
  3. La sostenibilità ambientale: grazie all'innovazione tecnologica gli allevamenti sono diventati più efficienti e usano meno risorse, la filiera zootecnica europea produce soltanto il 7,2% delle emissioni di gas a effetto serra, la metà della media mondiale (14,5%). La presenza degli allevamenti evita la cementificazione, difende le biodiversità e limita i dissesti idrogeologici
  4. L’impatto economico: riducendo la produzione e gli allevamenti, come previsto dalla "Farm to Fork", ci sarà la necessità di importare carni e prodotti collegati dai Paesi extra-Ue, con conseguenze economiche, pressioni sui prezzi, e aumento dei costi ambientali.
  5. Il welfare animale: la normativa europea è la più avanzata al mondo ed è garanzia del benessere animale, importando dall’estero sorgerebbe il dubbio su questo fronte.
  6. Fertilizzanti chimici o organici: la Commissione europea vuole ridurre l’uso dei fertilizzanti chimici del 20% aumentare la produzione da agricoltura biologica del 25%. Per questo incremento, però, serve il bestiame che permette di avere concimi naturali.
  7. Occupazione: in media ogni allevamento garantisce sette posti lavoro in aree rurali, riducendo gli allevamenti ci saranno meno posti di lavoro con conseguenze sociali.
  8. Patrimonio gastronomico: la volontà di accorciare la filiera e sostenere i prodotti tipici e tutelati si scontra con la diffusione di cibi ultralavorati legati alla necessità di importare dall'estero, se non sarà garantita la sicurezza alimentare interna.
  9. Sicurezza alimentare: la crisi pandemia ci ha reso tutti più vulnerabili, inoltre entro il 2050 dovremo sfamare oltre due miliardi due persone. Tra 30 anni il 70% della popolazione vivrà in città e solo il 30% nelle aree rurali, con una riduzione dell'attività agricola e di allevamento, cosa potrebbe accadere se questi settori venissero ulteriormente tagliati? Ci sarebbe ancora meno cibo. 

“No alla carne come capro espiatorio”

Per la European Livestock Voice “bisogna smettere di cavalcare l’onda emotiva e basarsi sulla scienza”, basta “usare la carne come capro espiatorio” ed è necessario lavorare insieme per “creare un sistema alimentare equo, sano e sostenibile per l’Unione europea e il nostro futuro, il futuro dei nostri figli e nipoti”, ha detto Birthe Steenberg nel corso del webinar.

“È fondamentale far sentire la nostra voce, perché vogliamo essere parte dell’attuale processo che determinerà il futuro, e perché desideriamo renderci disponibili a condividere le nostre conoscenze ed esperienze con i responsabili politici, durante le discussioni in corso su F2F”, ha aggiunto poi rammaricandosi di avere poche speranze su un’interlocuzione diretta con la Commissione europea.

“Lavoriamo anche con il Parlamento europeo e con i Parlamenti nazionali” e in questo modo le associazioni sperano di far sentire la propria voce, perché “c’è un grande gap comunicativo” sul settore.

Cos’è la Farm to Fork

A fine maggio la Commissione europea ha pubblicato la  strategia “Farm to Fork”, parte del Green Deal.

La “Farm to Fork” è stata studiata per trasformare il sistema alimentare europeo, rendendo più sostenibile sotto diversi aspetti e riducendo il suo impatto sui Paesi terzi.

La F2F è un piano decennale per guidare la transizione verso un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente.

L’obiettivo di fondo è rendere i sistemi alimentari europei più sostenibili di quanto lo siano oggi.

La strategia tende a garantire una produzione alimentare sostenibile, la sicurezza alimentare, favorire una filiera alimentare sostenibile dall’inizio alla fine, promuovere il consumo di cibi sostenibili e sani, ridurre gli sprechi alimentari; e combattere le frodi alimentari lungo la filiera. Inoltre la F2F prevede di ridurre del 50% dell’uso di pesticidi chimici entro il 2030 e trasformare il 25% dei terreni agricoli in aree destinate all’agricoltura biologica entro il 2030.

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