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Omicidio Serena Mollicone, dopo 20 anni il processo può finalmente iniziare

© Sputnik . Fabio CarboneAuto della polizia di stato
Auto della polizia di stato - Sputnik Italia, 1920, 19.03.2021
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Al via il processi per l'omicidio di Arce, in cui fu uccisa Serena Mollicone. Sul banco degli imputati ci sono tre carabinieri, il figlio e la mogie di uno di questi.

Il papà di Serena Mollicone, la 18 enne di Arce (Frosinone) uccisa nel 2001, ha lottato tutta la vita per vedere questo giorno.

E così dopo 20 anni dalla sua barbara uccisione, dopo depistaggi e archiviazioni del caso per insufficienza di prove, la Corte di Assise di Cassino dà il via al processo contro i cinque imputati accusati di avere ucciso la giovanissima ragazza.

Gli imputati sono l’allora comandante della stazione dei carabinieri di Arce, il maresciallo Franco Mottola, suo figlio Marco, la moglie del maresciallo Annamaria e il maresciallo Vincenzo Quatrale. Tutti costoro sono accusati di concorso nell’omicidio di Serena Mollicone.

Quatrale, invece, è anche accusato di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi, che apparteneva alla stessa caserma dei carabinieri all’epoca dei fatti. L’appuntato Francesco Suprano, invece, dovrà rispondere di favoreggiamento.

Oltre 200 testimoni e la promessa

La prima udienza del processo si svolgerà a porte chiuse a causa dell’emergenza sanitaria, il giudice dovrà per cominciare stabilire se tutti i testimoni sono da ammettere al procedimento.

In aula il papà di Serena non ci sarà, lui è morto lo scorso 31 maggio, ma la battaglia legale la porta avanti l’avvocato di famiglia Dario De Santis, che il giorno del funerale di Guglielmo Mollicone gli promise che avrebbe continuato la sua battaglia.

L’uccisione, il ritrovamento, il presunto movente

Serena sarebbe stata uccisa nella caserma dei carabinieri di Arce intorno all’ora di pranzo dell’1 giugno 2001. Secondo la testimonianza resa dal brigadiere Santino Tuzi, poi morto suicida, quel mattino avrebbe visto entrare una ragazza che verosimilmente poteva essere Serena e non l’aveva vista uscire.

Serena fu ritrovata due giorni dopo legata mani e piedi e imbavagliata, e con un sacchetto di plastica sul capo. A trovarla la Protezione Civile.

Inizialmente le indagini si rivolsero verso un carrozziere, il quale fu poi assolto in Cassazione. Ma fu appunto dopo la testimonianza resa dal brigadiere Tuzi e il suo successivo suicidio a far convergere le indagini verso la caserma di Arce, dove i Ris dei Carabinieri condussero delle rilevazioni e, confrontando i rilievi fatti sul nastro con cui era stata legata Serena, si appurò che la ragazza era stata uccisa in quel luogo.

I tecnici degli accusati, però, hanno sempre ricusato questa ricostruzione.

L’Arma dei Carabinieri si è costituita parte civile.

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