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È alta tensione tra Europa e Cina sugli uiguri. La Farnesina convoca l’ambasciatore cinese

Il Palazzo della Farnesina - Sputnik Italia, 1920, 24.03.2021
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Per le controsanzioni imposte da Pechino dopo quelle europee per le violazioni dei diritti umani nello Xinjang.

Nervi tesi e braccio di ferro tra l’Unione europea e la Cina. Un nuovo capitolo della vicenda di sanzioni e controsanzioni legate alla minoranza musulmana degli uiguri nello Xinjang cinese si svolgerà oggi, quando al ministero degli Esteri, ricevuto dalla vice ministra Marina Sereni, arriverà l’ambasciatore cinese a Roma, Li Junhua, convocato proprio dalla Farnesina ieri.

La decisione della diplomazia italiana è arrivata dopo le sanzioni imposte da Pechino nei confronti di 10 funzionari e quattro istituzioni dell’Unione Europea. La mossa del governo italiano avviene in concomitanza con un analogo provvedimento adottato dalla Germania.

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Le reazioni internazionali

Secondo la Germania si tratta di “un’escalation irragionevole” e lo scontro “danneggerà in modo non necessario le relazioni tra Ue e Cina”.

Dal canto suo il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, ha definito le sanzioni occidentali “una calunnia e un affronto”.

Inoltre, l’Occidente non dovrebbe sottovalutare “la ferma determinazione del popolo cinese a difendere i suoi interessi nazionali e la dignità, pagheranno il prezzo per la loro arroganza”.

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, in visita in Cina, ha convenuto con il collega cinese Wang Yi che “l’interferenza negli affari interni di una nazione sovrana con la scusa di far ‘progredire la democrazia’ è inaccettabile”.

Le controsanzioni cinesi

Dopo le sanzioni europee il vice ministro degli Esteri cinese Qin Gang aveva convocato il capo della delegazione dell'UE in Cina per presentare una protesta solenne contro le sanzioni unilaterali contro la Cina sullo Xinjiang.

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Le violazioni nello Xinjang

Le sanzioni dell’Ue sono rivolte alle “detenzioni arbitrarie su larga scala, in particolare degli uiguri nello Xinjiang, in Cina”, secondo quanto ha affermato il Consiglio europeo lo scorso 22 marzo.

L’accusa per i soggetti sanzionati è di essere direttamente responsabili delle detenzioni di massa nei campi “di rieducazione” e di essere collegati alla “Piattaforma operativa congiunta e integrata” della polizia dello Xinjiang, un programma di big data usato per tracciare milioni di uiguri nella regione, e segnalare quelli ritenuti “potenzialmente minacciosi” da inviare ai campi di detenzione.

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