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Commissario UE sottolinea che i certificati COVID-19 non sono solo per la vaccinazione

Bandiera UE - Sputnik Italia, 1920, 12.03.2021
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Il sistema di certificati digitali di vaccinazione contro il COVID, in fase di sviluppo dall'Unione Europea, conterrà anche informazioni su infezioni, guarigioni e test effettuati rispetto al virus. Lo ha affermato il commissario UE alla giustizia, Didier Reynders.
"Stiamo lavorando a un certificato - non è un passaporto - ma non si tratta solo di vaccinazioni. Si tratta di recuperare informazioni su persone che si sono ammalate, sono state vaccinate o sono state testate", ha detto Reynders in una conferenza stampa a Bruxelles ieri.

Ha spiegato che, da un lato, farsi vaccinare contro il COVID-19 non è obbligatorio nell'UE, anche perché, al momento, il blocco comunitario non è in grado di vaccinare tutti quelli che vogliono.

"Non vogliamo alcuna discriminazione", ha sottolineato l'assessore.

A febbraio il commissario europeo per il mercato interno, Thierry Breton, ha dichiarato che l'UE prevede di vaccinare contro il coronavirus tutti i cittadini che lo desiderano entro la fine di agosto 2021.

Attualmente il portafoglio di vaccini dell'UE ha sei farmaci contro il COVID-19, sviluppati rispettivamente dalle società: Biontech/Pfizer, Moderna, AstraZeneca, CureVac, Johnson & Johnson e Sanofi-GSK.

Di questi vaccini, quelli di Biontech/Pfizer, Moderna, AstraZeneca e Johnson & Johnson sono già stati autorizzati per l'uso nell'UE, mentre l'acquisizione dei farmaci da CureVac e Sanofi-GSK dipende da quando la loro sicurezza ed efficacia saranno dimostrate.

Inoltre, il 4 marzo, l'UE ha avviato tramite l'EMA il processo di autorizzazione per il vaccino russo Sputnik V, che potrebbe culminare con una licenza d'uso condizionale.

Il 9 marzo il ministro degli Esteri della Repubblica Ceca, Tomas Petricek, ha dichiarato che l'UE può attuare il sistema dei certificati digitali di vaccinazione contro il COVID il prossimo maggio.

La Commissione europea prevede di presentare un disegno di legge su quel documento il 17 marzo, che mira a consentire ai residenti del blocco comunitario di muoversi liberamente tra i Paesi senza mettere a rischio la salute.

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