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Beppe Grillo alla ricerca di una società più giusta

© AFP 2021 / Andreas SolaroIl leader del Movemento 5 stelle Beppe Grillo
Il leader del Movemento 5 stelle Beppe Grillo - Sputnik Italia, 1920, 13.03.2021
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Beppe Grillo è alla ricerca di riflessioni per costruire una società umana più giusto che sia capace di colmare le disparità che la pandemia ha "semplicemente" acuito.

L’elevato Grillo questa volta si “abbassa”, o meglio si fa di lato per dare spazio sul suo blog a Maria Fernanda Espinosa, ex presidente dell’Assemblea generale dell’ONU ed ex ministro degli Esteri e della Difesa dell’Ecuador.

Nel lungo articolo la politica ecuadoregna ricapitola quelle che sono da sempre le urgenze del nostro mondo, e di come la pandemia non ha fatto altro che acuirle ancora di più.

Al primo posto Espinosa pone il divario tra uomo e donna. Queste ultime da inizio pandemia “hanno subito perdite di posti di lavoro a un tasso più elevato rispetto agli uomini” fa notare.

La pandemia ha quindi ampliato il divario tra ricchi e poveri:

“Una manciata di miliardari ha visto la propria ricchezza salire alle stelle nell’ultimo anno, mentre i lavoratori meno qualificati hanno dovuto [sopportare] licenziamenti e riduzioni di reddito molto più gravi rispetto ai lavoratori più qualificati”.

La risposta alle crisi dei vari Paesi è stata a più velocità e in particolare la differenza principale si è notata tra quelli più ricchi e sviluppati e quelli che faticano ad emergere da sempre.

“Le economie avanzate hanno mobilitato, in media, il 25% del loro PIL per mitigarne gli effetti, contro il 7% nei paesi in via di sviluppo e solo l’1,5% nei paesi più poveri”, sostiene Maria Fernanda Espinosa nell’articolo pubblicato sul blog di Beppe Grillo.

Come ricostruire meglio

Cosa bisogna fare adesso? Quello che fin’ora non si è mai fatto prima della pandemia.

Espinosa infatti riparte dalle parole di Barack Obama pronunciate nel 2013, “la più grande sfida del nostro tempo” è costruire “un’economia che funzioni per tutti” e non solo per pochi ricchi che diventano sempre più ricchi sui disagi e la disperazione dei molti che abitano questo pianeta.

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Bisogna quindi responsabilizzare tutti, chi ha di più, ma anche chi ha dimeno. Serve per questi ultimi fornire “più risorse per l’istruzione, la formazione e il rafforzamento delle capacità”, perché è con la conoscenza che si diventa più ricchi.

Oggi, rispetto al 2013, la situazione “richiede una valutazione molto più completa e critica delle cause sistemiche sottostanti”.

Bisogna intervenire quindi sul divario tra uomini e donne, intervenire “per colmare il divario tra chi ha e chi non ha, sia all’interno che tra i paesi. Come ha sostenuto l’economista premio Nobel Joseph E. Stiglitz, le regole del gioco sono progettate per rafforzare la posizione di coloro che sono già in cima alla scala dello sviluppo, mentre frenano i meno fortunati. Queste regole hanno avvantaggiato i creditori rispetto ai debitori e hanno alimentato la speculazione piuttosto che gli investimenti produttivi”.

Il rischio più grande, una politica debole

Infine una riflessione sull’eredità della pandemia:

“Forse la parte più rischiosa di tutto questo è che la crescente consapevolezza che le disuguaglianze richiedono profondi cambiamenti strutturali ha eroso la fiducia delle persone nelle istituzioni, alimentato la frammentazione politica e il malcontento sociale e portato a una crescente sfiducia tra i paesi. Dallo scetticismo sui vaccini alla mancanza di coordinamento internazionale, la crisi COVID-19 riflette le conseguenze di queste tendenze”.

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