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Museo francese abbandona i numeri romani – scoppia la polemica, non solo in Italia

Chiffres romains - Sputnik Italia, 1920, 18.03.2021
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La decisione del Museo Carnavalet di sostituire i numeri romani dalle didascalie delle opere con numeri arabi per non creare un “ostacolo alla comprensione”, è stata aspramente criticata negli ambienti intellettuali sia in Italia che in Francia.

L’iniziativa del Museo della Storia di Parigi, il Carnavalet, che per altro fa seguito a una iniziativa simile dell’ancor più noto Louvre, è stata giustificata dalla curatrice Noémie Giard con il desiderio di “essere più vicini alla comprensione dei visitatori, che spesso non hanno nozione dei numeri romani”.

In questo modo il XVII secolo verrà scritto 17° e Luigi XIV diverrà Luigi 14, come intitolato da Massimo Gramellini ieri sul Corriere della Sera nella sua rubrica ‘Il caffè’.

“Questa storia dei numeri romani è la sintesi perfetta della catastrofe culturale in corso: prima non si insegnano le cose, e poi le si eliminano per non far sentire a disagio chi non le sa”, scrive Gramellini sostenendo che “un’educazione pianeggiante”, senza quindi quegli ‘ostacoli’ di cui parla la Giard, “non è un traguardo ma una sventura”.

Anche il filologo e storico classico Luciano Canfora, sulle pagine dello stesso giornale, bolla semplicemente come "stupidità" la decisione di abrogare i numeri romani, che, secondo lui, non è altro che il riflesso di un flagello più generalizzato, quello del “politicamente corretto”.

Provocatoriamente lo studioso afferma che a questo punto sarebbe auspicabile "una legge che imponga direttamente l'analfabetismo obbligatorio e il ritorno alla comunicazione esclusivamente orale".

Anche il professore di storia romana Giusto Traina ha criticato la scomparsa dei numeri romani a Parigi. Questa "sfortunata iniziativa ha suscitato reazioni feroci e vibranti da parte degli appassionati italiani dell'era classica", ha notato sul suo account Facebook ricordando per altro una storia simile che aveva rischiato di verificarsi proprio a Roma, quando l’allora sindaco Ignazio Marino aveva proposto di abolire i numeri romani dalle strade della capitale, facendo inorridire tutti gli studiosi ma anche gran parte dei cittadini.

Il museo Carnavalet, che ha deciso di sostituire persino i nomi dei re, è andato oltre la già tanto criticata iniziativa del Louvre, che da alcuni anni si era limitato a sostituire i numeri romani per le indicazioni dei secoli.

Ma tale iniziativa non ha indignato solamente gli intellettuali italiani, per ovvi motivi particolarmente sensibili a certi richiami e tradizioni storiche, sul versante francese le polemiche non sono state minori, anzi, se possibile, persino più sferzanti.

“Sono appunto i musei senza dubbio uno dei luoghi dove possiamo continuare a far vivere e a spiegare i numeri romani”, ha detto il direttore del museo di Belle Arti di Rouen, nel nord della Francia, spiegando che appunto perché sono una tradizione che rischia di non essere più capita, bisogna continuare a tramandarla. Molti altri studiosi hanno convenuto sul fatto che sostituirli perché non vengono capiti è proprio il modo più rapido per dimenticarli del tutto, mentre fanno parte della cultura classica e del passato anche della Francia.

Il latinista Jacques Gaillard si è spinto anche più in là dicendo a Le Figaro che i numeri romani non sono difficili da leggere, basta impararlo, ma la verità è che “da 20 anni siamo sotto l’influenza americana e gli americani non sanno leggerli”.
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