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La guerra che non ti aspetti: Cina e Australia sempre più ai ferri corti

© Sputnik . Alexandr Wilf / Vai alla galleria fotograficaIl caccia multifunzionale cinese 6xJ-10
Il caccia multifunzionale cinese 6xJ-10 - Sputnik Italia, 1920, 16.03.2021
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E’ risaputo: nel sud est asiatico non è tutto rose e fiori. Nonostante la firma, il 15 novembre scorso, dell’accordo di libero scambio (RCEP) tra 15 Paesi dell'area, che prevede una graduale sparizione di dazi doganali negli scambi, Australia e Cina sono ai ferri corti e precisamente sulla strada opposta a quanto concordato pochi mesi fa.

Problemi tra i due Paesi esistono da tempo, ma sono diventati evidenti lo scorso aprile quando fu provato che la Cina aveva taciuto per mesi in merito alla pericolosità dell’epidemia di Coronavirus.

  • Il governo australiano nella persona del primo ministro Scott Morrison chiese allora l’apertura di un’inchiesta internazionale indipendente e sollecitò i leader del G20 a condividere l’iniziativa.
  • Il governo cinese ritenne che l’azione degli australiani avrebbe dovuto essere preventivamente concordata con Pechino e la reazione dell’ambasciatore cinese in Australia fu una dichiarazione con la quale affermava che i cittadini cinesi avrebbero dovuto pensarci due volte prima di visitare l’Australia o comprare i suoi prodotti.

Nel Giugno 2020 la Cina diffidò formalmente i propri cittadini dal recarsi in Australia per turismo o per studiarvi e gli australiani risposero informando i propri che, andando in Cina, avrebbero corso il rischio di essere arrestati arbitrariamente.

Va notato che proprio i cinesi, sia come turisti che come studenti, sono in assoluto i maggiori contribuenti stranieri per il turismo e le scuole australiane.
© Foto : REUTERS/Issei KatoPrimo ministro dell'Australia Scott Morrison
La guerra che non ti aspetti: Cina e Australia sempre più ai ferri corti - Sputnik Italia, 1920, 16.03.2021
Primo ministro dell'Australia Scott Morrison

Cina: l'arma dei dazi su orzo, carne e vino australiani

Pochi giorni prima, verso la metà di maggio, la Cina aveva istituito un dazio doganale dell’80% sull’orzo australiano. Fu dichiarato che la decisione era il risultato di una inchiesta durata diciotto mesi che accertava essere quel prodotto venduto con prezzi da dumping. Canberra rispose che i coltivatori australiani erano i meno sussidiati in tutto il mondo e si ripromise di ricorrere alla World Trade Organization.

Fino al 2019 la Cina è stata il più grande importatore mondiale di orzo australiano, assorbendone almeno il 70% della sua produzione per un valore superiore agli 850 milioni di dollari l’anno.

Il reclamo presso la WTO è stato depositato il 21 Dicembre 2020 e se ne attendono tuttora le decisioni.

Anche la carne australiana è ora oggetto di un contenzioso dopo che i cinesi ne decisero il bando accusando i macelli australiani di fornire false certificazioni ed etichettature fuorvianti. L’esportazione di carne di manzo verso la Cina è molto importante per gli allevatori australiani poiché il Paese del Dragone ne assorbe circa il 25%. Nel 2019 le tonnellate esportate furono 300.000 per un valore di circa 2 miliardi di dollari. I mattatoi oggetto del bando cinese nel Maggio 2020 sono i quattro maggiori produttori di carne di manzo in Australia. Nell’Agosto e nel Dicembre 2020 ne furono aggiunti altri due, annullando in modo drastico tutte le importazioni cinesi di carne di manzo in provenienza da quel Paese.

Anche il vino australiano è stato accusato di dumping e, dal Novembre 2020, è sottoposto a dazi che vanno dal 107 al 212% mettendolo praticamente fuori mercato.

Fino a quel momento la Cina assorbiva circa il 40% dell’export di vino dalla Terra dei Canguri per un valore di circa 700 milioni di dollari l’anno.

Ufficialmente, il ministro del commercio cinese si è dato un anno di tempo per completare le proprie investigazioni in merito al possibile dumping ma è previsto che possa estendere la propria indagine per ulteriori altri sei mesi, prolungando così la sofferenza dei produttori vinicoli.

© Sputnik / Vai alla galleria fotograficaL'Australia è uno dei maggiori esportatori di vino a livello mondiale
La guerra che non ti aspetti: Cina e Australia sempre più ai ferri corti - Sputnik Italia, 1920, 16.03.2021
L'Australia è uno dei maggiori esportatori di vino a livello mondiale
Cina e Australia prima della recente disputa avevano un enorme volume di scambi che nei due sensi arrivava a 171 miliardi di dollari americani l’anno. Da sola, la Cina assorbiva ben il 39% di tutte le esportazioni australiane e un contenzioso commerciale di questo tipo non può che colpire pesantemente tutta l’economia dell’isola-continente.

Il prodotto australiano maggiormente importato dalla Cina è il minerale di ferro che ogni anno porta nelle casse australiane circa 50 miliardi di dollari americani.

Poi viene il gas e dopo ancora il carbone che vale altri 10 miliardi. Per ora, almeno formalmente, questi prodotti non sono soggetti a dazi o esclusioni, anche perché il ferro australiano rappresenta ad oggi il 60% delle importazioni cinesi di questo materiale. Nel 2020 l’importazione di carbone è perfino aumentata arrivando a 20 milioni di tonnellate. Tuttavia, non tutte provenienti dall’Australia e i produttori di questo Paese hanno ricevuto richieste di dilazionare le loro consegne e hanno visto la diminuzione globale degli ordini.

Chi sembra avvantaggiarsene sono l’Indonesia e la Russia che hanno aumentato le proprie quote. Anche per il ferro potrebbe essere cominciata la diversificazione dei fornitori poiché si sa di nuovi contratti cinesi in Africa e soprattutto in Guinea.

La contromossa dell'Australia

Dal punto di vista strettamente commerciale l’Australia non ha attuato ritorsioni contro le azioni cinesi e quindi nessuna “guerra commerciale” è stata formalmente dichiarata.

Anche se non ufficializzata, una guerra è comunque in corso e lo dimostra il fatto che nell’ottobre 2020, seppur solo verbalmente, Pechino avrebbe ordinato a tutte le società statali di non acquistare più carbone e cotone di origine australiana.

Lo stesso mese fu annunciato un bando sul sughero con la stessa origine, adducendo il contenuto in esso di insetti nocivi. Altre merci deperibili provenienti sempre dall’Australia, come ad esempio le aragoste e il grano, sono state fermate fuori dai porti cinesi impedendo così per lungo tempo lo scarico delle merci.

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Aragosta

In realtà tutto è cominciato almeno cinque anni fa, quando il governo australiano aveva confermata la propria stretta alleanza con gli Stati Uniti aderendo, con Giappone e India, al QUAD (Quadrilateral Security Dialogue) e attuando con loro manovre militari negli Oceani Indiano e Pacifico.

Pechino aveva manifestato subito la propria contrarietà e, recentemente, ha perfino presentato ufficialmente le proprie lamentele evidenziando quattordici punti. Senza nominare il Quad, le accuse contro Canberra includono la decisione di aver volutamente bloccato alcuni investimenti cinesi, di perseguitare i giornalisti australiani di origine cinese che lavorano nel Paese e di comportarsi in modo razzista contro tutti gli asiatici che ci vivono o visitano l’Australia.

Un’altra critica è stata avanzata nei confronti dei politici australiani che, secondo Pechino, criticano la Cina sulla base di pregiudizi o pura malevolenza.

Ciò che risulta evidente è che Canberra si sente preoccupata da quello che giudica una forte interferenza di Pechino nei media e in settori locali giudicati strategici per cui ha cominciato a porre dei limiti alla presenza di società cinesi ed aumentare i controlli sui movimenti e l’operato di chiunque sia considerato in qualche modo legato a loro eventuali mire politiche.

Poiché, comunque, la Cina è attualmente il maggior mercato di sbocco per le esportazioni australiane, non sarà facile, per qualunque governo ci sia a Canberra, restare insensibile.

Da semplici osservatori non possiamo che costatare che la potenza della Cina non si limita più all’aspetto solamente economico ma si trasforma sempre più in uno strumento di pressione politica.

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