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Crisi, i bar: ci sentiamo abbandonati e umiliati - Video

© Sputnik . Evgeny UtkinUn bar a Milano, Italia
Un bar a Milano, Italia - Sputnik Italia, 1920, 19.03.2021
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I bar e i ristoranti stanno attraversando da più di un anno una grave crisi a causa delle continue chiusure imposte dal governo per fronteggiare la diffusione del virus. Le imprese non hanno più ossigeno per respirare, alle attività dei pubblici esercizi sono stati imposti sacrifici enormi, nonostante ciò il virus continua a dilagare.

In merito alla crisi attuale che stanno vivendo i bar e i ristoranti Confcommercio parla chiaro: “non c’è più ossigeno per respirare”. I dati mostrano un quadro agghiacciante: persi 243 mila posti di lavoro, 15 mila le attività che hanno dovuto abbassare definitivamente la serranda nel 2020, a questi si potrebbero aggiungere altri 35 mila nel 2021.

Bar e ristoranti per mesi hanno rispettato le norme di igiene e sicurezza previste dai regolamenti per limitare la diffusione dell’epidemia. Nonostante ciò le attività dei pubblici esercizi sono state sottoposte a chiusure, orari serrati e oggi, quando quasi tutta Italia è in zona rossa è possibile soltanto il servizio di asporto. I contagi però sono in aumento, quindi evidentemente il problema non era dei bar e dei ristoranti. Gli imprenditori si sentono abbandonati e umiliati.

Sputnik Italia ha raccolto le testimonianze di due imprenditori in merito a questo drammatico periodo che sta vivendo tutta la categoria: Domenico Sabini e Stefano Remondi.

© Foto : Domenico SabiniDomenico Sabini
Crisi, i bar: ci sentiamo abbandonati e umiliati - Video - Sputnik Italia, 1920, 19.03.2021
Domenico Sabini
Domenico Sabini, titolare del bar Caffè Sabini a Ostia (Roma), in zona rossa, ha raccontato a Sputnik come la crisi si è riflessa sulla cassa della sua attività:

“Per quanto Ostia possa essere un’isola felice, perché noi fortunatamente lavoriamo con la gente del posto e non in base al turismo, stiamo intorno ad un -40% al di sotto rispetto ai fatturati classici”.

— Secondo lei com’è stata gestita la pandemia dall’attuale e dal precedente governo?

— Secondo me molto male. Male dal vecchio governo perché in una pandemia bisognava occuparsi soprattutto della sanità, ci siamo preoccupati dei monopattini, e non sono come la gente possa andare a lavoro da Ostia a Roma in monopattino. Ci siamo occupati dei banchi a rotelle senza riaprire le scuole.

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A noi baristi e ristoratori hanno dato direttive che abbiamo rispettato tutti. Nonostante ciò ci hanno chiuso lo stesso. Allo stesso tempo non si sono occupati delle scuole, della sanità o dei mezzi pubblici, dove la gente sta ammassata, noi invece rispettiamo la distanza di sicurezza.

Il nuovo governo segue la falsa riga di quello precedente e non vediamo miglioramenti. È un anno che andiamo avanti così, “alle prossime due settimane”.

— Possiamo dire che vi sentite abbandonati come categoria?

— Abbastanza, lasciando perdere anche al governo, perché la pandemia gli è piovuta dal cielo, i politici hanno tante categorie da tutelare. Io ho notato che siamo stati abbandonati in primis dalle associazioni di categoria, non ci hanno tutelato né confortato.


Sempre ad Ostia sul Litorale della capitale in pieno centro molti bar, nonostante la zona rossa permetta di lavorare ad asporto, hanno deciso di non alzare proprio le serrande. La piazza centrale in pieno giorno è totalmente deserta. Solitamente la piazza è piena di bambini che giocano, persone che prendono un caffè in compagnia al bar, davanti allo storico locale Paglia in un giorno normale c’è sempre la fila per i buonissimi krapfen, una tappa obbligatoria a Ostia sia per i locali che per i turisti. Oggi invece tutto chiuso.

Stefano Remondi
Crisi, i bar: ci sentiamo abbandonati e umiliati - Video - Sputnik Italia, 1920, 19.03.2021
Stefano Remondi
La crisi si percepisce in aria, e il titolare dello storico bar Remondi fondato nel 1944 non usa mezzi termini. Stefano Remondi ha descritto così a Sputnik il periodo che sta vivendo la sua attività:

“È un periodo difficilissimo, viviamo una situazione molto umiliante per noi commercianti”.

— Lavorare solo fino alle 18.00, in questi giorni di zona rossa poter fare solo il servizio ad asporto come ha impattato sulla vostra cassa?

— Una perdita veramente enorme.

— Avete ricevuto degli aiuti dallo Stato per questo periodo di crisi?

— Insignificanti, ridicoli. Non riusciamo a coprire le perdite.

— Come vede il futuro sia per la vostra attività e più in generale per tutta la categoria?

— Nero, buio. Ci vorranno anni prima di recuperare il tutto.

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