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Caos ex Ilva, prima lo stop agli impianti, poi ArcelorMittal ci ripensa

© Foto : TPIIlva di Taranto
Ilva di Taranto - Sputnik Italia, 1920, 21.03.2021
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Il colosso indiano aveva annunciato una "riduzione dei livelli di produzione" per il mancato investimento di 400 milioni di euro di Invitalia. Ieri il dietrofront.

Continua il braccio di ferro tra il governo italiano ed ArcelorMittal. Ieri il colosso indiano aveva annunciato una “riduzione dei livelli di produzione” per il mancato versamento da parte di Invitalia di 400 milioni di euro, come stabilito nell’accordo dello scorso dicembre per l’ingresso dello Stato italiano nel capitale di Am InvestCo. Salvo, poi, fare un passo indietro, comunicando ai sindacati la riaccensione di tre altoforni.

I sindacati, come Rsu Fim e Fiom, che avevano criticato duramente la presa di posizione dell’azienda, puntando il dito anche contro “l’immobilismo” del governo, chiedono un incontro per chiedere all’azienda di rispettare gli impegni per salvaguardare lavoratori e ambiente.

Per ora, chiariscono i rappresentanti sindacali citati da TgCom24, "riprendono solo alcune attività”. Secondo quanto si legge sul Corriere della Sera, che cita fonti del governo, il versamento di 400 milioni di euro da parte di Invitalia non è ancora avvenuto per un rallentamento fisiologico dell’iter burocratico dovuto al cambio di esecutivo.

Un ulteriore ostacolo, però, potrebbe essere rappresentato dal pronunciamento del Consiglio di Stato del prossimo 13 maggio sul ricorso di ArcelorMittal Italia, ex Ilva e Invitalia, che si erano appellati contro la sentenza del Tar di Lecce che lo scorso 13 febbraio aveva chiesto lo stop degli impianti dell’area a caldo per via del loro impatto ambientale.

Se il pronunciamento del tribunale amministrativo dovesse essere confermato l’operazione rischia di “vanificarsi”. Anche perché, sottolinea sempre il Corriere, lo spegnimento degli altiforni significherebbe la fine dell’ex Ilva. “Non crediamo che la soluzione della crisi possa passare dalle Aule di tribunale”, aveva detto il neo ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti. Ma c'è il rischio che possa essere così.

Ieri sera ArcelorMittal aveva messo nero su bianco che il mancato investimento di Invitalia sta “seriamente compromettendo la sostenibilità e le prospettive dell’azienda e dei suoi dipendenti”. Poi l’azienda ha comunicato la retromarcia sul possibile stop degli impianti, acciaieria 1, treno nastri 2 e tubificio Erw, per cui era stato programmato il riavvio.

“È del tutto evidente che l'azienda è in uno stato di assoluto caos e la comunicazione, avvenuta nella tarda serata di ieri alle organizzazioni sindacali, della mancata ripartenza di alcuni impianti è il chiaro esempio che l’azienda non riesce a programmare la produzione e continua a gestire una fabbrica così complessa tralasciando gli aspetti della sicurezza, dell’ambiente e della manutenzione impiantistica”, era stato il commento dei delegati Rsu Fim, Fiom e Uilm dello stabilimento siderurgico di Taranto, citati dalla Gazzetta del Mezzogiorno.

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